Probabilmente in pochi se ne saranno accorti in questi città intrisa di retorica in ogni dove e personaggi di dubbio gusto in ogni settore, ma sul CIS Taranto e sulle bonifiche del Sito di Interesse Nazionale è calato un sinistro silenzio.

Sono settimane, mesi, che cerchiamo di avere notizie anche minime, che attendiamo uno spiraglio di luce, che si levi una voce una su tali argomenti, ma l’unica conferma che abbiamo ricevuto da più parti, è che nessuno conosce la realtà dei fatti (perché chi la conosce se ne sta in religioso silenzio) e che tutto sia completamente fermo. Almeno all’apparenza.

L’ultima riunione del CIS Taranto si svolse lo scorso 10 settembre in videoconferenza, quando oramai il governo Draghi stava terminando i suoi giorni grazie all’ennesima figuraccia planetaria della politica italiana. Quel giorno il Tavolo istituzionale permanente del CIS Taranto, presieduto dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna e dal dr. Paolo Esposito, Responsabile Unico del Contratto (RUC), servì solo come aggiornamento e riepilogo rispetto a quanto svolto nell’ultimo anno, in particolar modo dall’ultima riunione dello scorso 7 dicembre, senza far registrare alcuna novità particolare sui tanti progetti in corso. Secondo quanto emerse dalla relazione svolta dal RUC Esposito (a proposito è ancora lui ad occuparsi del CIS Taranto?), il CIS Taranto contava cantieri aperti per un valore pari a circa 570 milioni di euro, quasi 200 milioni in più rispetto a quelli attivi fino a dicembre 2021. Un risultato che secondo la realzione del dott. Esposito sarebbe stato ottenuto grazie alla due diligence condotta sui progetti (con particolare attenzione a quelli incagliati che sono all’incirca pari al 6%) e alla rimodulazione delle risorse per sbloccare fondi inutilizzati e destinarli a interventi di più immediato impatto sociale e ambientale decisa lo scorso dicembre.

Ma ad oggi, tranne per quel che riguarda alcuni interventi previsti dal CIS nel quartiere Tamburi e nella Città Vecchia portati avanti dall’amministrazione comunale (e sul progetto Ferretti presso l’ex Yard Belleli che proprio dal CIS ricevette oltre 14 milioni di euro fondamentali per il proseguo dell’iter progettuale), su tutto il resto nulla è dato sapere. Eppure il ministero per il Sud, gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il PNRR è affidato al pugliese Raffaele Fitto da oltre sei mesi: sarebbe ora che il ministro, o ancor di più i parlamentari e senatori pugliesi e tarantini battessero un colpo invece di perdere il loro tempo in chiacchiere da bar e polemiche sterili e inutili, le maggior parte delle quali a fondo perduto sul siderurgico o sui Giochi del Mediterraneo. Nel  frattempo restiamo in trepidante attesa.

(rileggi il nostro articolo sull’ultima riuione del CIS Taranto https://www.corriereditaranto.it/2022/09/10/cis-taranto-focus-senza-grandi-novita2/)

Se possibile, la questione legata alle bonifiche del SIN di Taranto è ancora più drammatica. E lo è soprattutto da quando il governo Conte II (con il senatore tarantino Mario Turco all’epoca responsabile del Cis Taranto e sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al CIPE e al DIPE che svolse un ruolo non indifferente nella vicenda) decise di defenestrare nell’estate del 2020 l’ex commissario Vera Corbelli dal ruolo di commissario straordinario che ricopriva dal 2014. Un’operazione politica da ‘manuale’, figlia della peggiore demagogia poltiica rappresentata dal Movimento 5 Stelle e dall’ignavia del Partito Democratico, avallata all’epoca dal comune di Taranto e dalla Regione Puglia (con il sindaco Melucci e il governatore Emiliano che come risaputo sono tra i massimi esperti internazionali di tematiche ambientali), con il silenzio assenso del ministero dell’Ambiente in quegli anni guidato da Sergio Costa (sempre del Movimento 5 Stelle).

E così dal 2020 il ruolo di commissario straordinario viene ricoperto dall’attuale prefetto di Taranto, Demetrio Martino, il cui ruolo è stato prorogato più volte sino al prossimo 1 ottobre 2023. Il quale si è ritrovato gravato di un compito abnorme, visto che le bonifiche sono forse il settore più rognoso in assoluto da gestire specie poi in un territorio come quello tarantino. Certamente però, come abbiamo più volte avuto modo di riportare, la gestione del prefetto Martino non resterà negli annali dei migliori ricordi possibili.

(rileggi l’articolo sulla relazione delle commissione parlamentare su Taranto https://www.corriereditaranto.it/2022/10/13/il-grande-buco-nero-delle-bonifiche/)

E se qualcosa sul mercato ittico galleggiante e il cimitero del rione Tamburi qualcosa in questi anni si è mosso seppur con grande lentezza (da pochi mesi il commissario ha al suo fianco la struttura di supporto (decisa dal decreto Recovery dell’autunno 2021), sull’argomento più importante ha stranamente avuto un decisionismo per noi ancora oggi inspiegabile: ovvero lo stop imposto all’iter avviato dall’ex commissario Corbelli sull’intervento previsto per la bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo. Sul quale si è poi deciso di intervenire, alcuni mesi fa, attraverso la sperimentazione di un progetto di ARPA Puglia, con il contributo di ASL Taranto e CNR, sui mitili del primo seno. Sul quale si sono perse le tracce dallo scorso gennaio e non è un caso se i sindacati di categoria e le associazioni dei mitilicoltori, proprio lo scorso 13 aprile hanno sollecitato il commissario e prefetto Martino a convocarli per conoscere i dettaglie di questo progetto di cui conoscono i contenuti solo grazie agli articoli di stampa: al momento attendono ancora una risposta.

Come si può dunque facilmente evincere, su questioni decisive per il presente e il futuro del nostro territorio, nessuno ha il coraggio di intervenire pubblicamente. E’ molto più facile e semplice rimpirsi la bocca di belle parole vuote come transizione energetica, transizione economica, di teorie senza capo né coda sul futuro del siderurgico, sulle possibilità di cambiamento grazie ai fondi del PNRR o del Just Transition Fund su cui ancora oggi c’è poca chiarezza (specie su come incideranno sulla vita di centinaia di lavoratori), o perdersi in mille polemiche sui Giochi del Mediterraneo, sul nuovo stadio Iacovone e cose simili. E’ quello che abbiamo voluto, che abbiamo scelto consapevolmente: e così negli anni si è perso definitivamente il contatto con la realtà, su questioni troppo importanti e concrete, vaneggiando ogugno per la propria parte.

In ultimo, visto che siamo nel campo del tragicomico, vi lasciamo cari lettori con un’ultima perla legata alla più stretta attualità. Con l’approvazione dell’ultimo decreto sul PNRR, è stato di fatto approvato il commissariamento dei Giochi del Mediterraneo. Bene, sapete quale nominativo il Movimento 5 Stelle aveva proposto con un emendamento per ricoprire gratuitamente il ruolo di commissario straordinario: sì, proprio lui, ancora una volta il prefetto di Taranto, Demetrio Martino. Auguri.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/17/mar-piccolo-senza-bonifica-si-al-piano-b/)

One Response

  1. Come all’epoca sostenuto, le bonifiche sarebbero state sospese a seguito dell’approvazione da parte della Regione del Parco Mar Piccolo con la partecipazioen di ben sei Comuni

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