Il tavolo sulla vertenza dell’ex Ilva di Taranto “credo possa segnare un buon inizio perché questo tavolo che sarà permanente e continuativo accompagnerà il percorso di rilancio industriale e di riconversione ambientale di tutto il sito siderurgico con gli stabilimenti connessi anche presenti in altre regioni”. E’ quanto ha detto il ministro delle Imprese Adolfo Urso al termine dell’incontro con azienda e sindacati durato oltre cinque ore. Il tavolo ha aggiunto, avrà anche e non solo “la finalità di siglare poi un accordo di programma per la reindustrializzazione dell’area di Taranto, la portualità, la logistica, altri insediamenti industriali“.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/18/sullex-ilva-una-pantomima-indecente/)
“Soprattutto noto come c’è stata una convergenza che può apparire inusuale ma tanto più importante in questo campo tra i rappresentanti delle regioni interessate; Puglia, Liguria, il sindaco di Taranto e credo che finalmente il sistema Italia si possa proporre come tale, peraltro anche le forze produttive e buona parte dei sindacati hanno apprezzato lo sforzo che il governo ha fatto” ha detto ancora il ministro delle Imprese al termine del tavolo. “Inizia un percorso comune in cui tutti ci muoviamo nella stessa direzione con la convinzione – ha sottolineato- che la siderurgia italiana possa rappresentare davvero un asse fondamentale dell’industria italiana ed europea e che a Taranto si possa creare nel tempo, lavorando ogni giorno e per più anni, il più grande polo siderurgico green d’Europa, un modello per l’intero pianeta”.
“Il decreto ha appena iniziato il suo percorso, ho detto a tutti che noi siamo molto rispettosi del Parlamento, chiunque voglia apporre modifiche può farlo in quella sede, ovviamente anche le forze sociali e produttive, noi stessi siamo disponibili ad ascoltare eventuali miglioramenti che ci vengono richiesti” ha poi affermato Urso in merito all’ultimo decreto approvato lo scorso 28 dicembre. “Li ho sollecitati a farlo e per questo – ha precisato – il prossimo tavolo l’abbiamo convocato a distanza di un mese per ascoltare anche il Parlamento, in quella sede noi forniremo le linee direttrici dell’accordo di programma e l’azienda dal canto suo fornirà un cronoprogramma che noi monitoreremo per il rilancio industriale e produttivo di Taranto, per la sua riconversione green e per la salvaguardia degli standard ambientali che ci siamo dati”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/24/ex-ilva-serve-liquidita-non-ce-alternativa/)
“Il rafforzamento patrimoniale di 750 milioni di euro ci consente di accedere ai mercati delle materie prime e delle risorse finanziare con uno standing diverso, uno standing in linea con lo status di sito strategico nazionale. A inizio agosto scorso il Ministro Giorgetti ha riconosciuto che l’azienda era finanziariamente fragile. Grazie al Ministro Urso oggi arriviamo alla fine dell’uscita dalla condizione di fragilità”. Questo quanto riferito dall’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, al tavolo sull’ex Ilva ial Mimit.
“Noi – ha spiegato Morselli – abbiamo un ciclo di cassa di sei mesi, prima di incassare passano sei mesi e noi dobbiamo solo pagare in quel mentre. Adesso possiamo accedere ai mercati finanziari, servirebbero due miliardi di circolante in un mondo ideale, ma possiamo farcela“. La manager di Acciaierie, ha poi sottolineato che “i soci quest’anno hanno dato un obiettivo di 4 milioni di tonnellate nel 2023 e 5 nel 2024. Le ambizioni del management sono superiori, e dipenderà da quanto sapremo essere capaci di ottimizzare le risorse finanziarie”.
“Il 2022 è stato un anno complicato. L’impatto sul costo energia e anche sul reperimento delle materie prime è stato molto elevato. Per trovare le materie prime c’è stata grossa competizione. Il risultato è stato una forte riduzione del margine di contribuzione. Il Cda ha però scelto di non penalizzare la produzione, cercare di mantenere due altoforni in produzione e un livello produttivo decoroso” ha aggiunto l’Ad di Acciaierie d’Italia. “Si sarebbe dovuto spegnere un altoforno, in realtà. Il risultato produttivo – ha aggiunto – è stato ridotto, ma abbiamo tenuto in piedi l’azienda. Il calo del prezzo del gas, che comunque è alto ma è calato, ci fa pensare che possiamo adesso recuperare il tempo perduto”.
“L’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) scade a fine agosto e noi faremo richiesta di proroga. Non credo la proroga arriverà in fretta ma voglio rassicurare che tutti i nostri limiti emissivi sono sempre stati rispettati, come sa il Ministero dell’Ambiente” ha poi chiarito la Morselli, in vista della scadenza del 23 agosto per l’attuazione delle prescrizioni del Piano Ambientale.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/16/ex-ilva-tutta-una-questione-di-soldi3/)
“Uno degli investimenti che faremo e inizieremo quest’anno è il rifacimento di Altoforno 5. Perché rifarlo? Perché per arrivare alla conclusione del piano illustrato dal presidente Bernabè serve continuare a produrre e se Afo4 è a posto, appena rifatto, Afo2 è in condizioni più delicate” ha annunciato l’ad. La manager ha aggiunto che “un altro investimento è sulla centrale elettrica, che deve garantire molta energia. Stiamo difendendo con grande determinazione le aree dell’impianto di Genova in tutti i modi, perché vogliamo far crescere la produzione. Siamo dalla stessa parte dei sindacati e per noi quelle aree sono tutte aree di produzione” rispondendo al responsabile Fiom di Genova che chiedeva rassicurazioni per gli investimenti al Nord.
Riguardo all’area a caldo, Morselli ha spiegato: «”L’abbiamo difesa anch’essa sempre e anche a livello giudiziario ci hanno sempre dato ragione. Facciamoci una ragione del fatto che l’area a caldo di Taranto è la più pulita d’Europa. E quindi forse del mondo. E l’area a caldo resterà comunque anche con la decarbonizzazione, perché la conversione a forno elettrico non significa che sparisce l’area a caldo. L’area a caldo resterà, sarà diversa perché elettrica, ma noi continueremo a produrre ghisa e acciaio liquido, a fare una produzione primaria. Quindi continueremo ad alimentare anche le produzioni a freddo, questo deve essere chiaro“.
leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/02/lilva-e-la-favola-nazionalizzazione2/)
“Anche su proposta nostra, i soci hanno concordato quattro investimenti in direzione territoriale, fuori dal sedime dell’acciaieria. Sono investimenti
necessari, perché altrimenti siamo una cattedrale nel deserto e le cattedrali nel deserto muoiono” ha infine detto l’Ad di Acciaierie d’Italia Lucia Morselli. “La prima operazione – ha annunciato la manager – è relativa a un rigassificatore, per il quale abbiamo iniziato a lavorare e siamo anzi già a un terzo dei lavori in collaborazione con operatori internazionali e con il Porto di Taranto (anche se l’Autoirtà Portuale da noi contattata ha per ora smentito tale eventualità). Per il prossimo anno termico contiamo quindi di avere accesso diretto ai produttori di gas”. Il secondo investimento “è nell’economia circolare: con la loppa – ha aggiunto Morselli – che è un sottoprodotto di altoforno, pregiatissimo però per i cementifici. Quindi ci impegneremo per far ripartire il cementificio che abbiamo, collegato allo stabilimento, è un’opportunità visto il fabbisogno di cemento che potrà essere utile anche per la ricostruzione dell’Est”. La terza operazione è “un accordo con Falck Renewables (operatore internazionale nel campo delle energie rinnovabili): noi – ha sottolineato Morselli – diamo loro l’acciaio e loro daranno a noi energia rinnovabile”. Quarto investimento è sull’acqua. “Ce ne serve molta – ha osservato l’amministratore delegato – e ci attrezzeremo per dissalare, risparmiando l’acqua dei fiumi della zona. Non sarà sulla terraferma ma off-shore, così sarà meno ambientalmente d’impatto”. L’amministratore delegato ha infine anche detto che Acciaierie d’Italia sta “già usando plastica negli altiforni. Quindi siamo una sorta di termovalorizzatore per la Regione Puglia“.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/30/2ex-ilva-ecco-cosa-dice-il-decreto2/)

Massììì riapriamo Cementir, mettiamo il rigassificatore, arriviamo a 10 milioni di tonnellate di produzione, dissaliamo l’acqua; per quanto riguarda la loppa potremmo, tutto sommato, anche usarla sulle spiagge per combattere l’erosione della costa. In realtà potremmo anche cercare di allargare il perimetro dell’Ilva almeno fino a piazza Maria Immacolata e chiedere alla Marina di dismettere l’arsenale così da avere un altro accesso diretto a mare per lo scarico del minerale. Una città a misura di Ilva
Le partitocrazie italiane hanno sfornato diverse favole; quest’ultima partorita dalla Sig.ra legata a quel filone che considera Taranto il problema dell ‘ILVA e non ILVA il problema di Taranto con un colpo di spugna e vergognosamente cancella tutti i traguardi della magistratura ed i sacrifici dei tarantini compreso i deceduti caduti sui piedi della pattumiera industriale più grande d’Europa.
Mi sembra un ritorno al passato… la produzione prima di tutto anche a scapito della salute e non importa se comporti un ritorno alla distruzione ambientale… produrre produrre produrre
Ma perché non riaprono l’area a caldo anche a Genova, Piombino, Napoli…..
MORSELLI Batte IL RESTO DEL MONDO 8 a ZERO.
Con buona pace di tutti saranno Lei ed il management di Arcelor Mittal a comandare.
1° Goal: Lo Stato Italiano ci metterà tutti i soldi necessari come da accordi del 2020;
2° Goal: La Regione Puglia ed il Dott. Emiliano potranno solo stare in silenzio;
3° Goal: Il Sindaco di Taranto nonchè Presidente della Provincia dovrà restare muto;
4° Goal: La Magistratura Tarantina non potrà più non concedere il dissequestro dell’area a caldo
nel rispetto dell’AIA e dei limiti ammessi per le emissioni nocive;
5° Goal: I Sindacati continuando a difendere gli scansafatiche, hanno dimenticato di difendere
la maggioranza delle operai che vogliono soltanto tornare a lavorare, senza il terno a lotto
della cassa integrazione o dei licenziamenti per l’indotto.
6° Goal: Gli Industriali tarantini dovranno continuare a lavorare in subappalto alle imprese
di Engineering del Nord o estere. Speriamo solo che si facciano finalmente pagare il giusto.
7° Goal: Gli ecologisti dovranno rivolgersi ai Santi in Paradiso per essere ascoltati;
8° Goal: Taranto ed i Tarantini anche questa volta si sacrificheranno per l’Italia, perchè produrre
acciaio a ciclo integrale è fondamentale per l’economia italiana ma porterà pochissimi
benefici economici all’economia locale.
Ringrazio la Redazione del Corriere di Taranto per aver raccontato fin dall’inizio come stavano
i fatti. Da oggi abbiamo il compito di vigilare sull’operato di Acciaierie d’Italia e portare a conoscenza
dei cittadini di Taranto i meriti (se ci saranno) e le eventuali malefatte.
Saluti
Giulio Vecchione
non è tutto oro quello che è luce la Sig.ra racconta un sacco di fesserie, parla di una reindustrializzazione ottocentesca basata sul carbone, non paga i fornitori di gas ( tanto paga pantalone ), poi fa riferimento ad un rigassificatore personale che nessuno conosce, infine racconta come i suoi predecessori favole utopistiche sul rinnovabile, sui cementifici ormai scomparsi in Europa perchè tecnologia obsoleta ,non conosce il mercato dell’ acciaio primario ormai a capolinea perchè verrà monopolizzato dalla CINDIA in maniera lowcost si dimentica della magistratura che vigilerà le emissione della sua fabbrichetta tenuta in piedi per favorire speculatori di professione ai danni dello stato