L’associazione Indotto AdI e General Industries che racchiude 52 aziende dell’indotto del siderurgico di Taranto fuoriuscite da Confindustria Taranto e rappresenta gli interessi di oltre 3.500 lavoratori del territorio, chiede un incontro urgente con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Alfornso Urso, per chiarire definitivamente la destinazione dei 680 milioni di euro che saranno stanziati per Acciaierie d’Italia tramite Invitalia.

“Lo scorso 19 gennaio presso il Ministero che Lei preside, ha avuto luogo una riunione sulle problematiche legate all’ex ILVA alla quale la nostra associazione è stata invitata con la Sua rappresentanza. In chiusura dei lavori, i nostri delegati hanno registrato con soddisfazione la Sua richiesta di un aggiornamento a breve sull’evoluzione della situazione” ricordano dall’associazione.

“Orbene, a circa un mese dall’incontro, la vicenda, già di per sé complessa, sembra essersi ulteriormente intricata ed è per questo che sentiamo forte l’esigenza di chiedere la Sua disponibilità per un incontro urgente che ci aiuti a far chiarezza, una volta per tutte, sul destino dei 680 milioni di euro che lo Stato destinerà ad Acciaierie d’Italia tramite il socio pubblico Invitalia – si legge nella nota inviata al ministro -. In questi giorni, infatti, si moltiplicano su più fonti le voci che vedono queste risorse oggetto di una destinazione decisamente differente da quella concordata; a seguito di una recente riunione di AdI con alcune sigle sindacali si parlerebbe addirittura di impiegarli integralmente per risanare i debiti energetici dell’azienda”.

Per questo motivo, l’associazione Indotto AdI e General Industries, ribadisce fermamente la necessità che i fondi stanziati dal Governo siano impiegati per consentire ad Acciaierie d’Italia “di liquidare gli importi dovuti alle aziende dell’Indotto del territorio di Taranto, risultanti dalle fatture esigibili emesse alla data del 31/12/2022 e di riprendere la produzione e, consequenzialmente, i lavori bloccati, avviando contestualmente l’emissione di nuovi ordini. Qualsiasi differente utilizzo dei fondi lascerebbe irrisolte le gravissime criticità che affliggono il nostro territorio, gettando l’economia locale in un vero e proprio baratro da cui sarebbe pressoché impossibile riemergere“.

“Inoltre, a nostro parere – concludono dall’associazione – occorre definire urgentemente, un piano industriale definitivo, accompagnato da un piano investimenti, che tenga conto del fatto che la ripartenza dello stabilimento necessita di risorse immediate per l’acquisto delle materie prime e di investimenti in manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie per raggiungere i livelli produttivi necessari alla sopravvivenza dello stabilimento. Le aziende dell’Indotto, hanno dato prova di grande resilienza nell’affrontare una situazione oltremodo critica. Ora, però, è arrivato il momento di fornire certezze definitive alle aziende, ai lavoratori e alle loro famiglie“.

(leggi tutti gli articoli sull’indotto ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

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