| --° Taranto

«Taranto, città di grandi tradizioni»

La Guardia Costiera di Taranto ha cambiato comandante: il napoletano Rosario Meo è subentrato al triestino Diego Tomat, tornato in acque più vicine al suo territorio d’origine.
Ma la notizia non è questa, visto che è già stata ufficializzata con la cerimonia istituzionale del passaggio di consegne, avvenuta qualche giorno fa, tra le mura del Castello Aragonese tarantino.
Il vero tema è conoscere meglio il nuovo comandante e cercare di tracciare la rotta delle prossime attività del distaccamento ionico che sarà, da lui diretto, nei prossimi anni.

Che impressione le hanno fatto la città e la nuova sede che le è stata assegnata?

«Taranto è una città di grandi tradizioni marinare e marittime, tratti, che ne costituiscono, storicamente, il relativo e connotativo humus identitario che ha dato luogo ad una delle più importanti e innovative infrastrutture portuali del Mediterraneo. Lo scalo ionico si colloca, in ragione delle sue intrinseche ed indubbie potenzialità, quale hub strategico delle rotte intercontinentali dello shipping e dei traffici commerciali, nonché di quelle, in via di espansione, di natura crocieristica. Una città a me molto cara che, tra l’altro, si caratterizza per la presenza di altrettante importanti realtà strategiche industriali che ne hanno scandito, a vario titolo, le relative vicende di crescita e sviluppo. E che ha legato al mare stesso la sua storia, spinta da questo ancestrale rapporto di appartenenza, che auspico possa consolidarsi sempre più. Per quanto riguarda, invece, il mio comando, ho trovato un organico coeso, formato da 151 uomini e donne, che si contraddistingue per la grande professionalità e per il forte senso di appartenenza al corpo. Tutti meriti che, sicuramente, vanno anche a chi mi ha preceduto, in primis il collega Diego Tomat, che ringrazio per quel che ha fatto».

Partendo proprio da quello che è stato fatto, possiamo tracciare un breve bilancio?

«Le operazioni più significative dell’ultimo triennio, sono state due, ‘Kalimera’ e ‘Oro di Taranto’. Nel primo caso, si è trattato di attività che hanno portato alla custodia cautelare di 17 persone, indagate a vario titolo per essersi associate tra loro per scopi di pesca abusiva di oloturie, cagionando così un grave danno alla biodiversità nonché l’alterazione grave ed irreversibile all’ecosistema marino. Nel secondo, invece, c’è stata un’intensa attività investigativa che è stata avviata a margine di numerosi controlli e sequestri eseguiti dal nostro personale, nell’ambito dell’ordinaria attività ispettiva, sia a mare sia presso esercizi commerciali. I controlli hanno evidenziato la presenza di numerosi venditori ambulanti abusivi e laboratori illegali di lavorazione dei mitili dove è stata accertata la massiccia commercializzazione di molluschi in assenza di documentazione legata alla tracciabilità. Dalle analisi effettuate, sul prodotto sequestrato, è emerso un elevato tasso di diossina che ha ricondotto la provenienza dei mitili alle acque del 1° seno del Mar Piccolo. Ed in effetti, proprio in quel tratto di mare, è stata riscontrata la presenza di numerosi impianti di mitilicoltura sprovvisti di concessione demaniale marittima, alcuni dei quali posizionati, altresì, in area riservata alla navigazione, per un’occupazione abusiva di circa un milione di metri quadri. Sulla base degli elementi raccolti è stato, quindi, predisposto un Piano Operativo d’intervento, condiviso con il Comando Generale, la Direzione Marittima di Bari, la Prefettura di Taranto, la Questura di Taranto, la squadra navale della Guardia di Finanza di Taranto e l’ASL di Taranto, finalizzato alla rimozione di tutti gli impianti abusivi. Ed è stato necessario anche l’intervento di una delle nostre unità più importanti, cioè nave Dattilo, per portare a termine l’operazione. Ma il lavoro di indagine, prevenzione e controlli per garantire la sicurezza in mare, è stato molto ampio e diversificato. Proprio per questo, ho intenzione di continuare a dare nuovo impulso alle attività già avviate e di implementare quelle di prevenzione e tutela dell’ambiente, di controllo della navigazione e di miglioramento della sicurezza in mare».

Che rotta seguirà il suo comando?

«La linea della continuità costituirà il leit motiv della mia azione di comando che, nell’ambito della più stretta cooperazione interistituzionale, si declinerà nel solco del lavoro svolto dai settantanove predecessori di questa gloriosa Capitaneria. Una sede, quella di Taranto, che fonda la propria ultracentenaria essenza nei valori di coesione e umanità. Ma anche nella sempre più forte consapevolezza dell’importanza e rilevanza sociale della propria missione principale, tesa a salvaguardare, in una visione solidaristica, beni ed interessi primari dello Stato, tra i quali, ci sono: la salvaguardia della vita umana in mare, la sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, la tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e l’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima. Senza tralasciare l’aspetto ispettivo, sul naviglio nazionale mercantile, da pesca e da diporto, che interessa anche le navi estere che approdano nei porti nazionali».

La presenza della componente femminile della sezione di Taranto, qual è?

«Complessivamente, dirigo 151 uomini e donne, di queste 11 sono ufficiali e 3 sono donne, altamente qualificate, determinate e motivate, che rivestono ruoli di notevole rilievo e responsabilità nell’ambito dell’organigramma generale della Capitaneria. Sono certo che l’organico, nella sua interezza, continuerà a offrire una esemplare dedizione, passione, professionalità e senso della coralità e dell’appartenenza, che saranno funzionali a dare un fondamentale contributo per la tutela e lo sviluppo di questi meravigliosi territori».

I più letti