Dopo le proposte sulla mobilità sostenibile, Legambiente offre un nuovo contributo al processo di redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale di Taranto, con un documento disponibile sul sito www.legambientetaranto.it.
In estrema sintesi, l’associazione muove dalla recente esperienza del Comparto 32, definendola “emblematica sotto più di un aspetto. È evidente che per la sua posizione, contigua ad un bene naturalistico paesaggistico rilevante come la Pineta Cimino e con potenziale intervisibilità del Mar Piccolo, esso costituisca un polo attrattivo di estremo interesse per i capitali privati. Altrettanto evidentemente, considerando il valore di questo paesaggio come bene di comunità, risulta estremamente rilevante per la comunità tarantina; una sua forte edificazione potrebbe senz’altro ridurre alcuni parametri di valore percettivo: è ben diverso immaginare la Pineta Cimino immersa in un tessuto urbanizzato, piuttosto che inserita, come elemento di spicco, in continuità con una fascia di paesaggio agricolo-costiero come nella condizione attuale”.
Sul tema, per Legambiente è stata proprio “l’integrazione tra il punto di vista politico e la conoscenza tecnico-esperta è stato un processo indispensabile, volto a ridurre il rischio potenziale legato a decisioni non sufficientemente circostanziate che, nell’ignorare aspetti rilevanti del territorio, potessero tradursi in insuccessi funzionali con conseguenze poste a carico dell’intera comunità”.
In merito alla redazione del nuovo PUG di Taranto, l’associazione ha esposto in punti l’iter che giudica “necessario” adottare:
1. Considerare esigenze reali, attuali e dimostrabili (non ipotetiche e future), partendo, come sottolineato dalle metodiche di analisi e progettazione (GOPP, problem solving) dal definire i problemi, che sono sempre attuali e visibili a tutti, piuttosto che da bisogni, dato che questi ultimi nascondono spesso soluzioni mascherate che limitano le possibilità di discussione;
2. Identificare i beni di comunità, sia puntuali che diffusi, che dovrebbero essere tutelati nel corso delle trasformazioni del territorio, facendo particolare attenzione a quelli non sostituibili;
3. Individuare, a livello territoriale (quindi, operativamente, mappandoli in ambiente GIS), le possibili alternative;
4. Identificare i criteri di scelta tra le alternative e dare loro un peso in modo partecipato;
5. Esprimere l’ipotesi di decisione in modo trasparente, basandosi sui punti precedentemente evidenziati, e lasciando comunque un lasso di tempo per raccogliere eventuali ulteriori osservazioni ed interventi da parte di ulteriori soggetti interessati.