“Dopo due anni di sacrificio a favore dei club e della Lega mi pare di non aver ricevuto un caloroso abbraccio, al momento del voto, per tutta una serie di ragioni che hanno a che fare con le classiche logiche politiche del mondo del calcio”, esordisce così Marcel Vulpis, uscito sconfitto, ma a testa alta (miglior risultato delle ultime 5-6 tornate elettorali) dalla sfida con l’eletto Matteo Marani, per la presidenza della Lega Pro. “Sono uscito con il sorriso e assolutamente sereno dal Salone d’Onore del CONI. Ho condotto una campagna pulita difendendo l’autonomia decisionale e politica della Lega. Non ho nulla da rammaricarmi e sono in pace con la mia coscienza. Torno al giornalismo e resterò a livello consulenziale nel mondo dello sport. Questi due anni, al netto della tornata elettorale, mi hanno reso più forte ed esperto. oggi sono un uomo diverso, ed esco più maturo da questa competizione. Ho toccato con mano l’animo umano e saprò farne grande tesoro nel futuro”.

Si sente deluso da questo risultato? Pensa che qualche club le abbia voltato le spalle?

“Non tanto per il risultato, nella vita si vince e si perde, ma per alcune dinamiche e soprattutto per un clima elettorale non proprio sano. Ma tant’è. Eravamo arrivati alle ultime 48 ore in cui ero in ampia risalita. Avevo almeno 23 di voti confermati, poi c’è stato un effetto trascinamento di 7-8 voti che si sono spostati nelle ultime 12 ore sull’altro candidato, un comportamento diciamo normale di chi capisce che sta per vincere uno e decide all’ultimo di salire sul carro del vincitore. Girava voce che ci sarebbero state 9-10 schede bianche sicure. La mia strategia era molto semplice: superare la prima ondata di elezione e poi dare l’attacco finale nella seconda convincendo le eventuali schede bianche a votarmi. Evidentemente qualcuno è arrivato prima di me in questa opera di convincimento.

Sembra quasi che lei fosse passato per il conservatore della situazione e Marani per l’innovatore..

“Io ho sicuramente innovato, sono stato due anni a lavorare solo in questa direzione. Ad esempio a livello digitale oggi la Lega è avanti soprattutto sugli eSports o su progetti specifici come gli NFT e il data monetization. Quindi tutto si può dire tranne che sia un conservatore. Non lo sono mai stato nella mia vita figuriamoci in Lega Pro. Sui programmi elettorali posso confermare che erano entrambi rivolti al futuro. Mi sarei stupito del contrario. Secondo me però molti non hanno votato i programmi. Per certi versi forse nemmeno se li hanno letti. L’altro candidato ha saputo coagulare, direttamente o soprattutto indirettamente, una serie di “mondi” presenti nel calcio. Io invece ho giocato solo sulla mia esperienza, sulla mia faccia e su due anni di lavoro certificati.

Però nelle dichiarazioni  pubbliche, ad esempio, di un rappresentante del Taranto FC 1927 si parlava di vittoria schiacciante del programma innovativo di Marani..

Se è innovativo lo dimostrerà nel tempo o con i fatti. I programmi sono tutti belli per definizione. Quando c’è una tornata elettorale di questo tipo, si ascoltano e si leggono tante dichiarazioni di rito, incluse quelle del sottoscritto. Parliamo appunto di una campagna elettorale. Lo dice la parola stessa.

Il Taranto FC 1927 ha votato per lei?

Il voto è segreto. Può essere di sì come il contrario. Io so soltanto che ci sono 15 società che mi hanno votato. Dall’analisi post voto ritengo di aver individuato almeno 14 dei miei 15 elettori. Altrettanto semplice capire i nomi dei 39 “no”. Gli unici dubbi sono sulle bianche e sulle nulle.

Che Lega Pro lascia?

Lascio una Lega Pro complessa, articolata, eterogenea, ma anche assolutamente affascinante e con grandi potenzialità di crescita e sviluppo. Con all’interno tre anime:  i top club  come ad esempio Padova, Catanzaro o Vicenza, club medi e club che arrivano dalla serie D, che devono imparare a stare nel professionismo.  Ritengo di aver svolto un lavoro importante, soprattutto nel passaggio da vice presidente vicario a presidente. Ci ho ha messo tanta passione e credo di aver interpretato il ruolo di vice-presidente vicario come mai nessuno prima d’ora. Per me le governance devono avere un senso. Non sono solo facciata. Esiste un presidente che detta l’indirizzo politico-gestionale della Lega, ma devono coesistere anche un vice presidente vicario, l’altro vice ed i consiglieri di Lega. Tutti sono centrali e strategici, soprattutto se non vivono questo ruolo solo per tagliare i nastri.

Preoccupato per lo stato di salute finanziaria di tanti club di Lega Pro? Si rischia una  emorragia?

Piu che emorragia, direi che nel tempo, di anno in anno, molti proprietari dei club arrivano purtroppo a chiedersi: “ma chi me la fa fare?” E a quel punto si fermano e passano la mano. Il sistema deve generare risorse per 60 club e non è facile. Se porti, ad  esempio, uno sponsor alle stesse cifre della serie B, qui (in Lega Pro) lo devi dividere per 60 (e non per 20). Occorre trovare nuove risorse, sedersi ad un tavolo, discutere del settore giovani con i club di serie A ma anche di tante nuove forme di sostenibilità. Sulla Serie A: andare al muro contro muro, come talvolta anche nel passato è successo, per rivendicare qualcosa (di non ben definito), con la Lega di A non serve a nulla. Occorre piuttosto trovare un equilibrio tra le esigenze della massima serie e i bisogni della Lega Pro.

Il progetto di riforma della Lega Pro promosso da Ghirelli non ha funzionato, perché?

Ha marciato sul tavolo dei club troppo velocemente. Doveva invece essere metabolizzato molto di più. Come dissi allo stesso ex presidente, le riforme non si presentano sotto l’albero di Natale, bisognava preparare il terreno molti mesi prima senza correre. Quando si è arrivati alla resa dei conti c’è stato poi il risultato finale nella direzione opposta. Si è ritenuto erroneamente di poter vincere. Nel contempo più di qualcuno non ha saputo interpretare un certo malcontento che serpeggiava tra i top club. Non a caso prima del 15 dicembre arrivò una lettera con 12 firmatati, tutti grandi club.

Lei ha provato a fargli cambiare idea?

Ci ho parlato, ma il presidente aveva una forte personalità e riteneva di poter vincere a prescindere. Quindi è andato dritto per la sua strada. Io e Francesco siamo stati una buona coppia sotto il profilo operativo, eravamo complementari ma nell’ultimo periodo, su questa tematica specifica, ha deciso di fare di testa sua. Così come autonomamente, senza avvisare nessuno prima, ha scelto di dimettersi nella serata del 16 dicembre. Gli riconosco di aver fatto un gesto nobile. In Italia, come molti sanno, nessuno si dimette.

Marcel Vulpis che farà ora, resterà nell’orbita del mondo del calcio?

Può essere. Credo nel destino e quindi so anche accettare i cambi di rotta nella vita, in un senso o nell’altro. Ritengo di aver maturato un’esperienza importante, ma l’esperienza come dirigente della Lega Pro termina qui. Qualcuno, post voto, mi ha anche consigliato di restare in stand-by, perchè magari fra sei mesi, un anno, gli scenari potrebbero evolversi. Ritengo di essere una persona più che seria e non mi piacciono le minestre riscaldate. Trentanove votanti, in rappresentanza di altrettanti club, hanno preferito fare altre scelte. Forse non hanno saputo apprezzare i sacrifici fatti negli ultimi due anni o le idee presenti nel programma, ma questo è il responso finale. Detto questo perchè mai dovrei tornare? Il movimento ha fatto una scelta. Giusto che vada avanti su questa. Però per i restanti 15 elettori (quelli che mi hanno votato) ci sarò sempre. Hanno dimostrato di essere dei presidenti/delegati “coraggiosi”. E io amo chi ha o dimostra coraggio. Più in generale sono tornato alla mia agenzia (Sporteconomy.it) e già stiamo lavorando su un progetto innovativo nel settore dei podcast.

Un’ultima annotazione: di solito quando si perde la gente ti abbandona e/o chiude il telefono. Posso assicurare che ho ricevuto più telefonate in questa situazione che quando sono stato eletto vicepresidente vicario nel gennaio del 2021. Questo è il gol più importante al termine dell’esperienza dei due anni di Lega. Preferisco aver perso, ma essere amato, che vincere e non essere considerato. Prima si è uomini, poi dirigenti. Proprio oggi ho ricevuto una telefonata bellissima. Una persona straordinaria per umanità ha capito tutto quello che è successo e mi ha detto delle parole che porterò sempre nel mio cuore.

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