Oggi si festeggia la giornata mondiale della Radio. Una data non casuale, visto che nello stesso giorno del 1946 veniva fondata la radio delle Nazioni Unite.

Secondo l’ONU la radio è il mezzo di comunicazione più diffuso al mondo. Si è dovuto attendere, però, sino al 2012 per festeggiarla; in quell’anno fu istituito il World Radio Day.

Nonostante in molti possano pensare che si tratti di un mezzo di comunicazione, per soli boomer, la radio, pur nella sua evoluzione (ha dovuto affrontare la concorrenza della televisione, prima e di internet, poi) resta sempre giovane e dinamica.

Dalle radio libere alle web radio, fino ai podcast, la comunicazione viaggia ancora attraverso uno strumento che non accenna a perdere colpi, ma che anzi si adatta ai cambiamenti tecnologici e tiene il passo.

E se vogliamo parlare di radio a Taranto, non possiamo che interpellare uno dei conduttori radiofonici più apprezzati di sempre, Franzi Baroni che con il suo programma ‘Starsonia’ ha tracciato un solco nel mondo della divulgazione musicale nella nostra città.

Cosa ha rappresentato la radio nella tua vita?

“Ho cominciato nel 1976, agli albori della diffusione delle radio libere e per me ha rappresentato un sogno che prima di quella data sembrava impossibile da realizzare. Passare dall’essere ascoltatore a protagonista è stato bellissimo ed emozionante. Ho potuto diffondere la musica che a me piaceva, accompagnandola con informazioni, notizie e questo aspetto mi ha portato a collaborare con tantissime etichette discografiche, potendo mettere a disposizione degli ascoltatori materiale promozionale e schede informative. Amavo e amo fare un lavoro coordinato di informazione musicale.

La più grande soddisfazione e gratificazione che provo è quando metti un brano, convinto che possa funzionare, e gli ascoltatori apprezzano e chiedono notizie; vuol dire che tu hai fatto centro.

Come è cambiato l’ascoltatore negli anni, la radio funziona ancora?

“Funziona sempre, anzi oggi, grazie alla tecnologia, si ha la possibilità di arrivare in qualsiasi parte del mondo, un qualcosa di impensabile nel periodo in cui ho iniziato a fare radio io e sognavo che le mie trasmissioni potessero essere ascoltate in Australia o al Polo Nord. Ora può accadere davvero.E’ cambiata, però, l’attenzione dell’ascoltatore, soprattutto quello giovanissimo, che oggi è distratto da tante cose ed ha tante opzioni a disposizione. Lo streaming ha stravolto tutto e quindi tutti possono cercarsi quello che vogliono in qualsiasi momento della giornata.

Chi ascolta oggi la radio?

“Tolta l’opzione sottofondo quando si fa qualcosa tipo guidare, andare in palestra, cucinare, oggi la radio viene ascoltata da coloro che sono interessati ai contenuti di determinati programmi, magari di nicchia, che coincidono con le loro idee e gusti.La radio fatta in una determinata maniera, con competenza e passione avrà sempre un futuro”.

Sappiamo che stai tornando con il tuo storico programma sulle frequenze di ‘Spazioporto on air’, con quale obiettivo?

“Da quando Studio 100 Radio ha chiuso i battenti mi sono stoppato. Ho avuto varie proposte ma cercavo qualcosa di organico e quel qualcosa nella nostra città da qualche tempo la offre Spazioporto (live, show case, attività culturali a largo raggio), una delle poche realtà che hanno un’affinità con i miei propositi.

In ballo ci sono collaborazioni di vario tipo. Posso preannunciare un progetto nuovo che sto realizzando insieme a Marcello Nitti (altro storico nome delle radio locali e organizzatore di incredibili concerti al Tursport –  leggi – https://www.corriereditaranto.it/2019/06/06/storie-marcello-nitti-e-la-grande-epopea-live-al-tursport/ ), una specie di talk musicale dal vivo, alla domenica sera, con immagini, video, materiale sonoro particolare e ricercato riguardo il rock, la scena new wave e dark degli anni ‘80.

 

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