Nella conferenza stampa di questa mattina al 4° piano di piazza Bettolo a Taranto, quartier generale dei sindacati metalmeccanici di Taranto (anche se l’Usb ha una sede vicina in c.so Umberto), i tre rappresentanti sindacali,Francesco Brigati (Fiom), Davide Sperti (Uilm) e Francesco Rizzo (Usb), hanno ribadito che non arretreranno di un passo rispetto a quanto già dichiarato in merito alla vertenza ex Ilva.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/04/scellerato-e-sostenere-gestione-morselli3/)
Innanzitutto è stata confermata la conferenza stampa per le 10.30 di mercoledì 11 gennaio a Roma, alla quale prenderanno parte, oltre ovviamente ai delegati sindacali, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano ed il sindaco e presidente della Provincia di Taranto Rinaldo Melucci. Ciò al fine di compattare il fronte comune. Lo sciopero invece, inizialmente previsto per il 10 gennaio, slitta al 18 gennaio a partire dalle 23.00 alle 07.00 del 20 gennaio. La mobilitazione dei lavoratori nella capitale invece è prevista per la mattinata di giovedì 19 gennaio in concomitanza con l’incontro convocato presso il Mimit dal ministro Adolfo Urso.
“Porteremo al Governo la volontà dei lavoratori circa il futuro dello stabilimento ed in particolare sulla possibilità che lo Stato intervenga direttamente nella gestione con una immediata ricapitalizzazione al fine di utilizzare i soldi pubblici per avviare un inequivocabile processo di transizione ecologica e sociale. Questo è infatti il contenuto del referendum già sottoposto ai lavoratori nei giorni scorsi e che verrà nuovamente posto alla loro attenzione durante le giornate di lunedì’ e martedì” hanno annunciato i tre rappresenanti sindacali.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/04/non-dividiamo-il-futuro-riguarda-tutti2/)
Il quesito, che chiede un si o un no e, è il seguente: “In riferimento a quanto emerso dal l’ultimo decreto legge sull’ex Ilva saresti favorevole ad un intervento diretto dello Stato attraverso una ricapitalizzazione immediata nell’attuale gestione di Acciaierie d’Italia affinchè i soldi pubblici siano utilizzati per un chiaro ed inequivocabile processo di transizione ecologica e sociale?”. Le schede vengono consegnate ai lavoratori nelle assemblee in corso sino al 9 gennaio e alle portinerie. Destinatari, i dipendenti di Acciaierie d’Italia, di Ilva in amministrazione straordinaria e delle imprese dell’indotto, coinvolti anche i cassintegrati di Acciaierie d’Italia e di Ilva in AS. I risultati del referendum saranno ufficializzati l’11 gennaio.
Che giudicano “assolutamente scorretto il comportamento delle aziende dell’indotto che spingono i lavoratori a disertare lo sciopero. Sappiamo bene che sono mosse dalla mano dell’ad Morselli e dell’uomo che agisce per lei Sportelli. Prenderemo tutte le iniziative possibili per verificare eventuali condotte antisindacali – denunciano -. La nostra posizione continua ad essere quella della ricapitalizzazione al fine di far entrare lo Stato nella gestione come socio di maggioranza. Questo è il primo passo da fare per poi procedere chiedendo al pubblico di svelare piano industriale e piano ambientale, e avviare quindi una seria riconversione. Va aggiunto, a dover di cronaca, che in quasi 10 anni, sono state spese risorse pubbliche pari a svariati miliardi di euro. Se fossero state utilizzate in maniera diversa, con lungimiranza ed una particolare attenzione al rispetto sia dell’occupazione che dell’ambiente, quindi del territorio nella sua interezza, certamente non saremmo in queste condizioni. Oggi quindi è tempo di reagire di fronte all’ennesimo decreto che mostra una visione miope e riduttiva“.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/03/ex-ilva-aziende-indotto-ritornare-al-lavoro2/)