“Chi decide di restare a Taranto, a studiare da noi e si laurea, ha la quasi certezza di trovare un’occupazione nel mondo del lavoro”. Questa frase dell’intervista-chiacchierata con professor Gianluca Percoco, presidente del Centro Interdipartimentale “Magna Grecia” del Politecnico di Taranto, ci mette subito kappaò e spazza via quell’idea preconcetta che avevamo di Università in loco come di un parcheggio per studenti che non hanno la possibilità economica di poter andare a studiare fuori dalla Puglia. In realtà c’è da tanto fare, ancora, per renderlo più appetibile e funzionale il Politecnico tarantino. Ne abbiamo parlato.

Autonomia funzionale – “Io ho una speranza che il nostro Dipartimento possa diventare autonomo, rispetto a Bari, in tre-quattro anni. E’ un passaggio necessario ed indispensabile. Il nostro centro interdipartimentale, rinominato recentemente come Taranto Politecnico (T – Tec abbreviato) di fatto ha un’indipendenza molto relativa dalla sede di Bari. Per quasi tutto dobbiamo far riferimento al capoluogo pugliese.

Occorre far crescere una classe di docenti, partendo dai dottorandi, i ricercatori e anche professori associati ed ordinari, che sia composta da tarantini e che dipenda direttamente dal Dipartimento di Taranto. Io questa la vedo come l’unica strada da percorrere per avere la dignità di un Dipartimento con sede autonoma.

Difficoltà logistiche – “Noi avremmo molto piacere di andare in città vecchia (se ne era già parlato due anni fa, ndc)  a fare un pò di  massa critica con gli amici dell’Università perché si creerebbe un bel movimento, una bella situazione di interscambio tra studenti di diverse facoltà e che farebbe bene all’intera città. L’ubicazione della nostra sede al quartiere Paolo VI rappresenta un freno a mano. Dagli anni ’90 (io ero uno studente allora), ad oggi si pensava ad uno sviluppo urbanistico di un certo tipo, in grado di riqualificare la zona. Invece siamo isolati, in un quartiere con le dimensioni di un paese, distante dal resto della città e servito male. I ragazzi che vogliono raggiungere la nostra sede, se sono della provincia devono prendere due mezzi se sono di Taranto anche tre e ci impiegano più tempo a raggiungerci rispetto a quelli che vengono dai paesi”.

Il presidente della Fondazione Oro6 per il Sociale, Alessandro Epifani, consegna una Borsa di studio ad una studentessa del Politecnico

La conferma ci giunge da Laura, studentessa di ingegneria informatica: “Io vengo da Talsano e se al mattino perdo la corsa diretta speciale dell’Amat per il Politecnico delle 7.30 ( Talsano Via Cavalcanti, Via Savino, V.le Unità d’Italia, V.le Jonio, V.le M. Grecia, Via C. Battisti, Via Rondinelli, Ponte Punta Penna, V.le Cannata, V.le Del Turismo, Cittadella, Università Paolo VI, questo il lungo itinerario), che solitamente ci impiega un’ora e venti, sono costretta a prendere tre mezzi pubblici per arrivare a Paolo VI, impiegandoci oltre due ore. E se perdo anche la navetta del ritorno (ore 17 e 30), quando abbiamo le lezioni di pomeriggio che si protraggono sino alle 18 e 30, rischio di star fuori di casa dalle 7 sino alle 21.00”.

Numero di iscritti – “Nell’ultimo anno c’è stato un aumento del 20%, abbiamo superato il centinaio di matricole. Un buon risultato considerato che veniamo dagli anni della pandemia e che come in tutta Italia dobbiamo convivere con le ripercussioni del calo demografico. Sono fiducioso perché il Politecnico di Taranto ha un potenziale bacino di ragazzi da cui attingere, molto ampio, che è quello composto da coloro che decidono di andare a studiare fuori regione. Dobbiamo cercare di convincere questi ragazzi ma soprattutto le loro famiglie, attraverso il coinvolgimento di tutte le istituzioni, affinchè venga trasferita loro, la percezione che restando a Taranto ci sono tutte le opportunità, una volta completato il percorso di studi, di costruirsi il proprio futuro sul territorio”.

Perché scegliere il Politecnico di Taranto? “Sono subissato di richieste da parte di aziende locali che mi chiedono in continuazione bravi laureati. Ed io non so che rispondere, perché i nostri laureati sono stati già assorbiti dal mondo del lavoro. Per questo abbiamo pensato ad un job corner nel quale far incontrare le aziende con gli studenti, in modo che cominciano già a conoscersi, ad interfacciarsi tra loro senza aspettare l’impellente necessità con richiesta di figure last minute. L’ex Ilva, ad esempio, ha assorbito praticamente tutti i nostri ingegneri industriali. Chi studia da noi ha, quindi, uno sbocco lavorativo immediato. Perché non è vero che non c’è lavoro in giro. Non ci sono le figure professionali per i lavori che vengono richiesti. Ritengo questa una delle ragioni fondamentali per cui iscriversi ad un corso di laurea del Politecnico di Taranto, oltre al fatto che mettiamo a disposizione più di cinquanta borse di studio, fino a 500 euro ciascuna, per le matricole”.

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