Stanno arrivando alla cancelleria della Corte d’Assise di Taranto tutti gli atti di impugnazione delle condanne inflitte in primo grado a 26 imputati (tra dirigenti della fabbrica, manager e politici) coinvolti nel processo ‘Ambiente svenduto‘ per il presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva sotto la gestione dei Riva. La sentenza è stata pronunciata il 31 maggio 2021, ma le motivazioni sono state depositate soltanto il 29 novembre scorso, dopo 18 mesi. Tutti gli imputati hanno tempo 45 giorni per presentare appello a far dato dalla notifica ricevuta.

Ricordiamo che la Corte d’Assise emise condanne per quasi 300 anni (le pene più pesanti furono comminate ai vertici della famiglia Riva, a diversi dirigenti di allora del siderurgico tra cui il responsabili delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, quelle minori all’ex governatore Nichi Vendola, l’ex presidente della provincia Gianni Florido, l’ex direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato), oltre alla confisca degli impianti dell’area a caldo che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici. La confisca per equivalente del profitto illecito nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire spa, oggi Partecipazioni industriali spa in liquidazione, e Riva forni elettrici per gli illeciti amministrativi fu pari ad una somma di 2 miliardi e 100 milioni di euro in solido tra loro. All’ex Ilva venne comminata una sanzione di 4 milioni euro. Furono disposti anche cinquemila euro di risarcimento danni a testa per le oltre 900 parti civili.

Diversi gli imputati che hanno presentato già appello, come l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’avvocato amministrativista Francesco Perli, mentre sono prossimi a farlo Nicola e Fabio Riva, oltre a tutti i maggiori imputati del processo.

(rileggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/29/2ambiente-svenduto-senza-motivazioni2/)

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