Già dalle dieci del mattino, c’è gente in attesa davanti al centro notturno di accoglienza “San Cataldo vescovo”, in vico Seminario: sono gli ospiti della mensa della parrocchia del Carmine, in attesa del pranzo.
I vassoi con le portate inizieranno a essere portati a tavola a partire dalle ore 11 fino a mezzogiorno (in periodo di pandemia ci si è dovuti accontentare di ritirare i sacchetti con le vivande). Non ci sarebbe bisogno di giungere così in anticipo, data la capienza dei locali, ma tanti, non sapendo dove andare, preferiscono impiegare il tempo nell’attesa paziente e discorrendo fra loro. All’ora prefissata, i responsabili del servizio concedono il permesso di far entrare. Tutti si accomodano a tavola senza fretta. Dalla cucina giunge un odore stuzzicante tale da far salire l’acquolina in bocca anche a chi fame non ha. Ed ecco, si mangia: pastasciutta, secondo con contorno e un po’ di frutta. Niente vino ma acqua. Tutti i commensali hanno delle ferite nello spirito che chiedono di essere guarite, ma nessuno ha voglia di piangersi addosso per non rovinare quel momento di gioiosa convivialità.
La mensa (gestita con il prezioso apporto dell’arciconfraternita del Carmine) è attiva dal 1989 su iniziativa dell’allora parroco e padre spirituale del sodalizio mons. Marco Morrone per mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo nell’aiuto ai poveri; l’impegno fu proseguito dal suo successore mons. Franco Costantini e attualmente da mons. Marco Gerardo. Fino al 2018 il servizio è stato attivo in un pianoterra di via Cavour, che un tempo era adibito a deposito di carbone.
Molti i volontari che subito, con generosità, si misero a disposizione; c’era anche chi usciva da casa di buon mattino, fra questi Gianni Insogna, ex presidente dell’Unitalsi, per ritirare sporte di pane, focacce e cornetti (in dono da panifici e supermarket) da distribuire ai bisognosi. I disagi maggiori erano per gli utenti che, per le esigue dimensioni dei locali, erano costretti a lunghe attese in strada, causa di imbarazzo in chi avrebbe voluto nascondere la propria situazione di indigenza.
Con il trasferimento nei più ampi spazi del “San Cataldo vescovo”, a causa l’inagibilità del locale di via Cavour, il servizio attualmente è diventato più efficace e spedito.
L’anno scorso si sono offerti oltre 17.500 pasti, con una media di una sessantina di utenti al giorno, che possono sfamarsi grazie ai rifornimenti del Banco Alimentare e soprattutto alle donazioni di esercizi commerciali e privati. Ecco i nomi di quanti si impegnano quotidianamente nell’aiuto ai bisognosi: Giacinto Fallone, Piero Sclavo, Umberto Aurora, Ennio Boraggine, Antonio Greco, Francesco Bergami, Doriana Bonetti e tanti altri che si aggiungono sporadicamente o all’occorrenza.
Qualche ora dopo, per la cena, molti utenti dalla Città vecchia raggiungono la parrocchia San Pio X, al quartiere Italia-Montegranaro. Per essere serviti tra i primi (alle 17.45 s’inizia a mangiare) è necessario prenotarsi con un certo anticipo sull’orario prefissato e c’è chi fornisce le proprie generalità agli addetti già alle 14.30, per poi ripresentarsi più tardi bell’e riposati.
La mensa (cui si accede da una stradina laterale alla chiesa), praticamente ha la stessa anzianità di quella del Carmine e fu voluta dal vecchio parroco don Antonio Rubino con il sostegno di Maria Ruta, indimenticata titolare dell’Appia Viaggi. Tale impegno fu proseguito da don Giacinto Magaldi e ora da don Francesco Curlacci.
Anche qui a causa della pandemia ci si è limitati alla distribuzione dei sacchetti, riprendendo la normale attività dallo scorso gennaio. Da oltre vent’anni, a sovrintendere al buon funzionamento del servizio c’è Angelo De Mitri, già dipendente del centro siderurgico con l’hobby dei fornelli, che iniziano a funzionare dalle ore 16 per poi spegnersi alle ore 18.30.
A rifornire le dispense provvedono i negozi delle vicinanze e diversi benefattori mentre l’Ipercoop s’incarica di far pervenire generi alimentari vicini alla scadenza. Franco Morrone, Alessandro Camassa, Franco Nobile, Massimo Lentini, Leonardo Vasco, Giuseppe Mastrodonato, Peppino Attanasio, Rosa Romano, Gilda Proietti, Patrizia Nobile e Aldo De Mitri figurano fra i più stretti collaboratori del responsabile, cui diversi parrocchiani non fanno mancare il loro apporto, compatibilmente con i propri impegni familiari e lavorativi.
“Anche qui, come ritengo accade anche alla ‘San Cataldo vescovo’, – riferisce Angelo De Mitri – gli utenti giungono un po’ da tutti i quartieri, con una consistente provenienza dal Borgo e dal Tre Carrare, dove la povertà sta raggiungendo dimensioni davvero ragguardevoli e ciò dovrebbe preoccupare seriamente tutta la comunità cittadina. Basta poco, infatti, per precipitare improvvisamente da un relativo benessere nell’indigenza e non pochi dei nostri utenti sono in queste condizioni”.