Prosegue la polemica all’interno di Confindustria Taranto sulla vertenza ex Ilva. Quest’oggi, il comitato di Rappresentanza dell’Indotto ADI che conta almeno 43 aziende, ha risposto alla parole del presidente di Confindustria Salvatore Toma, che lo scorso 5 gennaio aveva affermato in una nota come “Confindustria Taranto ha le idee ben chiare rispetto alla vicenda ex Ilva, che non investe certo solo l’indotto ma un sistema ben più complesso di risorse e di regole, tutte strettamente legate fra loro. Il rischio che corriamo oggi, tuttavia, inseguendo le polemiche scaturite dalle dichiarazioni di alcune imprese, che non condividiamo né nel merito né nel metodo, è quello di perdere di vista i problemi reali, che riguardano il presente e l’immediato futuro dell’acciaieria e questo suo complesso sistema che è a sua volta connesso al tessuto della città, dal punto di vista economico, sociale e ambientale”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/05/abbiamo-idee-chiare-su-ex-ilva/)
Presa di posizione che non è piaciuta al comitato che oggi ha risposto per le rime. “Restiamo basiti da polemiche e critiche che riteniamo sbagliate nel merito e nel metodo. Rivolte ad imprenditori ed imprenditrici apartitici e apolitici che rivendicano semplicemente i loro diritti. Accusati, solo e solamente, per aver dichiarato di non condividere modi e tempi di uno sciopero che rischia di aggravare il collasso e le indeterminatezze del sistema produttivo locale. Sono 221 le imprese tarantine che costituiscono l’indotto di Taranto, imprese che sono associate a Confindustria, a Confapi e tante altre che non sono iscritte ad alcuna associazione” ricordano dal comitato quasi come a far sentire il peso non indifferente che hanno dentro e fuori il siderurgico.
“Abbiamo chiesto di sederci ai tavoli istituzionali per vedere risolti i nostri atavici problemi. Ci chiediamo dove fossero, nel 2015, tutti coloro i quali oggi parlano e straparlano? Cosa dichiaravano, lorsignori, quando le imprese dell’indotto perdevano crediti pari ad un valore di 150 milioni di euro. Non siamo noi ad aver polemizzato con la Confindustria jonica. E non accettiamo le dichiarazioni poste dal presidente di Confindustria che nonostante sappia bene la situazione critica l’azione di liberi imprenditori. Né tantomeno era intenzione di iniziare una polemica politica. Crediamo sia lecito chiedere una fabbrica ambientalizzata e nella quale possa prodursi con principi green. Vogliamo seguire la strada che il governo ha tracciato” proseguono dal comitato.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/03/ex-ilva-aziende-indotto-ritornare-al-lavoro2/)
“Le nostre realtà, le oltre 50 che hanno sottoscritto il nostro documento, contano su più di 2500 dipendenti. E sono aziende iscritte a diverse associazioni e non solo a Confindustria Jonica. A noi non interessa partecipare a giochi di potere. L’unico nostro proposito è quello di poter continuare a lavorare. Le imprese. I lavoratori. Le loro famiglie. Principio, quello del diritto al lavoro, che trova conferma nella nostra Carta costituzionale. Non abbiamo verità in tasca da poter offrire ai nostri interlocutori, ma siamo pronti al confronto costruttivo. Sempre. Con chiunque. Con l’unico discrimine che, lo stesso, possa realizzarsi su un piano di eguale dignità” concludono dal comitato di Rappresentanza dell’Indotto ADI.
E’ chiaro che la questione non è certamente legata solo alla più stretta attualità del siderurgico, ma anche agli equilibri interni della stessa Confindustria. Del resto lo stesso Toma, lo scorso 5 gennaio, aveva dichiarato che a breve “una valutazione sulla posizione autonoma assunta da alcune aziende dell’indotto ma soprattutto definiremo ulteriormente con i nostri organi statutari le linee da portare al tavolo del 19 al Mimit”. Dunque in ballo c’è il presente e il futuro dell’associazione degli industriali tarantini.
Non è un caso se per venerdì 13 gennaio è stato convocato il consiglio generale di Confindustria Taranto. Dove ci sarà una sorta di resa dei conti su ruoli e posizioni. Del resto, gli stessi sindacati Metalmeccanici (Fiom, Uilm ed Usb) proprio lo scorso 5 maggio, mentre Toma diffondeva la sua posizione, criticavano le aziende dell’indotto sostenendo una tesi molto precisa: ovvero che ad armare la penna delle ditte dell’indotto ci fosse direttamente “la mano dell’ad Morselli e dell’uomo che agisce per lei all’interno di Confindustria, Luigi Sportelli“. Ex presidente di Confindustria Taranto e Camera di Commercio di Taranto, per anni all’interno dell’indotto del siderurgico con la sua azienda Sincon, oggi con l’incarico di procuratore, affidatogli il 4 giugno 2021 dall’ad Lucia Morselli, per rappresentare Acciaierie d’Italia nella stessa Confindustria. E pensare che per oltre un anno (a partire dall’estate 2019 e sino ai primi mesi del 2021) lo stesso Sportelli ha condotto al fianco dell’ex presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro (la cui Quadrato è finita al concordato), proprio contro la gestione Morselli in qualità di ad di ArcelorMittal Italia in paraticolar modo per i rapporti con le aziende dell’indotto del siderurgico (vicende che abbiamo a lungo seguito e documentato su questo giornale). Proponendo addirittura che l’ex Ilva venisse gestita da una società benefit, un pò come gli è riuscito di fare insieme all’imprenditore Vincenzo Cesareo nel caso di Agromed.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/13/ex-ilva-sportelli-necessario-immediato-confronto-con-il-territorio/)
Per molti, la vera partita in gioco sarebbero le prossime nomine all’interno della Camera di Commercio. Per altri, cercare una posizione dominante nell’indotto del siderurgico in vista del ritorno dello Stato nella gestione dell’azienda tra poco più di un anno. Sia come sia, chi ci legge sa che da sempre, per anni, abbiamo criticato con forza e durezza le politiche di Confindustria Taranto, in particolar modo nei confronti dei lavoratori delle ditte, molti dei quali negli anni ha visto trasformarsi i loro contratti da Metalmeccanici a Multiservizi, con una riduzione costante di reddito e diritti non di poco conto. Senza dimenticare come, durante gli anni di commissariamento, in molti si siano arricchiti con il sistema degli appalti, o gli anni d’oro della gestione Riva. E’ quindi fin troppo chiaro che gli interessi in ballo sono di natura economica (per ottenere il prima possibile i crediti vantati e tornare ad avere appalti e ordini, oltre a poter un domani recuperare i 150 milioni finiti nel calderone del fallimento dell’ex Ilva spa) e dell’altro di natura politica a livello cittadino negli enti come Confindustria e Camera di Commercio. E come nessuno (leggi politica e sindacati) in questa storia che oramai dura da troppi anni, abbia davvero la coscienza pulita.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/03/24/2confindustria-taranto-marinaro-dimissionario-per-ora/)
Nei Promessi Sposi tutti ricordiamo l’episodio dei polli che
Renzo portava al Dott. Azzeccagarbugli.
I polli rassomigliano agli industriali tarantini.
Si beccano fra di loro, ma anche in punto di morte non sono
capaci di far fronte comune.
Per una volta abbiate il coraggio e la decenza di presentarVi
compatti.
Avete visto in questi anni molti Vostri colleghi dover portare
i libri in Tribunale.
Cosa avete fatto???
Avete esultato o vi siete dispiaciuti???
Questo è l’ultimo treno che ci è rimasto.
Partecipare alla rinascita dell’ILVA di Taranto.
Di lavoro ce ne sarà per tutti.
E questa volta non cerchiamo solo il lavoro, ma
anche il giusto compenso alle prestazioni pattuite.
Così non dovrete inventarVi contratti farlocchi
per i Vostri operai.
Saluti
Vecchione Giulio