La stagione turistica è alle porte. Taranto è pronta ad accogliere i turisti sin dalla “Settimana Santa” ed a seguire dal 9 maggio, i crocieristi della “Costa”? E’ pronta a mettersi il vestito buono per tutta una serie di eventi che si susseguiranno in primavera ed in estate? I visitatori come “digeriranno” la vista di una città cantierizzata?

Domande che abbiamo rivolto al vice-sindaco e Assessore allo Sviluppo Economico, Fabrizio Manzulli, in questa seconda parte dell’intervista che aveva avuto origine la settimana scorsa con l’argomento tassa di soggiorno.

“I cantieri rappresentano il segnale di una città viva anche per il turista. Molti di essi verranno chiusi per la Settimana Santa, in previsione di un afflusso importante di cittadini e turisti” – afferma Manzulli – “Il disagio, però, resterà anche per un periodo mediamente lungo, i cantieri saranno ancora di più di quelli attuali. Bisogna avere pazienza e conviverci. Siamo solo agli inizi di un percorso di miglioramento della città che dovrebbe rendere partecipi anche i cittadini. I primi front man di Taranto dovrebbero essere proprio loro. Fieri, come accade altrove, di raccontare i cambiamenti della propria città a chi viene da fuori”.

La narrazione di Taranto ritiene sia sensibilmente cambiata rispetto al passato?

“Certo. Basta fare una ricerca su Google e non appariranno più solo ciminiere ed inquinamento. E poi, paradossalmente, la negatività dell’immagine con la quale è stata accompagnata per anni la nostra città, rappresenta un vantaggio. Chi visita Taranto per la prima volta è accompagnato da un certo tipo di percezione preconcetta. Quando il turista va via resta sorpreso, stupito dalla meraviglia di questa città, dalla sua unicità, dalla sua straziante bellezza. Abbiamo potenzialità enormi rispetto alle altre città pugliesi perché possiamo accogliere un tipo di turismo completamente diverso, legato alla cultura, allo sport, al business, all’enogastronomia”.

In termini di accoglienza qual è la situazione dal punto di vista logistico?

“Si registra una crescita esponenziale di nuovi B&B e nuove attività di bar e ristorazione, a testimonianza dell’aumento dei flussi turistici degli ultimi anni. Manca ancora l’attitudine da parte dell’impresa locale di sviluppare il proprio business e soprattutto mancano i posti letto. Nel 2021 abbiamo avuto richieste di pernotti per quasi 90 mila persone, praticamente la metà della popolazione residente, che non siamo riusciti a soddisfare totalmente, dirottandole in provincia.

Occorre scardinare un certo tipo di mentalità e lo si può fare solo investendo sui giovani, cercare di attrarli a restare sul territorio o a tornarvi ed è quello che sto cercando di attuare attraverso il mio assessorato, con l’adozione di misure a loro rivolte.

La sfida più difficile da affrontare è proprio quella di estirpare 40 anni di monocultura dell’acciaio. I segnali positivi sono tanti e tanti sono gli investitori di fuori che stanno puntando su Taranto nel settore food e dell’accoglienza alberghiera. Mi auspicavo, però, una maggiore partecipazione da parte degli imprenditori locali, magari supportati dalle associazioni datoriali. Il cambio di mentalità deve ancora avvenire, siamo sempre nell’ordine della protesta ma non della proposta”.

Una delle criticità emerse nell’accoglienza dei crocieristi, ad esempio, è legata alla disomogeneità degli orari di apertura delle attività commerciali. Cosa può fare l’amministrazione comunale?

“Occorre una spinta per uscire culturalmente dalla propria zona di conforto. L’approdo delle navi da crociera dovrebbe indurre a cambiare atteggiamento, ad adeguarsi alla nuova situazione. Gli unici negozi sempre aperti durante la pausa pranzo sono stati quelli delle grosse catene di abbigliamento.

Gradualmente avverrà un cambiamento, ne sono certo. Alcune attività hanno cominciato a rendersi conto che restare aperti in orari inconsueti rappresenta un benefit specie in prospettiva degli approdi delle navi di Costa Crociere, che avverranno di sabato. Paradossalmente siamo abituati sempre a lamentarci ma quando abbiamo le opportunità di crescere non le cogliamo.

Mi auguro che soprattutto nel periodo estivo i turisti trovino i negozi aperti. Ma ovviamente non possiamo imporre nulla come amministrazione comunale”.

Dal punto di vista del marketing territoriale cosa avete pianificato per valorizzare maggiormente l’immagine di Taranto?

“Abbiamo un programma di eventi, di respiro internazionale, molto importante che partirà a giugno, dedicato alle arti visive. Durerà due mesi e trasformerà radicalmente alcune aree della città vecchia con delle installazioni molto particolari, dedicate al concetto di Mediterraneo. E poi ci sarò il Medimex, il ritorno della Milano-Taranto, i grandi eventi di mare programmati tra cui il giro d’Italia a vela, i festival di agosto ed a settembre tornerà il Sail GP, il nostro fiore all’occhiello”.

Sempre convinti che quelli del Sail GP siano soldi ben spesi?

Siamo anche un po’ stufi delle critiche strumentali. Si tratta di un evento che ha avuto una enorme ricaduta sul territorio, senza considerare l’impatto comunicativo. Taranto è terminata sul New York Times. Il ritorno economico sarà importante e non si calcola su quanta gente è venuta ad assistere all’evento ma su quanta gente tornerà nei tre anni successivi, ossia l’effetto moltiplicatore che produrrà e di cui abbiamo già contezza visto che sono aumentate le prenotazioni di cittadini americani che vogliono visitare la nostra città dopo aver visto il Sail GP.

Gli stessi organizzatori hanno rinunciato, quando il Comune di Taranto era commissariato, a portare avanti una seconda edizione italiana, nonostante abbiano ricevuto offerte importanti da Trieste, Genova, e Venezia. Sono rimasti colpiti dalla naturale bellezza del nostro stadio del mare e vogliono continuare a venire qua ed a promuovere Taranto in 75 Paesi del mondo”.

Da qui a 3 anni che Taranto vedremo?

“Quando stai radicalmente cambiando una città che aveva perso completamente la sua identità, è inevitabile che ci sia un momento di passaggio che comporta delle criticità. Per il 2026 Taranto sarà completamente trasformata. Ogni quartiere assumerà un’identità completamente differente, nel segno della transizione giusta. Dobbiamo abbandonare i nostri limiti mentali per aprirci ad una nuova era. Taranto è considerata una delle città più attive e vivaci d’Italia, che sta modificando in chiave moderna il proprio destino. E’ chiaro che non si può volere tutto e subito. C’è bisogno di tempo ma il processo di cambiamento è stato innescato. Occorrono pazienza, spirito di sacrificio ed amore per la propria città”.

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