La macchinetta sul fuoco, pronta all’uscita di un buon caffè , un’ultima occhiata all’abito ben appeso alla gruccia, la spazzolata al cappello, prima di sistemarlo nel cellophan. Quindi, dopo l’abbraccio ai familiari, subito in strada per raggiungere l’oratorio del Carmine, in via Giovinazzi. Sono tutti giovani i confratelli che comporranno le “poste” per il pellegrinaggio agli altari della reposizione. Entrando, un ultimo sguardo al cielo, con una preghiera perchè niente possa rovinare questo primo atto della tradizione e poi su, veloci, per le scale a cambiarsi. Nei locali della confraternita è tutto uno scambiarsi di auguri.
Prima di indossare l’abito, subito a poggiare i piedi nudi, per abituarsi al freddo contatto della terra Ci si aiuta a vicenda nel sistemare il camice e la mozzetta, con gli assistenti pronti all’ultimo tocco perchè l’abito sia portato in modo impeccabile. Non resta quindi che attendere la chiamata, pregando affinchè il pellegrinaggio si svolga nel migliore dei modi. “Fratelli, pronti!”, risuona l’invito del priore per il momento di preghiera guidato del padre spirituale della confraternita, don Marco Gerardo. Via, quindi, a scendere quelle scale col batticuore, fino a ritrovarsi immobili davanti alla soglia della sacrestia. Che strepito fuori con tutto un accalcarsi alla ricerca del posto migliore. L’emozione è tale da far venire la voglia di tornare su. Ma neanche a dirlo, forse per niente si è aspettato tutto l’anno?
Qualche minuto dopo le 15 il portoncino di via Giovinazzi si è aperto con la “prima posta” ad offrirsi al flash dei cellulari. Quasi contemporaneamente, dal portone di piazza Giovanni XXIII, è uscita la prima “posta di città”, definizione ereditata dai tempi in cui Taranto vecchia era l’unica vera città. Anche qui, un folto drappello di “cataldiani” in attesa. Fa freddo, tanto. I meteorologi parlano a ragione di inverno primaverile. Per fortuna nel cuore c’è tanto calore, quello della Passione per i nostri Riti. Poco lontano, ecco i primi squilli di tromba della banda, la storica “Domenico Lemma” diretta dal maestro Giuseppe Pisconti che ha iniziato il giro partendo, come ogni anno, da via Cavallotti per poi giungere in piazza Giovanni XXIII, subito dopo la processione eucaristica con i confratelli in abito di rito.
Nel frattempo, per via D’Aquino, numerose le coppie di incappucciati con il loro lentissimo avanzare hanno riportato la città alle suggestioni del suo lontano passato. Il freddo è sempre più intenso, i baveri dei cappotti sono ben alzati a ripararsi dalle folate del vento, ma ciò non è bastato a far rinunciare ai tarantini a vivere per le strade i momenti più belli dell’anno, quelli della Settimana Santa. Tantissimi si sono poi immersi nei colori e nelle suggestioni della Città vecchia. Voglia di rimanere a lungo in quei vicoli, nell’attesa di recarsi “suse ‘u bunnine” ad attendere l’uscita notturna della Madonna Addolorata: che commozione lo sguardo supplicante per la vita dei suoi figli. Tutti noi.
*foto Simone Calienno


