Dopo l’esposizione al museo d’Arte Salvata, presso il museo Nazionale Romano, la collezione del Museo Archeologico Nazionale di Taranto si arricchisce permanentemente del gruppo scultoreo che negli anni ’70, a seguito di uno scavo clandestino in un sito archeologico tarantino, venne trafugato e illecitamente esportato, per mano di una fitta rete criminale, dapprima in una galleria d’arte in Svizzera, poi successivamente venduto al Getty Museum di Malibu (Los Angeles- USA).
Il gruppo scultoreo a grandezza naturale, unicum nel mondo antico, rappresenta Orfeo, mitico cantore e poeta greco, che durante il viaggio di ritorno degli Argonauti in Italia meridionale, incontra e sconfigge con il suono della sua lira le sirene: Esseri terribili che con la loro voce stordivano ed attraevano i marinai per farne delle prede.
Le sirene sono qui rappresentate come donne dal corpo di uccello, rispettando quella che è l’iconografia più antica, che verrà solo nel medioevo sostituita da quella a noi più vicina di Donna-pesce.
Le sculture, prodotte da una bottega tarantina, presentano tracce di pittura e possiamo dunque desumere fossero originariamente dipinte e destinate a decorare un monumento funerario o un santuario.
La vittoria di Orfeo sulle sirene simboleggia il trionfo dell’armonia musicale, concetto diffuso dalla filosofia pitagorica, che trovò terreno fertile nella nostra antica città.
*di Fabiola De Lorenzo