Il Consiglio dei ministri, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, del Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale, composto da 10 articoli. Di fatto è un nuovo accordo tra gli azionisti di Acciaierie d’Italia, ovvero il socio privato ArcelorMittal Italia e quello pubblico Invitalia, che prevede una serie di impegni per entrambi i soci che approderà domani all’Assemblea.

Non avendo ancora preso visione del decreto in calce, riportiamo quello che è stato comunicato dalla presidenza del Consiglio. Il provvedimento è finalizzato a salvaguardare determinati contesti industriali che, a causa tra l’altro del caro-energia, si trovano in situazione di carenza di liquidità.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/24/ex-ilva-serve-liquidita-non-ce-alternativa/)

In questa prospettiva, si provvede al rafforzamento patrimoniale della gestione dell’impianto siderurgico di Taranto, autorizzando l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.a. (Invitalia) ad apportare fino a 1 miliardo di euro per garantirne l’operatività. E’ questo il famoso miliardo previsto dal decreto Aiuti Bis, varato e approvato del governo Draghi.

Si forniscono allo Stato strumenti rapidi per intervenire laddove la gestione delle imprese di interesse strategico nazionale dovesse ritenersi non adeguata. A tal fine, l’ammissione immediata all’amministrazione straordinaria può avvenire, con riferimento alle società partecipate dallo Stato non quotate in borsa, su istanza del socio pubblico detentore di una minoranza qualificata di quote azionarie, qualora gli amministratori siano rimasti inerti a fronte della ricorrenza dei presupposti per accedere alla procedura.

I compensi degli amministratori straordinari delle grandi imprese in crisi vengono parametrati ai risultati da essi conseguiti nell’amministrazione e viene fissato un limite complessivo per il compenso degli amministratori giudiziali.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/16/ex-ilva-tutta-una-questione-di-soldi3/)

Il decreto contiene inoltre disposizioni in materia penale relative agli stabilimenti di interesse strategico nazionale, per bilanciare ragionevolmente l’interesse all’approvvigionamento di beni e servizi essenziali per il sistema economico nazionale e la tutela della coesione sociale, con speciale riferimento al diritto al lavoro e alla tutela dell’occupazione, e l’interesse alla tutela, in particolare, del diritto alla salute e alla salubrità ambientale.

Qualora sussistano i presupposti per l’applicazione di una sanzione interdittiva che possa determinare l’interruzione dell’attività dell’ente, il giudice, in luogo dell’applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell’attività dell’ente tramite un commissario. Non possono essere applicate sanzioni interdittive quando l’ente abbia adottato modelli organizzativi coerenti con quelli delineati nei provvedimenti relativi alla procedura di riconoscimento dell’interesse strategico nazionale diretti a realizzare il necessario bilanciamento tra esigenze di continuità dell’attività produttiva e di salvaguardia degli altri beni giuridici protetti dall’ordinamento.

Il giudice deve di regola consentire l’utilizzo dei beni sequestrati, dettando le prescrizioni necessarie al fine di garantire un bilanciamento tra le esigenze di continuità dell’attività produttiva e di salvaguardia dell’occupazione e la tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell’ambiente.

Infine, è prevista la non punibilità della condotta dei soggetti che agiscono al fine di dare esecuzione a provvedimenti che autorizzano la prosecuzione dell’attività produttiva di uno stabilimento industriale dichiarato di interesse strategico nazionale.

leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/02/lilva-e-la-favola-nazionalizzazione2/)

Di fatto, siamo in presenza del ripristino dello scudo penale che venne meno durante il governo Conte II nell’autunno del 2019, che aprì la crisi tra la multinzionale e lo Stato, dopo lo scontro con la Procura di Taranto che in estate aveva sequestrato l’altoforno 2. In particolar modo fu questa iniziativa ad aprire le porte all’annuncio dell’ad Lucia Morselli, della volontà della multinazionale di procedere al recesso dal contratto di affitto stipulato l’anno precedente.

Inoltre, tra le righe del decreto appare chiara la volontà da parte dell’esecutivo, di limitare l’iniziativa della Procura di Taranto in merito al futuro dissequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico, al quale la Corte d’Assise di Taranto ha già opposto un primo niet lo scorso maggio, sostenendo che il Piano Ambientale fosse ancora incompleto di una serie di prescrizioni tra le più importanti per eliminare le emissioni diffuse e fuggitive provenienti dal siderurgico. Ma i giudici si spinsero anche oltre, sostenendo che nemmeno l’attuazione di tutte le prescrizioni previste dal Piano Ambientale, poteva fungere da garanzia sulla non pericolosità degli impianti sequestrati. Con la Procura che a novembre ha reso noto l’esistenza di un’inchiesta relativa al ruolo svolto da ISPRA e ARPA Puglia nei controlli sull’attuazione delle prescrizioni, ipotizzando i reati di concussione e falso.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/17/transizione-si-dallue-sara-giusta-per-taranto3/)

Il Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha inoltre illustrato al Consiglio dei Ministri un nuovo accordo tra gli azionisti di Acciaierie d’Italia ArcelorMittal e Invitalia che prevede: il rilancio del sito produttivo, con garanzie occupazionali e obiettivi di produzione superiori a quelli conseguiti da Acciaierie d’Italia nell’ultimo biennio; la riconversione industriale dell’impianto, al fine di renderlo sostenibile, e il risanamento ambientale delle aree interessate, con il completamento dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) nei tempi previstiinvestimenti legati allo sviluppo industriale e al polo di Taranto.

A quanto si apprende il decreto legge prevede una dotazione per la società di 680 milioni di euro, che potranno essere utilizzati subito quale finanziamento soci convertibile in futuro aumento di capitale. Nel decreto rientrano come detto il miliardo stanziato col decreto Aiuti Bis, il miliardo del decreto Aiuti Ter per la produzione del preridotto (il semilavorato da usare nel ciclo dell’acciaio riducendo la carica di minerali e coke) per la società DRI Italia ed anche il miliardo del programma Just Transition Fund (transizione giusta per ridurre il peso delle fonti fossili nell’economia) approvato giorni dalla commissione Ue e sul quale torneremo presto. 

Per realizzare questi obiettivi, le parti hanno convenuto di modificare i patti parasociali incidendo su aspetti cruciali come la partecipazione azionaria e la futura governance e determinando gli impegni finanziari dei soci, proporzionali alla quota azionaria.

Su questo, sempre in attesa di leggere il decreto, circolano una serie di ipotesi che però al momento appaiono quanto meno un pò confusionarie.

leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/01/2ilva-piano-ambientale-in-dirittura-darrivo/)

Si parla di investimenti legati allo sviluppo industriale e al Polo di Taranto, come l’attivazione dei campi eolici ‘floating’, ovvero quelli galleggianti, iniziative di economia circolare tramite il recupero dei sottoprodotti (cementificio), attivazione di impianti di desalinizzazione tramite il recupero delle acque dolci dei fiumi Tara e Sinni (il famoso progetto dell’impianto di desalinizzazione che era confluito nel CIS Taranto all’epoca della gestione del senaotre Mario Turco), lo sviluppo del porto tramite impianto di degassificazione FSRU galleggiante. I rigassificatori galleggianti o FSRU (Floating Storage and Regasification Units) sono dei terminali in grado di stoccare e rigassificare il gas naturale. Si tratta di navi collocate in prossimità di un’area portuale, in banchina o al largo, che ricevono gas naturale liquefatto (GNL) a una temperatura di -160°C da altre navi metaniere e lo rigassificano (ovvero lo portano allo stato gassoso) per poterlo immettere nella rete nazionale di trasporto del gas.

Tutte questioni al momento accennate, che avranno bisogno di un maggiore approfondimento, sotto tutti i punti di vista.

Infine, il ministro ha comunicato di aver convocato il tavolo ex-Ilva per il prossimo 19 gennaio. Ma i sindacati metalmeccanici di Taranto Fiom Cgil, Uilm ed Usb, non solo manifesteranno sotto Palazzo Chigi a Roma il prossimo 11 gennaio, ma sciopereranno dalle 23 del 10 gennaio alle 7 del 12 gennaio.

Il 2023 si preannuncia un anno tra i più complessi degli ultimi dieci. Tanto per cambiare.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/26/idrogeno-ok-al-decreto-ilva-e-cementir2/)

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