Il Cavaliere Valentino Gennarini, tarantino, decano degli agenti marittimi pugliesi, taglia oggi, 14 aprile 2023, compie 95 anni. Fervido sostenitore di iniziative imprenditoriali e di promozione del territorio, Gennarini,  è esempio vivente di onestà e generosità. Grazie a lui Taranto ha potuto arricchirsi di opere significative. Tra le più popolari: la statua di Erasmo Iacovone, idolo dei tifosi, la fontana dei Giardini Virgilio e altro, molto altro ancora, soprattutto a favore dei poveri.

Il corriereditaranto.it vuole celebrarlo con uno stralcio dell’intervista rilasciataci tre anni fa circa.

Sono gli uomini che fanno i tempi e non il contrario”, questa è la frase che più è rimasta in mente della chiacchierata fatta con l’ultimo mecenate di Taranto, Valentino Gennarini, 91 anni, imprenditore del settore marittimo con l’omonima agenzia che fu fondata ai primi del novecento dal padre Carlo e che diventò successivamente una delle più importanti del Sud Italia e che ora è guidata, in questo perdurante difficile momento economico, da suo figlio Maurizio.

Vedendolo parlare, ricordare, argomentare con grande fermezza di questa Taranto, bella e maledetta, ricorda un po’, anche nella fisionomia, Sandro Pertini, uno dei più amati presidenti della Repubblica Italiana trovando in comune il culto del senso dello stato e la partigianeria. Pertini è stato un partigiano attivo, Gennarini con i partigiani ci ha avuto a che fare perché da ragazzino, durante la seconda guerra mondiale, fu sfollato in un paesino in Liguria, sulle cui montagne si erano rifugiati alcuni partigiani della Brigata Garibaldi ai quali di nascosto portava, assieme ad altri ragazzini ,acqua e viveri. E’, inoltre, iscritto all’Associazione Nazionale Partigiani Italiani della quale con fierezza porta sempre una spilla sulla giacca.

Ci dica la sua, Taranto può avere un’alternativa all’industria siderurgica?

“La nostra città allo stato attuale non può prescindere dallo stabilimento ex Ilva. A Taranto oltre al siderurgico non c’è niente altro, purtroppo. Si parla di alternative a destra e a manca ma io di concreto non vedo nulla e sin quando non c’è qualcosa di realmente realizzabile purtroppo siamo condannati a restare aggrappati al siderurgico. La nostra è sempre stata una città con una vocazione navalmeccanica. Le alternative erano rappresentate dall’Arsenale e dai Cantieri Navali, che erano dei fiori all’occhiello ma che non si è riusciti a preservare dai momenti di crisi. Il traffico commerciale e le navi passeggere movimenteranno ben poco: l’import-export è già suddiviso su più porti mentre le crociere per Taranto sono solo un punto di passaggio, i crocieristi stazionano solo alcune ore da noi, non siamo un porto capolinea come Venezia o Bari.

Chiunque sia venuto da noi negli ultimi trent’anni lo ha fatto per prendere e portare via lasciandoci soltanto le briciole. Ricordate gli investimenti di Miroglio o Marcegaglia? Che fine hanno fatto? Sono andati via…

La cruda realtà è che senza un’alternativa al siderurgico reale, concreta, realizzabile in pochi anni, Taranto è destinata economicamente a impoverirsi sempre di più; anche il porto è stato costruito in modo funzionale all’Ilva, basti pensare ad esempio al quarto sporgente che ha un tirante di acqua di 25 metri che non ha nessuno nel mar Mediterraneo ma che è stato costruito in base alle esigenze dell’Ilva e quindi l’attività portuale è destinata a ridimensionarsi ulteriormente”.

 Dunque non c’è speranza per questa città?

“Non bisogna mai perdere la speranza, ma bisogna darsi da fare, le cose non piovono dal cielo.  Mi piacerebbe vedere una Taranto più vivibile, una Taranto che sia in grado, ad esempio, di riqualificare con maggiore impegno la città vecchia, che io adoro e che rappresenta la storia ed il cuore di Taranto e merita di essere valorizzata ancora di più, con maggiori interventi economici”.

Ha mai pensato di fare politica?

“No, mai. Ho sempre voluto essere libero da condizionamenti e non scendere mai a compromessi e tutto questo la politica non te lo permette. In un paio di occasioni mi è stato offerto di ricoprire l’incarico di presidente dell’Autorità Portuale con il consenso trasversale sia della destra che della sinistra ma ho cortesemente rifiutato perché avrei avuto a che fare con un conflitto di interessi, data la mia attività. Non ne sono pentito”

Potete rileggere l’intervista completa al seguente link: https://www.corriereditaranto.it/2019/12/08/22storie-lultimo-mecenate-di-taranto/

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