A cura di Alessandro Epifani – Tra i più noti personaggi evangelici, Giuda è probabilmente il più controverso. Il teologo siciliano Salvatore Panzarella prova a tracciarne un nuovo profilo biografico affiancando la tradizione alle più recenti ricerche filologiche. Di Giuda, invero è ignoto anche il significato dell’appellativo “iscariota”, che potrebbe derivare dal persiano (“colui che sa”) o dall’aramaico (“il sicario”). Di certo il Giuda citato in tre Vangeli Sinottici (Marco, Matteo e Luca) è il discepolo tesoriere figlio di Simone, da non confondersi con l’omonimo vissuto sei secoli prima e cioè il figlio del patriarca Giacobbe a cui si deve la creazione del Regno d’Israele.
Il testo di Panzarella si snoda attraverso episodi noti e tuttavia mai del tutto storicamente chiariti. Per Giovanni, infatti egli tradì Gesù perché posseduto da Satana, mentre molte fonti concordano nell’attribuirgli il ruolo di traditore nel famoso episodio del bacio a Gesù nell’Orto dei Getsemani, quale segnale per indicare colui il quale andava arrestato senza generare, tuttavia reazioni tumultuose nei suoi seguaci.
Ma molte, oltre questa, sono le pagine contraddittorie che la storia, talvolta leggendaria, ci ha tramandato intorno a questo personaggio certamente singolare: oggi , infatti l’esegesi teologica tende a definire l’Iscariota un semplice mediatore per uno scambio tra il Nazareno e altri prigionieri, concordato con i sommi sacerdoti, mentre addirittura nel Vangelo apocrifo di Barnaba fu crocifisso lui e non il Figlio di Dio.
Certo è che sia le fonti più remote che gli studi attuali concordano circa la sua tragica fine: Giuda si impiccò poco dopo il tradimento proprio in quel campo che aveva comprato con i trenta denari d’argento (3.000 dollari attuali) frutto dell’ignobile gesto, sebbene taluni interpreti non siano concordi sulla scaturigine del tradimento stesso.
In verità nel mondo cristiano per secoli impiccarsi e- più in generale- togliersi la vita era ritenuto un gesto nobile, quando frutto di sincero pentimento. Fu circa quattro secoli dopo gli accadimenti evangelici Agostino da Ippona, tra i più influenti Padri della Chiesa, a condannare il suicidio trasformandolo in un peccato imperdonabile giacché “nell’animo dell’uomo abita un po’ di Dio”: è per questo che l’Iscariota, con Bruto e Cassio traditori di Cesare, lo ritroviamo nell’Inferno dantesco (Canto XXXIV) e già nella bellissima Cappella degli Scrovegni di Giotto.
In definitiva, il testo del Panzarella offre certamente spunti nuovi di riflessione su una figura in un certo senso attuale sotto il profilo psico-antropologico, non a caso citata da Bob Dylan in alcuni suoi celebri versi e mirabilmente esemplata da Harvey Keytel nello “scandaloso” film di Martin Scorsese intitolato “L’ultima tentazione di Cristo” (1988).
Salvatore Panzarella
“Giuda. La storia vera” – Editore Il Pozzo di Giacobbe
pp 184- euro 17,00
Giudizio: 5 stelle su 5