Si calcola che nel mondo il 13% della popolazione sia obeso: 800 milioni di individui. Negli Stati Uniti 4 adulti su 10 sono obesi.
Il film intitolato “The Whale”, tratto da una nota piece teatrale del 2012, narra la storia di una obesità particolarmente grave. Al centro del film (tre candidature agli Oscar quest’anno) infatti e in una posizione pressochè immobile troviamo un insegnante di nome Charlie, ottimamente interpretato da Brendan Fraser, che per questo ruolo ha già vinto il Golden Globe.
In un clima claustrofobico (le quasi due ore del film sono tutte girate nell’appartamento del protagonista) ampliato da luci e fotografia volutamente cupi, la vicenda narrata si sviluppa intorno al ritiro sociale patologico di un uomo arrivato a pesare 270 kg e costretto a svolgere il suo ruolo di professore di letteratura in modalità “da remoto”, avendo cura di non mostrare mai le sue fattezze disturbanti. Egli, tuttavia è il vero motore intorno al quale orbitano i pochi ma straordinari interpreti del film: l’amica infermiera che ha rinunciato a dare consigli e si limita a portargli il cibo ed una adeguata sedia a rotelle, il giovane pastore Thomas in fuga dalla propria famiglia e finanche la ribelle figlia Ellie, interpretata in modo rimarchevole dalla giovane diva della serie Netflix “Stranger Things”, Sadie Sink.
Tutti sembrano trovare una qualche forma di ristoro paradossalmente da chi è nel corpo e nella psiche messo molto peggio di loro: Charlie, infatti si sta punendo per aver abbandonato otto anni addietro moglie e figlia per inseguire l’infelice relazione omosessuale con un giovane che ha finito con il suicidarsi, lasciandolo nella solitudine fallimentare di un uomo che ormai si circonda di snack e pizzette e non ha neanche il coraggio di aprire la porta al ragazzo che ogni sera- suo malgrado- nel consegnarli il cibo ne è diventato un silente complice.
Il film vola alto, ma si schianta inesorabilmente perché se Fraser giganteggia in tutti i sensi addirittura citando Whitman (“Foglie d’erba”, 1855) e soprattutto Melville (“Moby Dick”, 1851) la trama riesce solo in parte a sviluppare drammaturgicamente i personaggi “collaterali” che ruotano intorno al centro di gravità del grande malato, il quale invoca per sé stesso e per loro una maggiore autenticità nei rapporti interpersonali, biasimando le maschere sociali nelle quali siamo invischiati.
Guardando “The Whale” tornano in mente le più riuscite discese agli inferi dell’alcolista Nicholas Cage nel classico “Via da Las Vegas” (1995) e- dello stesso regista Aronofsky- il bellissimo, “The wrlestler” (2008) ove un magnifico Mickey Rourke si confronta con il proprio bilancio esistenziale e con il proprio fallimento di genitore in una storia simile a questa ma, di fatto, più profonda.
* “The whale” Giudizio: 3 stelle su 5
Regia di Darren Aronofsky (Protozoa Pictures, 2023)
In programmazione: Cinema Savoia Taranto – Casablanca Multicinema
