Sergio Castellitto calca il palco del Teatro Fusco. Il primo dei due appuntamenti, sold out, racconta di un vagabondo che riflette sul significato della vita, del destino che lo ha portato a vivere per strada. Una storia intensa, vissuta attraverso una diversa prospettiva, che rende il protagonista capace di vedere la realtà delle persone che continuano ad affrontare la loro quotidianità all’interno della società.
Lo spettacolo, interpretato e diretto da Castellitto, tratto dall’omonimo libro “Zorro, un eremita sul marciapiede”, scritto da Margaret Mazzantini, scrittrice e moglie dell’attore, è il dramma che si fa commedia nella clownerie dell’esistenza.
La scena spoglia, con pochi oggetti, rappresenta lo stato d’animo del vagabondo Zorro, che a causa di alcune scelte fatte è rimasto privo di tutto: lavoro, amicizie, amore e famiglia. Tutto, tranne che della sua dignità.
Sul palco ci sono il presente ed il passato, raffigurati rispettivamente da una panchina diventata ormai la sua casa ed un tavolino che raffigura l’interno della sua vecchia dimora e dei ricordi che offuscati ritornano alla sua mente.
Rivive la forza della sua adorata madre, il coraggio nel lottare costantemente con quelle che erano le regole della casa imposte dal padre, mettendo in evidenza le difficoltà del tempo non tanto distanti da quelle di oggi; il rapporto con la sorella che è stata sempre accanto a lui, stingendo la sua mano, cercando di non lasciarlo andare e la sua prima delusione in amicizia.
Qui entra in gioco il guinzaglio, oggetto semplice, ma che diventa il fulcro di tutta la sua vita, di tutte le delusioni e delle scelte giuste e sbagliate che farà. A seguito di un incidente e di una telefonata che gli fanno crollare il modo addosso, si ritrova a dover affrontare guai legali, diversi sensi di colpa e le liti continue con la moglie per poter tenere il cane del benzinaio investito.
Di lì a poco deve scegliere se continuare la sua vita senza litigare con la moglie che non sopporta gli animali, oppure occuparsi del cane. Decidendo di abbandonare “Zorro” – nome del cane- capisce che nulla è cambiato ed i problemi continuano a girare intorno a lui.
Così sceglie di abbandonare sé stesso, capisce che quello è il suo destino, segnato nel tempo e non può fare nulla per cambiarlo. È qui, ai margini della società che vede la realtà, ovvero che ognuno di noi possiede un guinzaglio sociale. Siamo soggetti alle strutture civili, come le domeniche a pranzo nei ristoranti o gli abiti per ogni occasione, indossiamo delle maschere per nasconderci e rimanere legati alle nostre stesse decisioni.
Mentre Zorro è estraneo a tutto questo, è uscito da questo meccanismo, è libero. L’eremita può permettersi di urlarci la verità in faccia anche se può farci paura, senza pensare alle conseguenze.
Quello che fa Zorro è un viaggio continuo, una volta salito sul treno non deve stare attento alle fermate, perché lui aspetta che sia il treno a fermarsi e dirgli quando scendere. La storia è raccontata attraverso un codice non così doloroso perché nella vita il dramma si mescola con la comicità con molta più facilità di quella che pensiamo.
È come se fosse la nostra coscienza, che ci comunica che ognuno ha il suo sistema di valori, poco importa se ti trovi per strada o nell’ufficio del tuo lavoro, sul sedile del treno o sulla sedia della tua casa, se sei circondato dai tuoi affetti oppure sei solo; dovrai tutti i giorni fare i conti con te stesso.