Si è svolto oggi il secondo incontro in modalità mista presso il Ministero del Lavoro, tra Acciaierie d’Italia e i sindacati metalmeccanici per provare a raggiungere un’intesa per la cassa integrazione in scadenza il prossimo 28 marzo. Il ministero era rappresentato dalla dott.ssa Debora Postiglione, l’azienda dalla responsabile delle Risorse Umane, dott.ssa Virginia Piccirilli e dal dott. Domenico Ponzio, responsabile della Direzione Generale Supporto Operation, il Ministero delle Imprese e del made in Italy dal dott. Giovanni Campobasso, ed i rappresentanti delle regioni coinvolte. La Regione Puglia era rappresentata dalle dott.ssa Biancolillo e dalla dott.ssa Pallotta. Le parti hanno deciso di aggiornarsi per un nuovo incontro a domani. 
Il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò all’uscita dall’incontro ha dichiarato che “registriamo, nonostante ancora non abbiamo trovato la sintesi per un accordo, un cambio di passo oggi abbiamo fatto passi in avanti per raggiungere un’intesa che garantisca sui salari qualcosa in più ai lavoratori in cassa integrazione, e sulla gestione della stessa una condivisione con il sindacato delle modalità di rotazione e gestione di tutti i lavoratori. Abbiamo inoltre richiesto – ha detto D’Alò – di internalizzare tutte quelle attività che non esistevano più, garantire i ratei di tredicesima. Al momento ci sono ancora distanze tra noi e l’azienda, è inutile negarlo, speriamo di colmarle nell’interesse di tutti i lavoratori – ci siamo riconvocati per domani mattina – e conclude – una volta chiusa la partita sulla cassa però è necessario riaprire subito il confronto presso il MIMIT con il ministro Adolfo Urso, per i 1.600 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, società diversa da Acciaierie D’Italia, i quali da anni sono in cassa straordinaria. Quei lavoratori – sottolinea ancora D’Alò – non devono sparire assolutamente dal perimetro delle trattative e il Ministro nella ripresa del confronto, deve riaprire la trattativa con Acciaierie d’Italia, sul piano industriale, ambientalizzazione, ciclo produttivo, prodotti, rilancio, su cui ormai da troppi anni aspettiamo una risposta che ridia speranza concreta di rilancio del Gruppo”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/15/ex-ilva-si-discute-sui-numeri-della-cig/)
“Riteniamo inutile il rinvio a domani mattina del tavolo al Ministero del Lavoro sulla richiesta di cassa integrazione straordinaria per tremila lavoratori dell’ex Ilva perchè nelle prossime ore le condizioni non saranno diverse da quelle attuali. Se firmassimo l’accordo di cigs certificheremmo tremila esuberi strutturali, che si aggiungerebbero ai 1.600 in Ilva AS che non rientrerebbero a lavoro, e la fine della validità dell’accordo del 2018, che non prevedeva assolutamente utilizzo di ammortizzatori sociali. L’azienda non ha mantenuto gli impegni con la cigs richiesta lo scorso anno, a partire dall’obiettivo della produzione di 5,7 milioni di tonnellate, e non lo farà nemmeno con questa per i prossimi 12 mesi. Se invece l’azienda avesse mantenuto gli impegni sottoscritti con l’accordo del 2018, avesse fatto gli investimenti previsti, a partire dal rifacimento dell’Afo 5, e avesse approfittato della ripresa del mercato siderurgico degli ultimi anni, oggi il gruppo si troverebbe a pieno regime con la possibilità di riassorbire anche i 1600 lavoratori in Ilva A.S. e avrebbe salvaguardato i 5mila lavoratori dell’indotto” dichiarano Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, e Davide Sperti, segretario Uilm Taranto. “Senza un piano industriale, senza la certezza di investimenti, senza un piano di risalita produttiva saremmo complici di un disastro ambientale, occupazionale e industriale che vede anche il nuovo Governo in carica passivo ed inerme di fronte ad una gestione fallimentare. La cosa più grave è quella di una governance che vede al suo interno la partecipazione dello Stato attraverso Invitalia che, fra l’altro, ha finanziato recentemente l’azienda con 680 milioni di euro di denaro pubblico. Per la Uilm non può esserci nessuna moneta di scambio che giustifichi la nostra firma ad un accordo di cigs, neanche un rateo di tredicesima. Chi lo farà si assumerà una grave responsabilità e ne dovrà rispondere ai lavoratori. Ora per il Governo è arrivato il momento di agire ed assumere le decisioni su governance e piano di rilancio di Taranto, Genova, Novi Ligure, Marghera e tutti gli altri siti” concludono dalla Uilm
“Passaggio obbligato quello di oggi per poter parlare di un nuovo corso di ammortizzatori sociali che per lo stabilimento tarantino partirebbe alla scadenza di quello ancora in corso, quindi da giugno, è una discussione seria su tutte le questioni di assoluta centralità sulle quali chiediamo da tempo attenzione. E quindi sulle prospettive della realtà industriale complessivamente intesa e di conseguenza per i vari segmenti della forza lavoro. Da parte nostra nessun pregiudizio, ma è indispensabile un tavolo al Mimit, presente oggi con un rappresentante a questo incontro. Non si può inoltre portare avanti la trattativa, se alle organizzazioni sindacali si nasconde il contenuto degli accordi sindacali” commenta Franco Rizzo, Esecutivo Confederale Usb. “Rilevo per esempio una incongruenza per quel che
riguarda i lavoratori ex Ilva in Amministrazione Straordinaria che, a partire da agosto prossimo e fino a dicembre 2025, dovrebbero ricevere una proposta di reintegro. Detto questo, ribadisco che non ci chiudiamo ad alcuna discussione, ma che riteniamo si debba innanzitutto definire come deve funzionare lo stabilimento ionico che, se produce poco o niente, riversa ovviamente conseguenze negative sulle altre realtà del gruppo. Attendiamo quindi la convocazione dal ministro Urso, ben lieti di prendere parte ad un confronto costruttivo. Registriamo intanto, nell’ultimo mese, con la nuova responsabile delle Risorse Umane Virginia Piccirilli, la riapertura di un dialogo mancato per troppo tempo” conclude Franco Rizzo, Esecutivo Confederale Usb.
Per la UGL Metalmeccanici rappresentata dal segretario nazionale con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli, Alessandro Dipino in rappresentanza della segreteria provinciale di Taranto, e la coordinatrice Industria Concetta Di Ponzio “è fondamentale ricordare quanto accaduto il 28 marzo 2022, data nella quale, nonostante due giorni serrati di confronto che, inizialmente registrarono un’apertura alle richieste avanzate dalle parti sociali, nonché i buoni propositi da parte dell’azienda circa l’incremento della produzione e la riduzione del numero dei lavoratori coinvolti dalla CIGS, ci fu un mancato accordo con l’abbandono del tavolo da parte dell’azienda. Ad oggi, nonostante lo sforzo proferito dai soggetti coinvolti, siamo di fronte ad uno scenario sovrapponibile a quello dello scorso anno, in cui non si è registrato alcun aumento di produzione con tutte le scelte che ne sono conseguite”. Pertanto, la UGL Metalmeccanici ritiene “di dover contestualizzare il tutto se c’è la volontà condivisibile di poter giungere ad un accordo in cui l’azienda apre esclusivamente sulla richiesta dei ratei della tredicesima. Serve puntualizzare che la CIGS per il sito di Taranto partirà per capienza dal mese di giugno, questo comporterebbe in linea teorica che l’accordo sarebbe di competenza regionale per un aspetto puramente tecnico”. Inoltre l’azienda sino ad oggi ha fatto investimenti per 1,2 miliardi di euro ed investirà per l’anno 2023, 400 milioni di euro, suddivisi tra spese tecniche ed ambientali, nonché voler rassicurare il tavolo circa l’avvio delle attività per la ripartenza dell’Altoforno 5. La richiesta di acciaio sul mercato in questi anni è crollata a causa del periodo caratterizzato prima dalla pandemia e successivamente dal conflitto bellico ancora in corso che ha determinato una grave crisi energetica e, sulla base di ciò ha dovuto effettuare una scelta responsabile al fine di tutelare sia l’azienda, sia i lavoratori tutti”. L’azienda si è resa disponibile “ad accogliere la richiesta avanzata in sede di esame circa il riconoscimento della maturazione dei ratei della 13ma mensilità, la garanzia della rotazione tra i lavoratori, impegnandosi a generare più lavoro per impegnare il maggior numero di lavoratori e conseguentemente ridurre nella sostanza i lavoratori da porre in CIGS, nonché al rispetto nell’utilizzo degli istituti delle ferie, L. 104, malattia e donazione sangue) che non vedranno cambi arbitrario in CIGS. Un ulteriore sforzo è stato richiesta dalle OO.SS. all’azienda circa ulteriori misure d’intervento, al fine di cristallizzare la situazione odierna che possa rappresentare il punto di partenza per l’avvio della cassa Integrazione in deroga, a partire dal 19/06/2023, pur senza ricevere disponibilità da parte aziendale”. Infine l’UGL Metalmeccanici ribadisce che “gli aspetti degli istituti per i quali si evince un’apertura da parte dell’azienda, sono importanti e, pertanto, la UGL Metalmeccanici è aperta ad un dialogo costruttivo in quanto è prioritario, per la nostra organizzazione, dare delle risposte concrete ai lavoratori che rappresentiamo, per arrivare ad una soluzione condivisibile da entrambe le parti, fermo restando che la tutela dei lavoratori, della loro sicurezza e delle loro retribuzioni, rappresentano un caposaldo nonché il rispetto del mandato affidatoci”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/08/ex-ilva-convocazione-del-ministero-del-lavoro2/)