“I distributori H-24 nostri concorrenti? Assolutamente no. L’attività di un bar è fatta di persone, di attenzione al cliente, il quale deve essere al centro del nostro impegno, all’insegna della professionalità e della qualità del servizio. Negli H-24 tutto questo non c’è, solo una fredda macchinetta e nient’altro”.

A parlare è Paolo Barivelo, responsabile Confcommercio del settore Bar, nel settore dal 1998.

“Gli H-24 hanno il loro specifico bacino d’utenza, che, dopo aver inserito la monetina nell’apposita feritoia, acquista la merendina o la bibita da consumare frettolosamente –  dice – Chi, invece, viene al bar è una persona che vuol vivere un’emozione, vuol socializzare,  non necessariamente solo per il tempo della degustazione. C’è anche la possibilità di leggere qualche quotidiano (alcuni esercenti continuano a metterli a disposizione della clientela) o di guardare il notiziario dalla televisione mentre si sorseggia un buon caffè o usufruire di una connessione Wi-Fi per navigare su Internet. Ciò che, insomma, i distributori automatici non potranno mai offrire. Sappiamo benissimo quanto tutto ciò sia mancato durante la pandemia! A tal proposito ricordo che fu una grande scorrettezza nei nostri confronti lasciare aperti a lungo in quel tristissimo periodo gli H-24, con un provvedimento di chiusura tardivamente adottato”.

Paolo Barivelo insiste sulla necessità di una maggiore professionalizzazione del settore, affinché si possa offrire  un servizio e un prodotto di qualità, riprendendo, per esempio, la produzione artigianale della pasticceria senza limitarsi più al cornetto surgelato, secondo una tradizione che è andata sempre più diradandosi. “Necessitano più frequenti corsi di aggiornamento professionale, come quelli organizzati dalla Confcommercio – continua Barivelo – Tutti, ad esempio, sono a conoscenza delle norme di base per la preparazione di un drink: ma quanti, invece, sanno fare un buon drink, così da rispondere alle esigenze di una clientela dai gusti sempre più raffinati e sempre alla ricerca di novità. In questo vanno coinvolti tutti i dipendenti dell’esercizio, con un’attenzione particolare ai camerieri: sono loro che, rappresentando il titolare, accolgono per primo il cliente. Per questo delicatissimo incarico non ci si può improvvisare, come di frequente accadeva un tempo, quando a espletarlo era il giovane, sia pure per brevi periodi, che così poteva mantenersi agli studi”.

Inoltre, in una città che ambisce a diventare sempre più una meta turistica, diventa indispensabile la conoscenza di una lingua straniera, l’inglese soprattutto. “Tante volte – dice l’operatore commerciale – nei nostri esercizi si ha a che fare con clienti di altre nazionalità che, oltre a chiedere un caffè o quant’altro, domandano  informazioni sulla città, cui  però non si è in grado di rispondere!”

Infine, un parere sul futuro della città vecchia dal punto di vista commerciale. “Quando visito le città, il primo luogo che voglio visitare è il borgo antico. Quindi, se vogliamo cambiare  nella nostra Taranto l’orientamento economico-produttivo da industriale a turistica, la città vecchia deve rifiorire. Personalmente però ritengo che la situazione attuale non mi permetta ancora di investire nell’Isola in quanto carente di tanti servizi essenziali. Ma è chiaro che il cambiamento non avviene da un giorno all’altro e che sarà duro e faticoso, anche se qualcosa si sta cominciando a vedere”.

One Response

  1. E non c’è il bar alla stazione ,mah ,socializziamo con la macchinetta dell’ edicola ,altro che turismo ,al pascolo dobbiamo dedicarci .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *