Venerdì si è svolta la prima riunione dell’anno dell’Osservatorio ex art. 41 istituito dall’amministrazione Melucci, per affrontare con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto e il dipartimento ARPA Puglia di Taranto, le problematiche legate in particolar modo al monitoraggio degli inquinanti prodotti dalla zona industriale e degli effetti su ambiente e salute. Riunione sulla quale non è stato diffuso un comunicato stampa (anche perché sulla stessa sarà redatto un verbale) e che il sindaco Melucci ha commentato con poche righe attraverso la sua pagina ufficiale di Facebook.

Quindi, come sempre, siamo andati alla ricerca di informazioni attingendo alle nostre fonti dirette. Che ci hanno informato del fatto che la riunione ha avuto al centro della discussione in particolar modo il problema legato al benzene. Anche e soprattutto dopo una nota di ARPA Puglia, datata 5 gennaio, che ha confermato “’incremento osservato a partire dall’anno 2019 per le concentrazioni di benzene, per tutte le centraline della Rete Regionale di Qualità dell’Aria (RRQA) prossime allo stabilimento siderurgico. Tale incremento è proseguito lungo tutto l’arco dell’anno 2022 e non mostra, alla data odierna, segnali apprezzabili di regresso“.

Nella relazione viene ricordato che è in vigore, per il benzene, per la qualità dell’aria ambiente, un valore limite per un periodo di mediazione di un anno civile, pari a 5 μg/m 3 ex D.Lgs 155/2010, senza alcun margine tolleranza già a partire dal 1 gennaio 2010. Tale limite si può applicare, nel caso in esame, oltre che alle stazioni appartenenti alla Rete regionale, anche alla stazione Orsini della rete Acciaierie d’Italia in quanto ubicata in area esterna allo stabilimento.

La relazione evidenza poi come la media sui primi 11 mesi della concentrazione di benzene per la stazione Tamburi Via Orsini (rete AdI) è pari a 3,3 μg/m3, ed è superiore alle medie annue del 2019 (1,3 μg/m 3), 2020 (2,8 μg/m 3) e 2021 (2,9 μg/m 3). Mentre la media sui primi 11 mesi della concentrazione di benzene per la stazione Tamburi Via Machiavelli (rete RRQA) è pari a 1,9 μg/m3, superiore alle medie annue del 2019 (0,8 μg/m 3), 2020 (1,7 μg/m3) e 2021 (1,7 μg/m 3).

Per la rete AdI (sia centraline interne che centraline al perimetro di stabilimento, certamente valide come strumento prognostico della diffusione degli inquinanti verso le aree esterne visto che ovviamente all’interno del siderurgico i limiti di legge non vengono applicati) la concentrazione di inquinanti alla sorgente, significativamente superiore a quella riscontrabile nell’aria ambiente urbana (RRQA) della città di Taranto, si rileva che la media sui primi 11 mesi della concentrazione di benzene per la stazione Cokeria (rete AdI, centralina interna) è pari a 33,2 μg/m3, superiore alle medie annue del 2019 (18,4 μg/m 3), 2020 (28,4 μg/m 3 e 2021 (22,8 μg/m 3). Mentre la media sui primi 11 mesi della concentrazione di benzene per la stazione Parchi (rete AdI, centralina perimetrale, a ridosso del quartiere Tamburi) è pari a 5,2 μg/m3, superiore alle medie annue del 2019 (1,4 μg/m 3), 2020 (3,9 μg/m 3) e 2021 (3,9 μg/m 3).

Questo, va ricordato, nonostante siano rispettati a partire dal 2012 i valori limite ed obiettivo previsti dalla normativa di riferimento (D.Lgs. n.155/2010).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/22/il-benzene-resta-sotto-osservazione/)

Le segnalazioni di ARPA Puglia 

A tal proposito, lo scorso aprile ARPA Puglia ha pubblicato un documento che rappresenta un focus sul benzene, avente come scopo una ricognizione di quanto disponibile in letteratura e dei riferimenti normativi internazionaliper tale parametro, al fine di individuare soglie di concentrazione (ulteriori rispetto a quanto disciplinato dalla norma italiana) con cui confrontare i dati di qualità dell’aria misurati dalla rete regionale di monitoraggio (RRQA).

In quel documento si leggeva che “il quartiere Tamburi risulta avere la massima ricaduta delle emissioni di benzene dallo stabilimento siderurgico in condizioni di vento prevalente da Nord-Ovest”. Già in questo documento, per quanto riguarda i trend sul lungo periodo, si leggeva che “nel 2020 le medie annue di benzene sono risultate in aumento rispetto a quelle registrate nel 2019, in particolar modo nelle centraline di Via Orsini e Via Machiavelli. […] Nel 2021 le concentrazioni risultano invariate rispetto a quelle misurate nell’anno 2020″. “Per quanto attiene alla rete Acciaierie d’Italia, nelle centraline Meteo Parchi, Direzione e Tamburi- Via Orsini si è osservato un aumento della media annua particolarmente significativa nel 2020”.

Infine, “dalle analisi condotte si è riscontrato che, nel triennio 2018-2020 (il confronto con i dati di produzione del 2021 sarà possibile quando saranno resi noti i relativi dati), a fronte di una riduzione della produzione di coke, per fermo di diversi gruppi di batterie, si è registrato un incremento di emissioni di benzene nel tempo, probabilmente dovuto all’obsolescenza delle batterie, all’urgente necessità di interventi di manutenzione straordinaria e revamping(peraltro interventi previsti dal Piano Ambientale, ormai diversi anni or sono) ed alla gestione della rete gas (coke, in particolare). Nello specifico, per quanto riguarda la cokeria, sono da tenere presenti gli interventi (nel periodo preso a riferimento i relativi lavori erano da avviare e/o in corso d’opera) previsti da ultimo dal DPCM 2017“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/14/arpa-e-asl-taranto-occhio-al-benzene/)

Le considerazioni del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Taranto

A tal proposito, proprio sulla problematica legata al benzene, ad inizio 2021 si svolse una riunione tra il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto e il Dipartimento di Taranto di ARPA Puglia. Al termine del quale la Asl di Taranto produsse una relazione nella quale veniva innanzitutto ringraziata ARPA Puglia “per l’utilissimo approfondimento svolto dai colleghi del gruppo di lavoro del CRA”. Anche perché la relazione ha fornito una risposta ai quesiti trasmessi da Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto lo scorso febbraio, nella quale si richiedeva un aggiornamento al 2021dei dati di monitoraggio delle concentrazioni di benzene nell’abitato di Taranto.

Dai dati in possesso e provnienti dalle centraline di Taranto, e in particolare in quelle del quartiere Tamburi e dello stabilimento siderurgico, a partire dal 2020 non solo non si è osservata una riduzione dei valori di concentrazione, ma è stato rilevato addirittura un aumento pur a fronte di una riduzione della produzione del siderurgico in particolare. Il che solleva delle preoccupazioni di carattere sanitario non solo attuali, ma anche future alla luce degli aumenti della produzione previsti, qualora non dovessero intervenire interventi di tipo correttivo da parte dell’azienda. Non solo per la tutela della salute dei cittadini, ma anche per quanto riguarda i lavoratori dell’acciaieria, con il Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPESAL) sta già procedendo alle valutazioni di sua competenza.

Ciò detto, anche il Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto rappresentava la necessità di procedere con la massima sollecitudine affinché siano completate tutte le opere già programmate per  la riduzione delle emissioni di benzene, compresi eventuali ulteriori interventi. Richiedendo inoltre all’organo tecnico competente, ovvero l’ISPRA, rassicurazioni in merito al fatto che il completamento di tutti gli interventi previsti sarà sufficiente a garantire in tempi congrui la risoluzione di questa specifica criticità. Cosa ribadita anche nella riunione di venerdì scorso.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/registro-tumori-incidenza-in-lieva-calo2/)

Quali sono gli effetti del benzene sulla salute umana

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato il benzene come cancerogeno certo per l’uomo (Gruppo 1). L’evidenza è considerata sufficiente per la leucemia non linfocitica acuta, inclsa la leucemia mieloide acuta, ma vi è un’associazione anche con il linfoma non Hodgkin, la leucemia linfoide cronica, il mieloma multiplo, la leucemia mieloide cronica, la leucemia mieloide acuta nei bambini e il cancro al polmone.

Inoltre, il benzene agisce a livello del midollo osseo provocando ematotossicità ed immunosoppressione, fino adanemia aplastica e pancitopenia in caso di esposizioni ad alte dosi. Pertanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha proposto valori guida per il benzene nell’aria, nemmeno nell’ultima revisione del 2021, affermando che “non possono essere raccomandati livelli sicuri di esposizione” e che “sono necessarie azioni di Sanità Pubblica per ridurre l’espo sizione al benzene nei lavoratori e nella popolazionegenerale“.

Un problema dunque da non sottovalutare, tutt’altro, di cui tenere conto anche a fronte di una valutazione del danno sanitario al termine degli interventi previsti dal Piano Ambientale che dovranno concludersi entro l’estate del 2023. E che dovrà essere attentamente vagliato anche a fronte dell’eventualità che nel ciclo produttivo dell’ex Ilva vengano introdotti i forni elettrici.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/30/22qualita-dellaria-2021-dati-buoni-e-criticita/)

Ricordiamo infatti che nel corso delle attività di controllo eseguite da ARPA Puglia a supporto di ISPRA presso lo Stabilimento Siderurgico di Taranto nel corso del biennio 2020-2021, sono state effettuate verifiche in merito alle possibili cause correlate agli incrementi di benzene registrati negli ultimi anni. In particolare, sono stati eseguiti approfondimenti in merito alle modalità di esercizio delle cokerie ed alle correlate emissioni diffuse. Dalle analisi condotte, si è riscontrato che, negli ultimi anni a fronte di una riduzione della produzione di coke, per fermo di diversi gruppi di batterie, si è registrato un incremento di emissioni di benzene nel tempo, probabilmente dovuto all’obsolescenza delle batterie, all’urgente necessità di interventi di manutenzione straordinaria e revamping (peraltro interventi previsti dal Piano Ambientale, ormai diversi anni or sono). E’ stata rappresentata la necessità, nelle sedi opportune, per il Gestore di provvedere ad agire sulle cause che generano le emissioni visibili in questione, in particolare per le fasi/sezioni impiantistiche critiche individuate (caricamento, sfornamento, intasamento canale gas, porte, ecc.) e, di conseguenza, ridurre progressivamente queste criticità che si possono ripercuotere sugli standard di qualità dell’aria sia all’interno del perimetro che all’esterno dello Stabilimento.

(leggi tutti gli articoli su ARPA Puglia https://www.corriereditaranto.it/?s=arpa+&submit=Go)

Pertanto, ARPA Puglia in conclusione alla sua ultima relazione pone all’attenzione “del Gestore, ovvero i Commissari Straordinari per il periodo fino all’effettivo subentro di AM InvestCo Italy S.r.l., e successivamente Acciaierie d’Italia Spa, anche come affittuari, posto che il Gestore resta l’unico responsabile degli eventuali danni arrecati a terzi o all’ambiente in conseguenza dell’esercizio dell’installazione, quanto sopra rappresentato, perché adotti tutti i possibili interventi correttivi di riduzione delle emissioni di benzene da parte dello Stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia Spa, anche ulteriori rispetto alle condizioni di gestione e di esercizio che le autorizzazioni vigenti stabiliscono, per le quali restano ferme le competenze ministeriali”.

Il tutto in attesa di conoscere le risultanze della riunione dell’Osservatorio Ilva dello scorso 6 gennaio e che il 23 febbraio prossimo parta il riesame dell’AIA dell’ex Ilva. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/26/ilva-riavvio-afo-4-causa-picco-benzene/)

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