| --° Taranto

Di Roberto Orlando –  Fortunatamente oggi il processo di conoscenza della propria città ha fatto sì che la divulgazione delle storie, della Storia, sia una continua condivisione di ricordi, come una stratificazione di ricordi su ricordi che nei social diventa comunità. Il primo pensiero che balza in mente è che prima dei social tutto questo flusso di informazioni era altrove: sui giornali, sui libri, nelle biblioteche e che quindi tanta storia di Taranto non era di facile accesso e fruizione come ora.

Per gli studenti degli anni ’90 La Villa Peripato era luogo di “filone”: decine di ragazzi si ritrovavano in Villa ogni giorno dove si stava insieme a chiacchierare, parlare, incontrare i primi/e fidanzatini/e. Passeggiata lato mar Piccolo e lì, poco prima di arrivare al laghetto delle “paperelle”, il busto severo di Leonardo Da Vinci. Non so quanti si saranno posti il dubbio, ma io mi chiedevo: “ma che ci fa qui Leonardo Da Vinci? A Taranto, poi…” e il dubbio svaniva alla prima chiacchiera con gli amici. Nemmeno la scritta sul marmo ai piedi del brillante genio Leonardo toglieva i dubbi: “ la codardia nemica distrusse la nave, il valore italico l’impero. 2 agosto 1916 ”. Ma forse eravamo più impegnati noi a vivere, ad appoggiarci con superficialità sulle cose che altro.
Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a parlare del busto di Leonardo e della Nave da Battaglia che porta il suo nome. Cercheremo solo di aggiungere qualche tassello, o di recuperare i fili della cucitura della trama della storia. Il 2 agosto del 1916 un forte boato fa esplodere la nave, che era alla fonda in mar Piccolo, che affondò capovolgendosi. Il recupero del relitto durò circa 5 anni, nei quali ingegneri e maestranze dell’arsenale lavorarono senza sosta per raddrizzare la corazzata.

“ Ogni torto di dirizza ” il motto che campeggiava nel settembre del 1921, il giorno del ribaltamento, una frase che racchiuse anni di studi e di lavori, che sfociarono nel case-study della Leonardo Da Vinci, ovvero del recupero di relitti navali in basso fondale. Una esperienza che fece scuola in tutto il mondo, quasi cento anni prima del recupero della sfortunata nave da crociera Costa Concordia .

Il busto di Leonardo Da Vinci si trovava sulla nave al momento dell’affondamento: fu donato da un antiquario fiorentino all’Unità. Venne recuperato insieme al relitto e posizionato lì, in villa Peripato, a memoria di quel tragico evento. Ma aggiungeremo di più al racconto, perché ci sono altri luoghi che portano il ricordo di quella tragedia.

La rampa Leonardo Da Vinci, quella che da Via Roma scende alla stazione torpediniere: su quelle banchine vennero posizionati i corpi degli sfortunati marinai cha man mano venivano raccolti dalle acque del mar Piccolo. Ma ancora: via Galeazzo Sommi Picenardi, che va dall’ingresso dell’ex Maricentro alle spalle delle “dieci palazzine”. Picenardi era il comandante della Nave, morì dopo due giorni per le ferite e le ustioni riportate all’ospedale militare. Il progettista della nave fu il Generale Edoardo Masdea: una via è intitolata a lui tra via dei Fabbri e Via Cugini. A Lama esiste via Nave Leonardo Da Vinci, a memoria dell’impresa degli operai dell’Arsenale dopo quel tragico 2 agosto.

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