Pochi giorni fa ARPA Puglia ha pubblicato un focus sul benzene come aggiornamento del precedente del 21-04-2022, concernente l’area di Taranto e Brindisi. 

Sul benzene da diverso tempo si sono accesi i riflettori dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente e dell’Asl di Taranto, oggetto anche della prima riunione dell’anno dell’Osservatorio ex art. 41 istituito dall’amministrazione Melucci, per affrontare con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto e il dipartimento ARPA Puglia di Taranto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/15/il-benzene-resta-un-problema2/)

Il focus riprende anche la nota di ARPA Puglia, datata 5 gennaio, che segnalava “l’incremento osservato a partire dall’anno 2019 per le concentrazioni di benzene, per tutte le centraline della Rete Regionale di Qualità dell’Aria (RRQA) prossime allo stabilimento siderurgico. Tale incremento è proseguito lungo tutto l’arco dell’anno 2022 e non mostra, alla data odierna, segnali apprezzabili di regresso“.

Nell’ultima relazione dello scorso 10 febbraio, ARPA scrive come emerga chiaramente “che a Taranto i casi più frequenti di superamento della soglia oraria sulla media mobile delle 8 ore, si registrano essenzialmente nel quartiere Tamburi, che risulta avere la massima ricaduta delle emissioni di benzene dallo stabilimento siderurgico in condizioni di vento prevalente da Nord-Ovest”. Le medie annue di benzene misurate nelle centraline della rete regionale di QA, a partire dal 2014, sono risultate inferiori al limite consentito, con valori che si attestano mediamente al di sotto dei 3 μg/m3. Si segnala che la centralina di Via Orsini-Tamburi (afferente alla rete privata di Acciaierie d’Italia, ma ricadente su suolo pubblico in area accessibile alla popolazione) ha misurato ogni mese i livelli più elevati e, nel 2022, ha registrato un valore medio annuo di 3,3 μg/m3 superiore alle medie annue del 2019 (1.3 ng/m3), 2020 (2.8 ng/m3) e 2021 (2.9 ng/m3). Sempre nel 2022, si legge che “in tutti e 3 i siti Via Machiavelli (industriale) e Via Orsini (industriale/traffico), rispetto a Via Alto Adige (traffico), le concentrazioni risultano maggiori del 10% rispetto a quelle misurate nell’anno 2021“. E che, infine, “tutte le centraline dotate di analizzatori BTX (benzene, toluene, xileni) hanno registrato, per tali parametri, medie annuali conformi al valore limite di legge”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/22/il-benzene-resta-sotto-osservazione/)

La stessa ASL di Taranto, in una nota del 28/12/2022, scriveva che “Il rispetto del valore limite annuale di 5 μg/m3 fissato dal DLgs 155/2010 non garantisce l’assenza di rischi per la salute umana, soprattutto in una popolazione, come quella dell’area di Taranto, esposta per anni ad importanti pressioni ambientali con numerose e documentate ricadute sullo stato di salute” e riportando l’affermazione IARC per cui per il benzene “non possono essere raccomandati livelli sicuri di esposizione” e che “sono necessarie azioni di Sanità Pubblica per ridurre l’esposizione al benzene nei lavoratori e nella popolazione generale” rappresentando in conclusione “la necessità che si raggiunga nel più breve tempo possibile una netta riduzione delle emissioni di benzene al fine di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori dell’acciaieria”. Rappresentando la necessità di procedere con la massima sollecitudine affinché siano completate tutte le opere già programmate per la riduzione delle emissioni di benzene, compresi eventuali ulteriori interventi. Richiedendo inoltre all’organo tecnico competente, ovvero l’ISPRA, rassicurazioni in merito al fatto che il completamento di tutti gli interventi previsti sarà sufficiente a garantire in tempi congrui la risoluzione di questa specifica criticità.

Ricordiamo che nel corso delle attività di controllo eseguite da ARPA Puglia a supporto di ISPRA presso lo Stabilimento Siderurgico di Taranto nel corso del biennio 2020-2021, sono state effettuate verifiche in merito alle possibili cause correlate agli incrementi di benzene registrati negli ultimi anni. In particolare, sono stati eseguiti approfondimenti in merito alle modalità di esercizio delle cokerie ed alle correlate emissioni diffuse. Dalle analisicondotte, si è riscontrato che, negli ultimi anni a fronte di una riduzione della produzione di coke, per fermo di diversi gruppi di batterie, si è registrato un incremento di emissioni di benzene nel tempo, probabilmente dovuto all’obsolescenza delle batterie, all’urgente necessità di interventi di manutenzione straordinaria e revamping (peraltro interventi previsti dal Piano Ambientale, ormai diversi anni or sono). E’ stata rappresentata la necessità, nelle sedi opportune, per il Gestore di provvedere ad agire sulle cause che generano le emissioni visibili in questione, in particolare per le fasi/sezioni impiantistiche critiche individuate (caricamento, sfornamento, intasamento canale gas, porte, ecc.) e, di conseguenza, ridurre progressivamente queste criticità che si possono ripercuotere sugli standard di qualità dell’aria sia all’interno del perimetro che all’esterno dello Stabilimento.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/14/arpa-e-asl-taranto-occhio-al-benzene/)

Pertanto, ARPA Puglia in conclusione alla sua ultima relazione dello scorso 5 gennaio, pone all’attenzione “del Gestore, ovvero i Commissari Straordinari per il periodo fino all’effettivo subentro di AM InvestCo Italy S.r.l., e successivamente Acciaierie d’Italia Spa, anche come affittuari, posto che il Gestore resta l’unico responsabile degli eventuali danni arrecati a terzi o all’ambiente in conseguenza dell’esercizio dell’installazione, quanto sopra rappresentato, perché adotti tutti i possibili interventi correttivi di riduzione delle emissioni di benzene da parte dello Stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia Spa, anche ulteriori rispetto alle condizioni di gestione e di esercizio che le autorizzazioni vigenti stabiliscono, per le quali restano ferme le competenze ministeriali”.

Ricordiamo che i valori limite ed obiettivo previsti dalla normativa di riferimento D. Lgs. n.155/2010 sono in attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, che stabilisce valori limite di concentrazione in aria ambiente per numerosi composti inquinanti, incluso il benzene. Su 193 Stati membri dell’ONU, soltanto 53 (circa il 27%) si sono dotati di almeno un valore di riferimento per il benzene, nonostante esso sia un riconosciuto agente cancerogeno. I valori di riferimento adottati nel mondo sono piuttosto variabili, con differenze anche di un ordine di grandezza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha proposto valori guida per il benzene, a differenza di altri inquinanti; la recente
revisione delle “Air quality guidelines”, pubblicata nel 2021, non contempla il benzene. Ma si afferma  che “non possono essere raccomandati livelli sicuri di esposizione” e che “sono necessarie azioni di Sanità Pubblica per ridurre l’espo sizione al benzene nei lavoratori e nella popolazio negenerale“.

Per il benzene, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, si procede alla determinazione del valore medio annuale che viene confrontato con il valore limite medio annuale pari a 5 ng/m3; tale media su lungo periodo risente poco dei valori di picco orari e di oscillazioni rapide che si sono osservati negli anni, quali quelle che con una certa frequenza si registrano nel quartiere Tamburi a Taranto. In condizioni di venti prevalenti da nord e da nord ovest, nel caso di Taranto tali venti trasportano gli inquinanti verso l’area abitata del quartiere Tamburi.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato il benzene come cancerogeno certo per l’uomo (Gruppo 1). L’evidenza è considerata sufficiente per la leucemia non linfocitica acuta, inclsa la leucemia mieloide acuta, ma vi è un’associazione anche con il linfoma non Hodgkin, la leucemia linfoide cronica, il mieloma multiplo, la leucemia mieloide cronica, la leucemia mieloide acuta nei bambini e il cancro al polmone. Inoltre, il benzene agisce a livello del midollo osseo provocando ematotossicità ed immunosoppressione, fino adanemia aplastica e pancitopenia in caso di esposizioni ad alte dosi.

Per onor di cronaca, dobbiamo anche riportare come Acciaierie d’Italia abbia contrastato attraverso una serie di documenti, la ricostruzione fornita da ARPA Puglia in merito alla responsabilità del siderurgico nelle emissioni da benzene. In una nota dello scorso 20 gennaio la società affermava di aver fornito “ampia e documentata evidenza ad ARPA Puglia che l’aumento nei livelli di benzene non sarebbe in alcun modo attribuibile allo stabilimento siderurgico, il quale infatti rispetta in pieno i limiti emissivi anche grazie alla completa attuazione delle prescrizioni relative alle batterie di cokefazione (con un investimento di oltre 120 milioni di euro). ADI ha quindi rilevato come nelle circostanze sarebbe ragionevole valutare e verificare se sussistano altre possibili fonti di incremento della rilevazione del benzene. Infine, ADI ha comunque evidenziato che i livelli di concentrazione rilevati nelle centraline in area urbana negli anni 2020, 2021 e 2022 si sono mantenuti ben al di sotto del limite fissato dal D.Lgs. 155/2010″. Chiaro riferimento alle attività della raffineria Eni, che sicuramente in passato ha avuto un ruolo determinante anche nelle emissioni di questo inquinante, ma che ha negato ogni responsabilità, sollevata anche dalla stessa ARPA Puglia.

Un problema comunque da non sottovalutare, tutt’altro, di cui tenere conto anche a fronte di una valutazione del danno sanitario al termine degli
interventi previsti dal Piano Ambientale che dovranno concludersi entro l’estate del 2023. E che dovrà essere attentamente vagliato anche a fronte dell’eventualità che nel ciclo produttivo dell’ex Ilva vengano introdotti i forni elettrici. Il tutto in attesa di conoscere le risultanze della nota dell’IStituto Superiore della Sanità annunciato neella riunione dell’Osservatorio Ilva dello scorso 6 gennaio e che il 23 febbraio prossimo parta il riesame dell’AIA dell’ex Ilva. Staremo a vedere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/registro-tumori-incidenza-in-lieva-calo2/)

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