Il progetto relativo agli “Interventi per il dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale e per la realizzazione di un primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto”, subisce un nuovo rallentamento. L’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio ha infatti deciso di risolvere il contratto con Partecipazioni Italia società del gruppo Webuild spa (società sottoposta all’attività di direzione e coordinamento di Salini Costruttori spa, controllata al 40% dal gruppo Salini Impregilo, dalla CDP Equity dal 16%, ed con due quote del 5% da Unicredit e Intesa San Paolo), che rilevò il contratto originario stipulato dalla Astaldi nel 2017

Alla base della decisione dell’Authority, arrivata dopo il parere favorevole del Collegio Consultivo Tecnico, la fase di stallo sui lavori che oramai durava da troppo tempo e che andava interrotta. Adesso è in corso una riflessione sul da farsi: o scorrere la graduatoria della gara di appalto e affidare così i lavori alla società giunta seconda in graduatoria (che all’epoca risultò essere la Grandi Lavori Fincosit) oppure indire con urgenza una nuova gara per il completamento dei lavori. Così come è in corso la valutazione sul da farsi nei confronti dell’appaltatore in merito ad un eventuale contenzioso.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/17/dragaggio-al-porto-autohrity-tranquillizza3/)

Per comprendere i motivi che hanno spinto l’Autorità Portuale a questa scelta, bisogna riavvolgere il nastro degli ultimi eventi. Lo scorso 09.03.2022 il MiTE espresse giudizio positivo con prescrizioni sulla compatibilità ambientale della prosecuzione del progetto: il ministero nel provvedimento indicò una serie di condizioni ambientali che dovevano essere ottemperate, alcune delle quali prima dell’avvio delle attività di dragaggio. Per tale ragione l’AdSP avviò la verifica di ottemperanza alle condizioni ambientali preliminari all’inizio dei lavori di dragaggio. Nella fattispecie, relativamente alla condizione ambientale n. 3 – che contiene prescrizioni operative da adottarsi in fase di dragaggio – il ministero si espresse ritendendola non ottemperata e perciò invitò l’Amministrazione a presentare una nuova istanza per l’avvio della verifica. L’AdSP, tramite l’impresa esecutrice, iniziò la revisione degli elaborati necessari alla riproposizione della verifica, secondo le osservazioni della Commissione stessa, ancora in corso lo scorso novembre.

Ad aprile dello scorso anno invece, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e il Commissario del porto di Taranto Sergio Prete dettero incarico alla Sogesid di essere Soggetto attuatore e di supporto alla progettazione ed esecuzione delle attività di dragaggio di 130.000 metri cubi di sedimenti, funzionali alla bonifica e al mantenimento del fondale marino. La Società “in house” dei Ministeri della Transizione Ecologica (MiTE) e delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (MIMS) venne chiamata nei prossimi 36 mesi, attraverso una convenzione attuativa, ad agire su diversi fronti e secondo un ‘timing’ prestabilito, per arrivare al pescaggio dei sedimenti “con tecnologie ambientalmente compatibili” e alla loro corretta gestione. Venne inoltre stabilito che ad una prima fase di progettazione di fattibilità tecnica ed economica dell’intervento seguirà la redazione del piano di caratterizzazione ambientale, con la predisposizione del piano di monitoraggio dell’intero processo di gestione dei sedimenti e di ulteriori studi specialistici. Una volta selezionata la tipologia di dragaggio più adeguata all’intervento, la Sogesid dovrà guidare la procedura di gara per l’esecuzione delle indagini, funzionali alla realizzazione della progettazione definitiva e poi esecutiva. Sogesid svolgerà le funzioni di Stazione appaltante e Soggetto Attuatore lungo tutto il procedimento, fino all’esecuzione e al collaudo dei lavori.

Allo stesso tempo lo scorso settembre, Arpa Puglia evidenziò una serie di prescrizioni presenti nel Piano di Monitoraggio ambientale da adottare per l’esecuzione del dragaggio. Tutto questo però non inficiava, a detta della stessa Authority, il giudizio di compatibilità ambientale di prosecuzione dell’intervento rilasciato dal Ministero.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/07/porto-sui-dragaggi-intesa-con-sogesid/)

Connessa ai dragaggi (che ricordiamo servono al fondale per essere approfondito fino alla quota di -16.5 m s.l.m., in modo da consentire anche l’attracco di navi di tonnellaggio pari a 100.000 t. ) è la vasca di colmata per una capacità di circa 2,3 Mmc, ad ampliamento del V sporgente del Porto di Taranto, destinata ad accogliere i sedimenti, contaminati e non, dragati a fini ambientali e portuali dal fondale della Darsena Polisettoriale e del relativo bacino di evoluzione. Sulla cui realizzazione, nel maggio 2021, sorsero alcune problematiche per le ultime fasi di chiusura ed impearmibilizzazione della cassa di colmata. In particolar modo relativa alla così detta “non conformità 18“, che riguardava il marginamento a mare della realizzanda cassa di colmata e, nella fattispecie, l’insieme di numerosi casi in cui la geometria dell’appoggio del diaframma sul gargame del palo era inferiore al valore minimo indicato come tolleranza accettabile nel progetto esecutivo, determinando una condizione di trasmissione del carico non simmetrica e difforme da quella prevista in progetto (nel 2018 lo stato dei lavori era appunto fermo dopo che la ditta aveva issato i pali dell’area di marginamento a terra). A fronte della risoluzione proposta dall’Astaldi, l’Autorità Portuale decise di acquisire un parere tecnico specialistico in merito alle proposte di risoluzione proposte dall’esecutore dei lavori, affidandosi alla E&G srl in quanto in detta società opera il prof. Quintilio Napoleoni, professionista già incaricato dalla Sogesid Spa del servizio di supporto specialistico al RUP in fase di approvazione del progetto esecutivo e, pertanto, con approfondita conoscenza di tutti gli aspetti tecnici delle opere in questione.

Proprio sulla cassa di colmata, mesi addietro registrammo quanto riportato nella relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Nel corso del sopralluogo del 12 luglio 2022, il collaudatore dell’opera, Ing. Alfredo Mortellaro, informò la Commissione che l’opera si stava realizzando in grave difformità rispetto al progetto approvato, e che ciò avrebbe comportato grossi rischi di tenuta dei fanghi all’interno della colmata. Il collaudatore, a causa di tali difformità, non avrebbe proceduto al collaudo, a meno di efficace rimedio. Sempre secondo il collaudatore, se l’opera verrà realizzata con queste difformità, sarà elevatissimo il rischio che nel futuro si possano verificare gravi problemi sia di sicurezza e sia di inquinamento per la fuoruscita dei fanghi, che si riverserebbero in mare. La Commissione raccolse le dichiarazioni spontanee del collaudatore informalmente, nel corso del sopralluogo. Ritenendo che tali affermazioni andassero formalizzate e, se del caso, data la gravità della situazione, la magistratura sarebbe dovuta esserne interessata. 

Infine, in attesa di conoscere le decisioni dell’Autorità di Sistema Portuale, appare improbabile che quanto accaduto possa avere ripercussioni nei rapporti con la San Cataldo Container Terminal, la controllata con cui Yilport gestisce in concessione il Molo Polisettoriale. Questo perché l’Autorità Portuale ritiene di essere ancora in tempo per il rispetto del timing previsto per la realizzazione dei dragaggi, e perché comunque tutto ciò andrebbe comunque a compensare i ritardi registrati dalla società terminalisfta nel rilancio del traffico container che soltanto adesso pare aver preso la giusta direzione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/05/28/porto-i-dragaggi-partiranno-a-giugno/)

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