“Il fatto non sussiste”: è quanto ha stabilito il giudice del Tribunale di Trani ha assolto l’imprenditore Luigi Terrone, a processo per la morte della bracciante agricola Paola Clemente, 49enne di San Giorgio Ionico, in provincia di Taranto. Paola Clemente morì il 13 luglio del 2015, stroncata dalla fatica mentre lavorava sotto il sole nei campi delle campagne di Andria. L’imputato rispondeva del reato di omicidio colposo, per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione. In giudizio si erano costituiti parte civile i familiari della vittima, la Regione Puglia e il comitato 12 giugno di Taranto.
L’imprenditore, amministratore della Ortofrutta Meridionale, era finito sotto processo per la tragica morte della donna, mentre nel febbraio del 2017 la Compagnia della Guardia di Finanza di Trani ed il Commissariato della Polizia di Stato di Andria avevano dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di sei persone a conclusione della attività di indagine condotte al fine di contrastare il fenomeno del “caporalato”, disposto dal gip di Trani Angela Schiralli su richiesta della Procura di Trani. Per i quali è ancora in corso un processo a Trani (prossima udienza il prossimo 8 maggio) dovendo rispondere dei reati di intermediazione illecita, truffa e sfruttamento del lavoro a carico di referenti di un’agenzia interinale che forniva braccianti agli imprenditori agricoli.
“Non possiamo far altro che attendere il deposito delle motivazioni per analizzare il percorso logico giuridico seguito dal giudicante. Ricordando come il caporalato e lo sfruttamento del lavoro sono in ogni caso un fenomeno diffuso non solo nel settore agricolo e che se c’è un intermediario che lucra sulla fatica di tante persone, stranieri e non, è perché ci sono imprenditori senza scrupoli che provano a massimizzare profitti comprimendo diritti e salari rivolgendosi attingendo manodopera da circuiti irregolari”. È il commento dei segretari generali della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e della Flai Cgil regionale, Antonio Gagliardi, alla sentenza emessa dal Tribunale di Trani che ha assolto dal reato di omicidio colposo l’imprenditore agricolo presso il quale lavorava Paola Clemente, a fronte di una richiesta del PM di una condanna di quattro anni.
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“Assoluzione perché, a quanto pare, sarebbe mancata nel corso del processo la prova della colpevolezza del soggetto”, aggiunge Gagliardi. “Ricordo che come Flai non eravamo presenti in questo giudizio ma ci siamo costituiti parte civile in quello che vede imputate, sempre a Trani, 6 persone accusate di intermediazione illecita e sfruttamento sempre nell’ambito del procedimento legato alla morta di Paola Clemente, con prossima udienza fissata per il prossimo 8 maggio”. Un processo che “inizialmente ha avuto un cammino lento mentre adesso sta procedendo speditamente. La speranza è che si faccia di tutto per evitare la beffa della prescrizione e che si possa fare chiarezza su quanto avvenuto in questa vicenda, sempre nell’ottica della tutela di tutti i lavoratori. Come Flai Puglia, unica sigla sindacale, siamo presenti in numerosi procedimenti penali pendenti in vari tribunali pugliesi per il reato di sfruttamento e caporalato”.
“La recente sentenza – sottolinea Gesmundo – ovviamente non cancella la gravità di un fenomeno che sono le azioni investigative di magistratura e forze dell’ordine a far emergere periodicamente, con casi accertati davvero al limite della schiavitù. Merito va alla legge 199 contro il lavoro nero e il caporalato, che ha offerto strumenti importanti di contrasto a queste forme di insopportabili di violazione della dignità di lavoratori e lavoratrici. Una legge non a caso da sempre sotto attacco da parte di forze politiche di destra e imprenditori che si vedono colpiti duramente nel patrimonio se colpevoli del reato di caporalato. Il caso di Paola Clemente ha portato all’istituzione di quella legge e come Cgil siamo stati fin dal primo giorno vicini alla sua famiglia, e continueremo a farlo fino a quando non sarà accertata la verità e perché episodi così drammatici non debbano mai più verificarsi”.
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