Accade spesso che siano soprattutto le persone più umili a rimanere nel ricordo della gente. E’ il caso di Cataldo Russo, più conosciuto come “Zi’ Catavete”, confratello del Carmine. Per circa un ventennio (dal 1954 al ’72) alla processione dei Misteri egli è rimasto saldamente attaccato al “suo” Gonfalone. Sia che spirasse impetuosa la tramontana, col rischio di portarselo in cielo con tutto l’ingombrante e pesante simbolo, sia che gli affanni e i malanni della tarda età non gli dessero tregua, “Zi’ Catavete” non mollava il suo posto per l’intera durata della processione.

Nessuno mai ebbe l’ardire di contendergli il simbolo durante le “gare” della Domenica delle Palme. D’altronde, che processione sarebbe stata mai se subito dopo la “troccola” non fosse apparsa la sua minuscola figura dal passo esitante? Anche quando le possibilità economiche non lo accompagnavano più, erano gli altri suoi confratelli a concorrere alle “gare” per lui. Spesso accadeva che gli giocassero tiri burloni, facendogli credere che non avrebbe più potuto avvalersi di tale privilegio. Lo scherzo andava avanti fino a quando i lucciconi iniziavano a spuntargli agli occhi, tanto era il dispiacere. E solo allora che gli si stringevano tutti attorno affettuosamente, annunciandogli che anche quella volta sarebbe toccata a lui portare il simbolo. Tanto accadde fino alla metà degli anni settanta quando a “zi’ Catavete” iniziò festeggiare perennemente la Pasqua col Cristo che così a lungo aveva onorato nella Settimana Santa tarantina.

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