E’ arrivato ieri il via libera della Commissione europea al programma per una transizione giusta (Just transition fund) per l’Italia per il periodo 2021-2027. La dotazione finanziaria complessiva del programma è di 1.211.280.657 euro di cui 1.029.588.558 euro di contributo UE e 181.692.099 euro di contributo nazionale.

Il fondo è diretto a fornire sostegno alle persone, alle economie e all’ambiente dei territori che fanno fronte a gravi sfide socio-economiche derivanti dal processo di transizione verso gli obiettivi 2030 dell’Unione per l’energia e il clima (di cui all’art. 2, punto 11, del regolamento (UE) 2018/1999) del Parlamento europeo e del Consiglio e verso un’economia climaticamente neutra dell’Unione entro il 2050. Il JTF contribuisce al singolo obiettivo  specifico di consentire alle regioni e alle persone di affrontare gli effetti sociali, occupazionali, economici e ambientali della transizione verso gli obiettivi 2030 dell’Unione per l’energia e il clima e un’economia climaticamente neutra dell’Unione entro il 2050, sulla base dell’accordo di Parigi (come previsto conformità con l’articolo 5, paragrafo 1, secondo comma del regolamento (UE) 2021/1060). 

Lo scorso mese di giugno il MiTE, ministero della Transizione ecologica, ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Programma Nazionale Just Transition Fund. La procedura di approvazione del PN JTF da parte della Commissione Europea prevedeva infatti che il Programma sia sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (ai sensi della Direttiva 2001/42/CE e ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii Testo unico Ambientale, di seguito anche “TUA”) e che sia garantito il principio “Non arrecare un danno significativo” (DNSH, ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2019/2088) noto come “Regolamento tassonomia”. Daq qui la decisione dell’Autorità di Gestione che ha ritenuto prioritario l’affidamento dei servizi di VAS e VincA e di valutazione del principio “Non arrecare un danno significativo”.

La Commissione VIA VAS del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha concluso l’esame dei procedimenti di valutazione ambientale lo scorso novembre.

Per quanto riguarda la provincia di Taranto,è prevista la costruzione di turbine eoliche e di impianti geotermici per gli edifici pubblici e l’attuazione di progetti di ricerca sull’idrogeno verde. Tra gli obiettivi nella provincia pugliese c’è anche la creazione di una cintura verde, intorno alla città di Taranto, per ripristinare terreni dismessi e degradati e contribuire alla riduzione di Co2.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/08/05/just-transition-fund-45-proposte-per-larea-di-taranto2/)

Le manifestazioni d’interesse

Sono state in tutto 68 le proposte pervenute, entro il termine fissato del 30 luglio 2021, nell’ambito della Manifestazione di Interesse promossa dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale per dare l’opportunità ad imprese, organizzazioni, cittadini di contribuire alla formulazione dei Piani territoriali per una Transizione Giusta finanziati dal Just Transition Fund. Delle proposte pervenute, 45 riguardano Taranto e 23 il Sulcis.

Dalla lettura del report del ministero per il Sud, hanno partecipato prevalentemente imprese (49), con progetti centrati su innovazione, ricerca, sostenibilità, energie rinnovabili. Sono inoltre pervenute proposte da 10 soggetti pubblici, principalmente focalizzate sulla rigenerazione urbana e sulla tutela del territorio. Altri contributi sono stati inviati da soggetti del terzo settore e da sindacati, rivolti soprattutto a politiche attive per il lavoro e sviluppo sostenibile. La valutazione delle stesse dovrebbe terminare a breve.

Il focus su Taranto: a rischio migliaia di posti di lavoro in siderurgia

Nel rapporto della Commissione europea, nel quale si ricorda che l’Italia è il quarto maggiore produttore di gas a effetto serra dell’UE e il suo settore energetico è il principale responsabile al totale delle emissioni di gas a effetto serra, con una quota del 56 % nel 2017, si legge che nell’area funzionale urbana di Taranto, che ospita una delle più grandi acciaierie europee e una delle tre maggiori centrali alimentate a carbone in Italia, il grande inquinamento industriale deriva dai gas a effetto serra, ma anche da altri inquinanti e dal particolato.

Questa zona è fortemente dipendente dal punto di vista economico dall’acciaieria, che impiega circa 10.000 dipendenti, con circa ulteriori 10.000 che secondo le stime lavorano in società ad essa collegate nell’indotto. Questi posti di lavoro sono a rischio. E’ quanto mette nero su bianco la Commissione europea.

La forte dipendenza della zona dai combustibili fossili rappresenta una sfida enorme per quanto riguarda la decarbonizzazione e richiede notevoli sforzi per sostenere una strategia di transizione integrata, che accompagni lo spostamento a lungo termine di Taranto verso alternative economiche e un ulteriore sviluppo del polo siderurgico. In base a questa valutazione preliminare, sembra necessario che il Fondo per una transizione giusta concentri il suo intervento in questa zona, si legge sempre nel documento.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/02/just-transition-fund-ok-a-fondi-per-taranto/)

Per far fronte a queste sfide sono stati identificati fabbisogni di investimenti prioritari per rendere più moderne e competitive le economie di questo settore. Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare ad investimenti nella diffusione di tecnologiee infrastrutture per l’energia pulita a prezzi accessibili, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, anche nei siti industriali con elevate emissioni di gas a effetto serra con l’obiettivo di ridurre queste emissioni.

Nella zona, i siti industriali, che svolgono le attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, impiegano un numero considerevole di lavoratori e la loro attività è a rischio a causa delle loro elevate emissioni di gas a effetto serra; si potrebbe prendere in considerazione il sostegno a investimenti volti a ridurre le emissioni, a condizione che conseguano una riduzione sostanziale delle emissioni (molto al di sotto dei parametri di riferimento utilizzati per l’assegnazione gratuita di quote ai sensi della direttiva 2003/87/CE).

La zona di Taranto dovrebbe subire notevoli perdite di posti di lavoro, che potrebbero non essere del tutto compensate dalla creazione e dallo sviluppo delle PMI; potrebbe quindi essere preso in considerazione il sostegno agli investimenti produttivi nelle grandi imprese, a condizione che gli investimenti siano compatibili con il Green Deal europeo. 

Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a: investimenti nella rigenerazione e la decontaminazione dei siti, il ripristino del terreno e i progetti di conversione; investimenti nel potenziamento dell’economia circolare, anche mediante la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, l’uso efficiente delle risorse, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio; investimenti produttivi nelle PMI, tra cui le start-up, finalizzati alla diversificazione e alla riconversione economica; miglioramento delle competenze e riqualificazione professionale dei lavoratori; assistenza nella ricerca di lavoroinclusione attiva delle persone in cerca di lavoro.

Un tassello sicuramente importante, che qualora venisse realizzato, si andrebbe a sommare ai tanti previsti per l’area di Taranto. Ma anche e soprattutto un’analisi molto lucida e molto chiara, che non solo evidenzia un prossimo aumento nella perdita dei posti di lavoro, ma mette in guardia dal pensare che si possa sostituire un sistema economico di tipo industriale solo attraverso investimenti milionari in settori alternativi, seppur fondamentali per l’economia del futuro.

Perché come scriviamo da anni, la transizione energetica che investirà ampi settori della nostra economia, non dovranno pagarla i lavoratori e le loro famiglie. Ma dovrà essere un lungo processo di accompagnamento, per far sì che la vita di tutti migliori a vantaggio dell’intero pianeta Terra, dove le disuguglianze economiche sono da secoli, e ancora oggi, tante troppe ed insopportabili.

(leggi tutti gli articoli sull’argomento https://www.corriereditaranto.it/?s=Just+Transition+Fund+&submit=Go)

One Response

  1. Beh speriamo che i giudici anticipino questa transizione, tutelando il diritto alla salute di tutti. Dovrebbe essere ovvio, ma i dubbi sorgono perchè c’è gente che auspica un compromesso… Un compromesso sull’inquinamento accettabile secondo standard definiti dall’UE ( vedi indagini sulla corruzione del parlamento), controllati da appositi organi ( vedi inchiesta sui controlli ambientali) e che definisce accettabile passare da tot morti a tot -1 ( vedi il reparto oncologico pediatrico )…. I lavoratori e le relativa famiglie emigreranno, in cerca di altro. Questo è il prezzo da pagare. La città si ridimensionerà, come dovrebbe essere, e ci saranno migliaia di case vuote in svendita, che verranno acquistate da stranieri che vengono qui emigrando a loro volta, soprattutto per accudire gli anziani ( rumeni, georgiani, moldavi , già sta avvenendo, sono a centinaia che arrivano, non ve ne siete accorti??) .

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