“Da studi effettuati su campioni significativi di bambini e adolescenti di età compresa tra 5 anni e 15 anni, emerge che, in tale fascia di età, il peso dei singoli aumenta in media di 2-3 kg all’anno. Poiché l’obesità e il sovrappeso favoriscono l’insorgere di varie malattie metaboliche che, spesso, hanno conseguenze piuttosto gravi sulla salute, è necessario guidare i bambini ed i ragazzi ad adottare stili di vita sani che prevengono la condizione di obesità e sovrappeso”.
Questo è quanto trascritto dalla professoressa Sara Monaco, nonché referente alla salute, dell’istituto comprensivo statale “Martellotta” di Taranto. La problematica è rilevante a tal punto che lo stesso Istituto Superiore di Sanità, il 12 novembre 2020, ha svolto un’indagine nazionale coinvolgendo 50.000 tra bambini e bambine della III classe della scuola primaria per fotografare, tramite questionario, gli stili di vita dei bambini italiani, di monitorare il loro stato ponderale e di analizzare il contesto familiare e scolastico di riferimento.
A questo proposito abbiamo chiesto al preside Giovanni Tartaglia, dell’istituto sopracitato, come viene gestita la mensa scolastica.
G.T.: «Noi abbiamo la mensa attiva per la scuola dell’infanzia e dall’anno prossimo anche per la scuola elementare ma non la gestiamo noi. Siamo in joint venture con il comune, nel senso che la mensa è di competenza comunale per cui è il comune che appalta le società che vengono a fornirci il cibo per i bambini (…). È cibo che viene da fuori e in questo momento la società è la “Ladisa” ma credo che il comune abbia già fatto un nuovo bando per gli anni futuri quindi siamo in attesa». Le famiglie che usufruiscono di tale servizio, di conseguenza, versano una quota al comune per ciascun pasto.
Per quel che concerne “l’educazione alimentare”, la scuola come si mobilita?
«La scuola Martellotta ha una mission che è il benessere di tutta la comunità scolastica. Non può prescindere il benessere della persona se non si parte anche da un’educazione al cibo perché rappresenta l’energia e la forza per crescere bene. Per questo abbiamo attivato innumerevoli progetti quindi ringrazio il mio referente alla salute, alla comunicazione e tutto lo staff, dalle maestre, ai professori che sono quotidianamente impegnati a fare educazione civica e alimentare».
Ci può citare qualche progetto tra questi che avete, o vorreste avviare in ambito alimentare?
«Una delle nostre grandi scommesse riguarda l’outdoor education quindi tramite fondi sociali europei abbiamo creato delle aule in giardino e dei piccoli orti. I bambini e i ragazzi delle cosiddette scuole medie, attraverso diversi progetti sulla creazione del prodotto hanno compreso, lì dove sono troppo affannati sui loro tablet, che i pomodori e le zucchine dei supermercati in realtà fanno parte di una catena alimentare che cerchiamo di dimostrare attraverso le nostre serre. Negli ultimi tempi abbiamo prodotto delle verze, delle insalate e dei piccoli pomodori proprio per inculcare l’idea che il prodotto sano possa dare degli ottimi risultati».
Immagino che quanto producete non può essere utilizzato nella mensa.
«Esatto, li assaggiamo noi adulti perché bisogna capire che sul cibo non si scherza. I bambini vedono però la produzione e vedono quanto sia vero il fatto che la terra produce. Si innescano progetti di educazione alimentare e civica del rispetto dell’ambiente in un’ottica ecosostenibile ed è fondamentale per una sana crescita. Anche noi ci siamo accorti che c’è un incremento dell’obesità forse ereditata dall’America essendo stati i primi ad utilizzare i dispenser, bevendosi litri e litri di bevande zuccherate invece nei nostri ci sono litri e litri di acqua e prodotti sani».
Questi distributori sono utilizzati in sostituzione di quella che comunemente è conosciuto come l’intervallo per la merenda portata da casa?
«Facciamo una doppia merenda e per disposizione dei dipartimenti vari della nostra scuola, la merenda viene portata da casa ma non la solita merendina ma qualcosa prodotto in casa quindi il coinvolgimento non è soltanto per i bambini ma per tutte le famiglie. Noi ovviamente ci proviamo a dare delle dritte ma poi i bambini stanno nelle famiglie e portano queste best practice a casa (…)».
Oltre le serre c’è anche dell’altro?
«Sì, abbiamo realizzato la giornata delle arance e i miei prof., che non mi stanco mai di ringraziare, attraverso un progetto con l’AIRC, hanno acquistato reti di arance per fare le spremute. La vitamina C fa molto bene quindi i bambini hanno imparato a sbucciarle e a fare aranciate».
La vice preside e biologa Raffaella Cosma, a proposito degli orti, collaborando con il responsabile del plesso di corso Annibale, Luigi Esposito, ci ha spiegato che è abitudine dei corsi di scienze di portare i ragazzi all’esterno perché avendo tanto terreno possono avere un approccio pratico e diretto. Piantano prima semi di fiori sino ad arrivare alla frutta e alla verdura per far comprendere da dove queste arrivano. Vedono così il processo evolutivo di altri esseri viventi imparando ad averne cura.
Rita Solito – Nutrizionista
Dottoressa, quando si può parlare di obesità e se c’è differenza con quella infantile.
«L’obesità è una malattia che comporta un eccessivo aumento della massa grassa e può essere in assoluto o in determinati punti al livello del corpo. Per quanto riguarda la differenza tra l’adulto e l’adolescente, o la persona che si trova nell’infanzia, la differenza è di diagnosi. Nell’adulto, la prima cosa che si prende, se non si hanno a disposizione gli strumenti per calcolare, per esempio, il volume della massa grassa, sono i valori in assoluto. Si valuta l’indice di massa corporea, si prende l’altezza, il peso e si compie un calcolo matematico. In base al risultato si capisce se è un normopeso, obesità di primo, secondo, terzo o quarto tipo. Nel bambino invece per fare questa diagnosi c’è una differenza perché si prendono in considerazione anche il sesso e l’età specifica. Il bambino ha parametri diversi che non riguardano numeri precisi come nell’adulto che si arriva ad un indice di massa corporea sino a 50/60 e quant’altro. Nei bambini ci sono i percentili».
Cosa sarebbero i “percentili”?
«I percentili mettono in relazione sempre peso, altezza ed età del bambino e che sia maschietto o femminuccia. In base a questo ci sono parametri diversi ovvero che dal 95esimo percentile in poi ti ritrovi nella situazione di obesità, dal 120° in poi ti ritrovi in una situazione di obesità grave e indicano quelle conosciute come le “curve di crescita”. Nel bambino, in base a queste curve, si hanno delle differenze».
Ovvero?
«Nell’adulto ci si può “limitare” a vedere l’IMC (Indice Massa Corporea) o, in inglese, l’BMI (Body Mass Index) cioè il peso fratto il quadrato dell’altezza espresso in metri e non in centimetri, nel bambino, come detto, non si può fare ma si valuta l’adiposity rebound».
Mi viene spontaneo chiederle di cosa si tratta.
«È la curva che il pediatra va a vedere. Fino ai 12 mesi, questa adiposity rebound deve tendere a salire, quindi l’IMC del bambino deve salire. Successivamente questo tende a stabilizzarsi, quindi, così come aumenta il peso deve aumentare anche l’altezza in maniera proporzionale per poi invertirsi nuovamente intorno ai 5-6 anni perché quest’andamento deve tornare a salire in maniera esponenziale».
Se ciò non accade cosa succede?
«Quando un pediatra vede che questa inversione della curva va a verificarsi prima dei 5-6 anni, significa che c’è qualcosa che non sta andando bene. L’idea del bambino ben nutrito non è corretta oltre un certo punto altrimenti si parla di patologie. Il bambino obeso tenderà ad essere un adulto obeso».
EDUCAZIONE ALIMENTARE
Con il preside Tartaglia si è parlato delle responsabilità delle famiglie una volta che i bambini e le bambine, così come gli adolescenti e le adolescenti, giungono a casa. A questo proposito, da nutrizionista, che consigli può dare?
«È molto importante che sia il genitore il primo ad essere educato, specialmente nella prima fase di vita del bambino là dove è tutto nelle sue mani. Anche la semplice abitudine alimentare e il gusto del bambino parte dallo svezzamento quindi si può pensare che già in quella fase il genitore andrebbe informato al fine di educare il proprio figlio ad una corretta alimentazione. Alimentazione che sia variegata per poi proseguire in tutte le tappe della crescita. Crescendo la questione cambia perché è il bambino che inizia ad essere selettivo e ad avere preferenze, spesso influenzato dalle abitudini alimentari familiari ma anche dai prodotti di marketing che ci circondano».
Si riferisce anche ai fast food?
«Certo, al cibo veloce, alle macchinette e quant’altro. Sicuramente è importante prevenire questa condizione abituando l’adulto attraverso una corretta informazione. Non da ultimo è importante lo sport quindi incentivare, sin da bambini, lo svolgimento di attività fisica senza obblighi. Intendo dire che si dovrebbe scegliere serenamente lo sport che i piccoli desiderano frequentare senza focalizzarsi sul classico calcetto o danza, se questi non piacciono».
Fin ora abbiamo parlato di genitori non informati se invece lo sono, potrebbero incorrere in altri errori?
«Sì, nel momento in cui l’adulto prende consapevolezza del fatto che il bambino, o l’adolescente, ha un eccesso ponderale, tende a togliere nutrienti dalla dieta. Ho saputo, anche nelle scuole, di mamme che hanno messo a dieta bambine che poi a scuola sono svenute. Parliamo di eventi gravi. Ritorna quindi il discorso che la non consapevolezza dell’adulto porta a delle privazioni, in questo caso, che non c’entrano con la dieta perché si vanno a compiere danni anche a livello psicologico che potrebbero portare a comportamenti alimentari insani nel ragazzo che ha dato lo sviluppo e nella ragazza che ha già avuto il menarca».


