I lavoratori del carcere “Carmelo Magli” di Taranto sono esausti. Il personale opera sotto organico a ritmi disumani, che variano dalle 12 alle 15 ore. Agli 817 detenuti corrispondono 331 poliziotti penitenziari, che rischiano quotidianamente l’incolumità. Chi è più fortunato viene destinato agli uffici del comparto centrale, lasciando quei pochi colleghi costretti ad affrontare la spropositata mole di lavoro. Vale lo stesso per i medici, gli infermieri, gli psichiatri e gli educatori in affanno, che non riescono a garantire un minimo di tutela sanitaria e dignità umana ai detenuti.
Per il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, la sicurezza e la vivibilità nelle carceri italiane sono il problema principale a cui porre rimedio. “Il sovraffollamento delle celle – spiega D’Arcangelo – e il sotto dimensionamento del personale sono una condizione invivibile per tutti. Ricordiamo che il carcere di Taranto non può contenere più di 800 persone. Chiediamo alle istituzioni locali di intervenire, di darci dei sostegni concreti”. La struttura più affollata d’Italia, risale agli anni ’80 ed è fatiscente. In alcuni reparti manca perfino l’acqua calda.
I sindacati urlano a gran voce di essere ascoltati. Non tollerano più essere considerati lavoratori di serie B. “Chiederemo – tuona il coordinatore nazionale della Polizia Penitenziaria della FP CGIL, Mirko Manna – urgentemente al Capo del Dipartimento e al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, l’invio immediato di almeno 50 unità di agenti penitenziari, da reclutare attraverso un interpello straordinario. Se si attende il verificarsi di episodi di cronaca nera, chi ha tardato a dare risposte di umanità e legalità, dovrà assumersene la responsabilità“.
Il sovraffollamento e l’impossibilità di rieducare i detenuti, come ricorda Luca Lionetti, il coordinatore comitato degli iscritti FP CGIL Taranto, sono problemi già largamente denunciati da diversi anni. “Questa struttura – chiosa – è allo sfacelo. Ricordiamoci che prima di tutto abbiamo a che fare con degli esseri umani. Qui, come nelle altre strutture, sono tanti i disagi che ci tocca affrontare e toccare con mano, quotidianamente. A partire dalla mancata sinergia tra i vari enti e con le istituzioni”. L’appello alle istituzioni locali. “Venite a farvi una passeggiata in carcere – conclude Lionetti – e non solo per fare le solite passerelle politiche. Noi, in assenza di risposte, cerchiamo di fare il nostro lavoro augurandoci che possa andar bene anche il minimo indispensabile“.
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