Una nota del Ministero Economia e Finanza (Mef) ha annunciato ieri sera che è stata predisposta l’erogazione della dotazione finanziaria pari a 680 milioni di euro per Invitalia “affinché possa trasferire senza indugi la somma ad Acciaierie d’Italia”.
A tal proposito, la stessa Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, ha informato i sindacati metalmeccanici di come l’azienda fosse sempre in attesa delle risorse da parte di Invitalia per consolidare lo stato patrimoniale di Acciaierie d’Italia, durante l’incontro svoltosi ieri nella sede di Confindustria nel quartiere Eur di Roma, insieme ai segretari generali Rocco Palombella (Uilm), Roberto Benegaglia (Fim), Michele De Palma (Fiom) ed alle rappresentane sindacali territoriali. Pur dichiarando di come sarebbero comunque arrivati a breve. 
Risorse che aiuteranno innanzitutto l’azienda a riaprire i canali di finanziamento con le banche, con le quali poter riaprire nuove linee di credito ed ottenere prestiti che serviranno anche a saldare i debiti con le aziende fornitrici di gas come Eni e Snam (a cui Acciaierie d’Italia deve restituire 300 milioni alla società del cane a sei zampe e almeno 280 milioni di euro alla seconda). Del resto, come dichiarato anche ieri dall’ad Lucia Morselli, l’aumento del costo del gas è stato esorbitante: si è passati dai 280 milioni nel 2021 all’1,6 miliardi del 2022. Sul fronte della fornitura del gas, l’azienda avrebbe inoltre comunicato un accordo con l’Azerbaijan per la fornitura, di prossima attuazione.
Inoltre, le risorse in arrivo serviranno anche per saldare le fatture con le aziende dell’indotto, il cui scaduto ammonterebbe sui 100 milioni di euro.
L’azienda ha poi confermato un aumento della produzione pari al 10-15% nel 2023, portandola dai 3,6 milioni del 2022 ai 4 del 2023 (con l’eventualità di raggiungere i 5 milioni nel 2024 anche se quest’ultima resta soltanto una previsione futuristica). Questo aumento potrà avvenire se, come anticipato dall’azienda, a metà anno ripartirà l’Altoforno 2 (giunto oramai a fine campagna) che si aggiungerà ad Afo 1 e Afo 4, con la possibilità che riparta anche il Treno Nastri 1 fermo dal 2019.
Infine, si è parlato anche del revamping dell’altoforno 5, fermo dal 2013: secondo le previsioni dell’azienda la fase esecutiva dovrebbe partire nel secondo semestre dell’anno, con la possibilità di avviare la ripartenza dell’impianto, se tutto dovesse filare liscio, nel 2025 inoltrato. Stesso arco temporale, per quanto riguarda la fase esecutiva, riguarderebbe la realizzazione del forno elettrico e dell’impianto di produzione del preridotto, a partire dal secondo semestre. Più opaca invece rimane la situazione relativa alla nave rigassificatore, di cui al momento si sa poco o nulla.
Certamente però, la notizia della ripresa del confronto delle relazioni tra azienda e sindacati improntate verso un dialogo più aperto e costruttivo non può che essere accolta con piacere.
“L’incontro in Confindustria a Roma con Acciaierie d’Italia ha consentito la ripresa delle relazioni dirette tra azienda e organizzazioni sindacali anche in previsione del prossimo confronto con il Governo. L’azienda ha confermato la previsione di produrre a Taranto nel 2023 almeno 4 milioni di tonnellate di acciaio con l’obiettivo di arrivare a 5 nel 2024 – ha dichiarato Gianni Venturi, responsabile siderurgia per la Fiom Cgil nazionale -. Acciaierie d’Italia ha comunicato, che nel corso del 2022, ha investito più di 400 milioni di euro, di cui 250 di natura strettamente industriale ed ha anche confermato che nel corso del 2023 gli investimenti stessi riguarderanno anche gli stabilimenti di Genova con il potenziamento del ciclo della latta, quello di Novi Ligure con una innovazione di prodotto relativa al rivestimento in zincomagnesio e quello di Racconigi per quanto riguarda in particolare l’automazione dei magazzini”. Allo stesso tempo l’azienda, prosegue Venturi “ha indicato, nel secondo semestre del 2023, l’avvio della fase esecutiva di rifacimento dell’Afo 5 e l’inizio della costruzione del forno elettrico con un assetto produttivo che, sempre nella seconda metà del 2023, dovrebbe vedere in marcia oltre all’Afo 1 e all’Afo 4 anche l’Afo 2. Tutto ciò nelle valutazioni aziendali, non avrebbe però una significativa ricaduta dal punto di vista del rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione”. “E’ per noi evidente che si tratta dell’avvio di un percorso che occorre consolidare con un confronto nei singoli stabilimenti per garantire la necessaria coerenza tra priorità negli investimenti, nei tempi delle risalite produttive e occupazionali, che al momento risultano insufficienti ed incerte – ha commentato il responsabile della siderurgia della Fiom -. L’articolazione del confronto, che partirà già nelle prossime ore, deve condurre alla definizione di un piano industriale sull’insieme degli stabilimenti del Gruppo, a partire dalle manutenzioni ordinarie e straordinarie, dagli investimenti orientati ad un’immediata risalita produttiva e occupazionale e contemporaneamente all’avvio di una transizione tecnologica per la sostenitltà ambientale delle produzioni. Infatti, la dotazione finanziaria di 680 milioni di euro non può essere utilizzata solo per fronteggiare la situazione debitoria di Acciaierie d’Italia nei confronti di fornitori di materie prime e di energia, ma deve riferirsi agli investimenti di natura industriale utilizzando risorse aggiuntive che possono essere reperite nel mercato privato del credito e dalle disponibilità del PNRR e del Just Transition Fund” conclude Gianni Venturi, responsabile siderurgia per la Fiom Cgil nazionale.
“L’incontro – commentano invece Roberto Benaglia segretario generale Fim Cisl e Valerio D’Alò segretario nazionale Fim Cisl – è stato utile perché ha permesso di riprendere dopo mesi, le relazioni dirette con l’azienda e con esse, l’esame della situazione produttiva, degli investimenti e gestionale del Gruppo dopo gli incontri fatti con il governo. L’azienda ci ha riferito di aver programmato per il 2023 un aumento della produzione il 15% – un dato per insufficiente – e su cui abbiamo chiesto all’azienda di fare degli sforzi aggiuntivi”. “L’azienda ha anche dichiarato di voler utilizzare i 680 milioni che il governo metterà a disposizione nelle prossime giornate, per sostenere gli investimenti industriali e la sua capacità produttiva. Da questo punto di vista, per noi è positivo che l’azienda abbia annunciato a tal proposito ulteriori investimenti aggiuntivi sia per le linee produttive, che per la produzione ma soprattutto, la volontà di far partire a fine 2023 il rifacimento di AFO5 che insieme al forno elettrico costituiscono la base necessaria per la ripresa produttiva e il futuro di Acciaierie D’Italia” affermano i due esponenti della Fim Cisl. “Abbiamo chiesto come Fim che non ci si sieda solo sui dati odierni e che si marchi una discontinuità rispetto al passato sia in termini di aumento dell’occupazione che della produzione. Un ulteriore momento di confronto diretto con l’azienda è fissato alla scadenza della cassa integrazione per marzo di quest’anno, in cui verrà ridiscusso l’ammortizzatore anche rispetto al futuro, in cui ci aspettiamo un cambio di passo sulle relazioni industriali”. “Positivo il fatto dal punto di vista del metodo, anche politico – hanno detto ancora i due sindacalisti della Fim Cisl – Il fatto che l’azienda abbia concordato di poter tenere degli incontri sindacali in ogni sito del Gruppo per
approfondire le priorità in termini di investimenti, produzione, manutenzioni e caratteristiche delle degli interventi che l’azienda deve fare è importante. Crediamo – concludono – che sia molto fondamentale tenere questo tipo di relazioni molto stretto e diretto, perché dobbiamo pesare assieme sulle scelte del governo e dobbiamo sempre insieme far sì che le scelte del governo permettano il concreto rafforzamento produttivo, gestionale e occupazionale del Gruppo.
“Abbiamo ritenuto importante incontrare l’azienda, per approfondire nel dettaglio l’ipotesi di piano industriale e occupazionale, delineati nell’ultimo incontro al Ministero, ed esprimere i nostri dubbi e perplessità sulla prospettiva della più grande acciaieria europea. Noi continueremo a giudicare la gestione aziendale solamente sulla base del merito e sui mancati risultati ottenuti, il non rispetto di condizioni essenziali di accordi firmati, come l’utilizzo spropositato e unilaterale della cassa integrazione. Le linee generali del piano industriale hanno tante incognite, per questo continueremo a rappresentare difficoltà e criticità perché noi non abbandoneremo mai alla deriva questa vertenza fondamentale non solo per Taranto ma per tutto il Paese”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm. “Nel corso degli anni abbiamo sempre sostenuto che senza il rifacimento dell’Afo 5 e la verticalizzazione degli impianti a freddo non ci sarà un futuro per lo stabilimento – sottolinea il leader Uilm -. Non possiamo accettare che ci saranno migliaia di lavoratori condannati a una cassa integrazione almeno fino al 2024, quando si prevede la produzione di 5 milioni di tonnellate – prosegue – inoltre non possiamo attendere dieci anni per il passaggio di modello produttivo perché arriveremo a malapena con un altoforno in funzione”. “Per questo i 750 milioni di euro devono essere vincolati all’ammodernamento degli impianti, all’avvio della decarbonizzazione e a garantire una concreta prospettiva occupazionale, ambientale e industriale – continua – non possono essere utilizzati solo per pagare le bollette, sarebbe un errore fatale”. “Fino a quanto non vedrò l’azzeramento dei lavoratori in Cig, il rientro dei lavoratori di quelli in Amministrazione straordinaria e la garanzia per i lavoratori dell’appalto, una prospettiva industriale concreta, continuerò senza sosta a fare quello che deve fare un sindacalista: stimolare il Governo e l’azienda a salvaguardare l’occupazione e il futuro produttivo” conclude.
“Come Ugl metalmeccanici, apprezziamo la volontà e la disponibilità espressa durante il confronto, partendo dalle considerazioni emerse nel corso del dialogo in primis con l’A.D. ed il suo management. È stato illustrato sommariamente quanto fatto sino ad oggi dall’azienda circa gli investimenti industriali ed ambientali dettati dalle prescrizioni AIA. Inoltre sono stati messi a conoscenza i nuovi progetti per la sostenibilità e produttività del sito ex Ilva a livello nazionale” dichiarano congiuntamente il vice segretario Nazionale Ugl Metalmeccanici con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli, il segretario provinciale metalmeccanici, Domenico Gigante e la coordinatrice territoriale UglM dell’industria Taranto, Concetta Di Ponzio. “Come Ugl metalmeccanici siamo stati chiari su come porre le basi per un futuro dialogo con l’azienda per il proseguimento degli obiettivi esposti riguardanti la salita della produzione, la definizione degli interventi ambientali prossimi/futuri e la sicurezza all’interno dello stabilimento di Taranto. Apprendiamo favorevolmente la notizia e sulla volontà del revamping del forno 5, che sarà una priorità per il raggiungimento degli obbiettivi di produzione per rendere il sito strategico a livello nazionale ed internazionale. L’azienda ha inoltre espresso l’intenzione di marciare a tre forni nella seconda metà del 2023, sostenendo che se ci sono i fondi per l’approvvigionamento delle materie prime non si preclude una produzione superiore da quella dichiarata in fase ministeriale, cioè 4 milioni di tonnellate. Come Ugl metalmeccanici abbiamo richiesto un cronoprogramma e la sorveglianza dello stesso, attraverso una serie di incontri dettagliati sia a livello nazionale che territoriale per meglio affrontare i temi e le problematiche emerse nel confronto, richiesta favorevolmente accolta dall’azienda e confermata dall’A.D. Lucia Morselli” concludono dall’Ugl Metalmeccanici.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
Finalmente arrivano i primi soldi veri dopo
tante chiacchiere.
Naturalmente solo i soldi non risolvono i problemi.
Occorrono: idee, progettualità e continuità.
Per quanto riguarda l’aumento vero della produzione,
se ne parlerà nel 2026 ovvero quando ripartirà l’AFO 5.
E questo porterà finalmente al rientro dalla cassaintegrazione
dei dipendenti ADI e forse al recupero di una parte di quelli
rimasti in ILVA in A.S.
Cari sindacati se vi foste impuntati negli anni
passati nel revamping dell’AFO 5, forse oggi
potevamo disporre di un altoforno nuovo,
di grande capacità e di meno persone in cassa.
Saluti
Giulio Vecchione