E’ deceduto all’età di 83 anni un personaggio molto noto nell’ambito dei Riti della Settimana Santa: Tonino Calderone, confratello del Carmine e dell’Addolorata.
Raccontava di aver partecipato per la prima volta alla processione dell’Addolorata, nella coppia dei bambini delle “pèsare”, nel 1947 all’età di cinque anni e mezzo…con la promessa da parte del papà di una moneta da cinque lire (“‘a palummedde”) e di una caramella. “Mio padre mi seguì passo passo per tutta la processione, fino all’ora del rientro”- raccontava con il vocione inconfondibile – Fu l’anno in cui Giuseppe Melucci, che aveva una salumeria in vico Zippro, aggiudicatario della ‘troccola’, ingaggiò a sue spese la terza banda”. Era difficile stare dietro ai suoi ricordi, che scorrevano come un fiume in piena. Rammentava quando attendeva vicino a largo Civitanova, davanti alla farmacia Peluso, l’arrivo dei Misteri, che un tempo giungevano in città vecchia: “Da questo posto osservavo incuriosito scomparire e apparire i candelabri delle statue, quando, sul pendio San Domenico, si dondolavano agli angoli dei vicoli”.
Tonino Calderone era figlio di Teresa Mazzarrisi e di Simone, anche lui confratello, operaio nei Cantieri Tosi e poi in Arsenale; la sua casa era in vico Mezzobusto, che si affaccia su via Duomo vicino a San Domenico, dove risiedevano cinque famiglie. “Da bambino giocavo con i miei coetanei alla livoria, a “manuè zozzò”, alle “mazze” – raccontava – Quando ci azzuffavamo, le nostre mamme intervenivano e litigavano fra di loro. Dopo un po’ noi ci riappacificavamo, ma loro continuavano a tenersi il muso. Ma non durava molto. Per far tornare il sereno, una volta un nostro vicino, Piero Magno, detto ‘Petruzze’, volle riunirci tutti quanti intorno a una grande tavolata allestita con cavalletti e assi di legno nel bel mezzo del vicolo: chi portò il provolone, chi il pane, chi la mortadella e c’era chi provvide a una cassa di ‘sardedde’, acquistata giù alle ‘mura’. Al termine dopo aver smantellato la tavola, i nostri papà pulivano a terra con la pompa, facendo defluire l’acqua nei chiusini, e noi bambini ci davamo sotto con ‘’u bruscone” per far risplendere le chianche. La pulizia del vicolo era l’orgoglio di tutti noi”.
Tonino Calderone ha partecipato alla processione dell’Addolorata come componente delle ‘poste’, solo nel 1980; inoltre con Amedeo De Pace e i fratelli Ronzino e Ughetto Papalia, è stato fra le forcelle della Madonna. Da giovane egli era solito partecipare al “picchetto” nella celebrazione dei Sette Dolori, il Venerdì di Passione a San Domenico, assieme a Salvatore Bando, Francesco Albano e Giovanni D’Alba.
Ai Misteri, Tonino Calderone è stato sotto tutte le statue, ad accezione della Sindone. Racconta, a proposito delle sue tante partecipazioni: “Nella ‘gara’del ’65, desideravo portare una delle ‘forcelle’ delle statue in processione. Durante la ‘gara’, colsi l’occasione quando, al ripetuto appello del segretario Ciccio Mignogna, visto che nessuno rispondeva, mi azzardai a offrire mille lire, cifra insolitamente bassa: nessuno ribattè e così me le aggiudicai”.
Suo unico cruccio, il furto della medaglia d’oro per i cinquant’anni al Carmine. Rammenta: “Me la rubarono mentre ero ricoverato al ‘SS.Annunziata’: al ricordo provo ancora tanto dolore, perché era motivo di orgoglio”. I funerali si terranno domani, venerdì 30 dicembre, alle ore 16 e 30 alla chiesa di San Domenico.