“Il comportamento della proprietà e della direzione aziendale e la mancanza di un ruolo di garanzia del Governo sta determinando una escalation di tensioni, come accaduto oggi a Taranto, di cui il management aziendale si sta assumendo consapevolmente la responsabilità“. E’ quanto dichiara in una nota Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. “Visto l’immobilismo del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sordo alle richieste unitarie di un incontro di Fim, Fiom, Uilm, ritengo necessario l’intervento diretto della Presidente del Consiglio per impedire la messa in discussione della capacità industriale di Acciaierie d’Italia e la crescita di tensione, in un contesto già molto difficile, e per provvedere alla salvaguardia della salute, dell’ambiente e dell’occupazione. È quindi indispensabile che lo Stato acquisisca immediatamente il controllo del pacchetto di maggioranza di Acciaierie d’Italia anticipando la scadenza del 2024”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/23/no-al-prestito-si-cambio-governance-ilva/)
“Apprendiamo da articoli di giornale che il Governo starebbe pensando a una norma da inserire nel prossimo decreto per l’ex Ilva che prevederebbe, non un aumento di capitale per il passaggio in maggioranza di Invitalia, ma un prestito ponte a 18 mesi di 650-680 milioni di euro per sanare le difficoltà di liquidità finanziaria. Chiediamo al Ministro Urso di chiarire la veridicità di questa notizia. Se fosse vera si tratterebbe di un atto irresponsabile da parte del Governo, un sottostare a un tentativo di condizionamento da parte dell’azienda, uno sperpero di soldi pubblici senza un minimo di garanzia e straccio di piano industriale“. E’ quanto dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm.
“Il paventato prestito non consentirebbe di traguardare la prima metà del prossimo anno, altro che i prossimi 18 mesi, per di più senza alcun progetto strutturale di ripartenza produttiva e salvaguardia occupazionale. Sarebbe l’ennesimo schiaffo alle migliaia di lavoratori che sono in cassa integrazione da anni e a chi chiede un vero futuro occupazionale e produttivo. Lo Stato, anziché concedere finanziamenti senza vincoli a gestioni aziendali fallimentari, deve riprendere il controllo dell’ex Ilva per evitare la chiusura definitiva, il dramma occupazionale per 20 mila lavoratori, per garantire il risanamento ambientale e il futuro di intere comunità. È ora che il ministro Urso risponda una volta per tutte, dicendo cosa vuole fare realmente il Governo per il futuro di un asset strategico per il nostro Paese. Ci stiamo avvicinando a una situazione di non ritorno, non staremo a guardare. Il Governo si fermi prima che sia troppo tardi. Pieno sostegno alle iniziative che sta per prendere il Consiglio di Fabbrica, riunitosi a Taranto conclude. Rocco Palombella.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/20/ex-ilva-arriva-il-decreto-dal-governo-1/)
“Questa mattina, al termine del consiglio di fabbrica di Acciaierie d’Italia indetto da USB, Cgil e Uil i vigilantes dell’ex Ilva sono intervenuti duramente contro i rappresentanti sindacali e i lavoratori che avevano dato vita a un presidio sulla via Appia. Francesco Rizzo, coordinatore di USB Taranto e membro dell’esecutivo nazionale USB, è rimasto coinvolto nel parapiglia ed è caduto a terra, riportando sospette lesioni alle costole. Rizzo è stato poi colto da un malore, che ne ha reso necessario il ricovero in ospedale, dove attualmente si trova in osservazione“. L’Unione Sindacale di Base esprime “vicinanza e solidarietà a Rizzo, e denuncia per l’ennesima volta l’atteggiamento arrogante e violento di Arcelor Mittal, la multinazionale indiana che mantiene di fatto il controllo dell’impianto di Taranto nonostante l’apporto cospicuo di fondi pubblici per la creazione di Acciaierie d’Italia”.
USB “biasima con forza l’intenzione del governo Meloni di prolungare ancora l’agonia di un impianto e di un’intera città con la concessione di un prestito ponte di 700 milioni ad Arcelor Mittal, e richiama Palazzo Chigi e il ministro Urso sia al dovere di difendere i lavoratori e il patrimonio industriale italiani sottraendoli alla rapacità dei predatori senza frontiere, che alla necessità di tutelare un territorio vittima di anni e anni delle malversazioni e delle politiche inquinatorie”. USB chiama “alla mobilitazione i lavoratori e i cittadini e annuncerà a breve le iniziative che ci liberino una volta per tutte di Arcelor Mittal e dell’ad Lucia Morselli” concludono dall’Unione Sindacale di Base.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/16/ex-ilva-tutta-una-questione-di-soldi3/)
“La richiesta che lo Stato assuma la maggioranza delle quote della società Acciaierie D’Italia, riequilibrando la governance resta oramai l’unica via praticabile come da noi richiesto più volte nella complicatissima vicenda di Acciaierie d’Italia”. Così il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Aló., l’unico sindacato che oggi non ha preso parte al Consiglio di fabbrica.
“Non riteniamo assolutamente utile da parte di nessuno – azienda in primis – il perpetrare di atti che inaspriscono le relazioni e di fatto non danno nessuna segno di svolta alla vertenza. Il continuo rinvio dell’assemblea dei soci non è un segnale positivo, soprattutto nell’ottica di assunzione di maggiore responsabilità da parte dello Stato e dell’azienda – prosegue D’Alò -. Non vanno ricercate soluzioni nel singolo sito, ma è una vicenda che può trovare soluzione solo in scelte determinate da parte del Governo. Il prestito ponte, non può essere la soluzione. Senza il riequilibrio della gestione dell’azienda esso potrà servire solo nell’immediato a impedire un fallimento, e sarà utilizzato come come arma di “ricatto” da parte dell’azienda per tutto il gruppo. Continuiamo a chiedere con forza che il Governo assuma il controllo delle quote di maggioranza e la gestione di Acciaierie d’Italia e che ogni azione da oggi in poi, abbia come obiettivo l’aumento delle attività di produzione e il conseguente ingresso dei lavoratori oggi ancora in cassa integrazione ed il rilancio delle imprese di appalto ancora in sofferenza. Eventuali iniziative di mobilitazione unitarie ci vedranno coinvolti ed andranno programmate insieme con parole d’ordine chiare e condivise” conclude ilegretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Aló.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/02/lilva-e-la-favola-nazionalizzazione2/)
Il buon Rizzo-USB, come suo solito, è arrivato tardi.
Ma gli altri sindacati non è che han brillato di perspicacia.
Ormai la frittata è fatta.
Il fallimento è vicino.
Il 31-12-2022 è come il 31-12-2014.
Il 15-01-2023 sarà come il 15-01-2015 con buona pace di
tutte le sigle sindacali.
Saluti
Giulio Vecchione