Giorni pieni di lavori per i circoli del Partito Democratico. Le nomine di Gaetano Blè e Pino Mellone, come coordinatore e vicecoordinatore congressuali, hanno ufficialmente sancito l’avvio della stagione congressuale tarantina. «Sono giorni intensi – racconta Blè – perché subito dopo il lavoro, con i compagni ci riuniamo in sede per dedicarci totalmente agli affari del partito. E in questi giorni la mole di lavoro è considerevole». Ieri, si è conclusa la base del tesseramento e da oggi, il coordinatore inizierà a inviare, alla sede romana, la certificazione degli aventi il diritto al voto. «Il Partito Democratico ionico è commissariato da anni – spiega il coordinatore, quasi con una punta di amarezza – ed è ora che venga eletto il segretario cittadino». L’elezione si svolgerà dal 3 al 12 febbraio, contemporaneamente alla nomina del segretario regionale. «Nel frattempo – continua Blè – la commissione congressuale di cui sono coordinatore, si dovrà organizzare all’interno dei vari circoli per dividere in maniera proporzionale le tessere, i voti presi lo scorso settembre durante le elezioni alla Camera dei deputati e selezionare i candidati che parteciperanno ai vari congressi». Subito dopo si procederà anche con l’elezione delle varie assemblee, delle direzioni e della parte dirigenziale.

Un PD tutto da rifare. Dai piccoli circoli fino ai vertici. È opinione comune che, oltre alla struttura, il partito debba cambiare soprattutto le vocazioni. Non ha una linea politica autorevole, ma solo tante correnti e nessuna vera identità, o forse pure troppe. Una delle accuse mosse al partito è di essersi allontanato dalla gente, di non parlare con i cittadini per strada. Attento alle poltrone e non alle esigenze della comunità. Secondo Blè, la salute, l’ambiente, i giovani e il lavoro sono temi prioritari, così come la giustizia sociale e la normalizzazione delle risorse all’interno delle regioni italiane. «L’autonomia regionale – continua – non può essere un altro macigno sulle regioni del sud già penalizzate da sessanta anni di governi nordisti». Perché Blè crede che il PD sia cambiato? Il coordinatore ritiene che la colpa di tutto questo sarebbe da ascrivere all’ex segretario Matteo Renzi. Quest’ultimo ha lasciato la guida del partito dal 2018. Da allora, il PD provinciale è stato oggetto di vari commissariamenti, che certamente non hanno agevolato una sintonia con l’elettorato. «Io credo che il problema nasca – chiosa – dalla ex segreteria di Renzi. Da lì, ci siamo allontanati dai nostri storici elettori, ossia i lavoratori, i pensionati, i precari e i disoccupati. Gente che ha sempre riposto in noi la speranza per una vita migliore per i propri figli. Abbiamo preferito rappresentare tutti, cioè il capo della azienda e il suo dipendente, il disoccupato e Marchionne. I sindacati storici, quali Cgil e Cisl, ci hanno abbandonato». Per il coordinatore, Renzi ha preferito discutere con Confindustria invece che con i sindacati: «ciò ha portato il partito a omologarsi al neoliberismo inglese e americano, che in Italia ha causato perdita degli elettori, a vantaggio dei pentastellati. Occorre tornare alle origini. Ora, più che mai, tocca definire chi siamo, – dice – chi vogliamo rappresentare e dove vogliamo collocarci».

Qual è il futuro del Partito Democratico? Blè immagina e desidera che il partito non sia solo perché non può non avvalersi dell’alleanza con i pentastellati. «Per me il Governo Conte bis, – spiega Blè- con i Verdi e SI, in cui il Pd ha avuto degli ottimi ministeri, è stato il miglior governo degli ultimi trenta anni, anche più del governo Prodi. Credo che, nonostante la crisi pandemica, la gestione della Cosa pubblica sia stata condotta nel migliore dei modi». Blè auspica un’alleanza che al momento, a Taranto, sembrerebbe in bilico. Trattasi dello strappo della maggioranza con il Movimento 5Stelle sulla questione ex Ilva e la revoca delle deleghe ai pentastellati Maria Luppino e Mario Odone. Strappo che a quanto pare, negli ultimi giorni, si sta tentando di ricucire attraverso degli incontri ad ampio raggio. Per volere dei vertici non solo regionali.

*a cura di Maria D’Urso

 

 

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