A cura di Franzi BaroniÈ dello scorso anno la pubblicazione di questo album tributo dedicato a Yoko Ono, uno dei nomi più controversi della storia del rock. Un personaggio più odiato che amato, vera responsabile secondo molti del reale scioglimento dei Beatles. La  storia d’amore con John Lennon nata nel 1966 decretò in qualche maniera la svolta musicale e lo scioglimento del più grande gruppo musicale del mondo. Eppure Yoko Ono, fresca ottantenne, è stata ed è ancora un’artista totale, performer, talent scout da sempre impegnata nella musica, nell’arte e nella fotografia, sebbene sia stata spesso trascurata, ignorata e sottovalutata.

Ocean Child è un album tributo che restituisce e dimostra l’ampiezza, il fascino e la brillantezza della sua produzione, curato dal leader e frontman statunitense Ben Gibbard dei Death Cab for Cutie. Questo album tributo, è uno dei vari tentativi inteso a dimostrare, la valenza artistica dell’artista giapponese, con un focus sulla sua produzione spesso sottovalutata. Ben Gibbard, ha riunito in questo album, un team di musicisti ed amici chiamati a reinterpretare, brani scritti da Yoko Ono. La forza del disco è proprio nei nomi degli artisti riuniti fra cui:  David Byrne, Flaming Lips, Sharon Van Etten, US Girls, Sudan Archives, Japanese Breakfast e Yo La Tengo, nomi che potranno attirare degli ascoltatori che non conoscono a fondo il lavoro di Yoko Ono

I brani (quattordici), non sono delle semplici cover, ma interpretazioni che rendono i brani più stimolanti e privi di quel pregiudizio che da sempre ed involontariamente aggiungo io, ha ammantato la produzione discografica di Yoko Ono. Alcune rivisitazioni degli originali, risultano più fluide, quasi estranee alla stessa Ono. Primeggia su tutte la versione meno giocosa di “Who Has Seen the Wind” di David Byrne insieme a Yo La Tengo, la freschezza etera di   “Growing Pain”, accarezzata dalla songwriter americana Jay Som e la suggestiva ed ossequiosa lettura che i Flaming Lips offrono del brano Mrs. Lennon (singolo estratto dal disco del 1971 Fly).

Nel complesso “Ocean Child” offre e sostituisce con un fascino e una estraneità disarmante, una visione completa del mondo musicale di Yoko Ono, un’artista oltre le apparenze, i luoghi comuni e le ostilità pregiudiziali che l’hanno circondata in questi decenni. In realtà le sue canzoni sono sempre state interessanti e intense, questo album focalizza indirettamente l’attenzione sulla sua arte, che va ben oltre le apparenze, evidenziandone l’originalità e l’intensità mai banale e scontata. Yoko Ono, è stata dopo oltre cinquanta anni, giustamente riconosciuta come coautrice dell’inno della pace più famoso al mondo Imagine il brano capolavoro del 1971 scritto dal compianto John Lennon.

L’ascolto di questo album, vi svelerà un mondo sconosciuto.

Questa è la tracklist di OCEAN CHILD:

Sharon Van Etten – Toyboat
Byrne & Yo La Tengo – Who Has Seen the Wind
Sudan Archives – Dogtown
Death Cab for Cutie – Waiting For The Sunrise
Thao – Yellow Girl (Stand By For Life)
U.S. Girls – Born In A Prison
Jay Som – Growing Pain
Stephin Merritt – Listen, The Snow Is Falling
Deerhoof – No, No, No
We Are KING – Dont Be Scared
The Flaming Lips – Mrs. Lennon
Japanese Breakfast – Nobody Sees Me Like You Do
Yo La Tengo – Theres No Goodbye Between Us
Amber Coffman – Run Run Run

 

 

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