Il mal tempo ha avuto la meglio sul tanto atteso evento tarantino a tal punto che è stato interrotto prima del previsto. I più, tra i cantanti in scaletta, non si sono potuti esibire per ragioni di sicurezza. Siamo però riusciti ad intervistarne alcuni:
Willie Peyote – In “Mai dire mai (La locura)” cantavi “un paese di musichette mentre fuori c’è la morte” che senso assume questa frase se cantata a Taranto?
Peyote: «Non la canterò a Taranto ma aveva più senso durante il Covid-19 perché suonavo mentre fuori c’era, purtroppo, una situazione brutta. Quella frase, non mia perché l’ho presa da Boris, serviva a ribadire un concetto che si può fare musica anche dicendo qualcosa e serve per ribadire il concetto che ci concentriamo troppo sull’essere intrattenuti e poco sul fatto che bisognerebbe mandare un messaggio».
Venerus si è soffermato sulla libertà sostenendo che bisognerebbe dare lo spazio che merita nei rapporti della propria vita e in tutto quel che si fa anche nel lavoro cercando di non sentirsi giudicati perché è difficile “stare nel sistema ed essere liberi”.
Le interviste politiche:
Abbiamo chiesto a Luisa Impastato – presidente di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato – quanto ancora sia importante parlare di suo zio dal momento che si apprende, da libri candidati al Premio Campiello come “Il ragazzo col palloncino. Peppino Impastato, audio, documento, diari, testimonianze” di Antonio Fanelli che molti ancora non sanno chi sia e per altri “era il cantante”.
Impastato ha sottolineato quanto sia importante parlare di Peppino perché portava avanti delle lotte che, purtroppo, sono ancora attuali nonostante siano passati 45 anni dal suo assassinio. «Ci ritroviamo a lottare per le stesse cose per cui lottava lui però devo dire – ha aggiunto Luisa Impastato – che è incredibile quanto siano soprattutto i giovani ad ispirarsi a lui e alle sue battaglie contro la mafia e per i diritti umani. In un momento storico in cui mancano esempi positivi questa cosa mi inorgoglisce».
Marco Cappato, ex parlamentare europeo e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, non poteva non collegarsi al tema dell’uno maggio tarantino, la libertà, non ponendo l’accento sulle sue battaglie sulla libertà fino alla fine della vita. Cappato: «con altre persone stiamo per affrontare altri quattro processi perché nell’inerzia assoluta di questo, e del precedente parlamento, l’unica strada percorribile è quella delle aule di giustizia sperando di ritornare in Corte Costituzionale per affermare il diritto a poter interrompere una sofferenza insopportabile anche per pazienti che non siano attaccati alle macchine. Nella paralisi della politica noi affrontiamo questo tema attraverso la disobbedienza civile e credo che questo sia il collegamento più diretto al tema della libertà di questo uno maggio. Se non si riesce a rispettare la libertà della persona più debole e più fragile, alla fine della vita, non si sa neanche rispettare la libertà del lavoratore e della lavoratrice».
Sulla scia della libertà abbiamo posto due domande diverse alla giornalista Valentina Petrini e alla sopravvissuta alle fiamme dell’ex marito che le diede fuoco, Valentina Pitzalis. Alla prima abbiamo chiesto se da giornalista si è sempre sentita libera o ci sono state circostanze in cui questa libertà è stata ostacolata. La risposta secca di Petrini: «No, non mi sono sentita sempre libera. L’ho scritto nei miei libri che c’è stato un momento in gioventù, quando ho iniziato, che ho sentito maggiormente il condizionamento del sistema dell’informazione però, come ho detto più volte, non è tanto il condizionamento del potere politico quanto la tendenza all’autocensura che spesso il giornalismo italiano ha. Intendo dire che ci si ferma prima nell’esecuzione delle inchieste da fare, prima che qualcuno gli dica di non farla perché un tema non fa ascolto, perché la complessità è difficile da semplificare quindi il mio non essermi sentita libera non è sempre e solo perché dall’alto qualcuno ha imposto un tema piuttosto che un altro ma perché il giornalismo, nella mia personale esperienza, non è sempre stato all’altezza della complessità».
Per Valentina Pitzalis la libertà invece ha un valore inestimabile perché è un qualcosa che non si può sottovalutare e non ci si può dimenticare di averla. «Non dobbiamo farci convincere da nessuno a rinunciare alla propria libertà in nome di niente – ha concluso Pitzalis – soprattutto dell’amore perché molte volte incorriamo in questo sbaglio quindi è la cosa più preziosa e immensa che abbiamo».
Tra le istanze politiche non è mancata la voce dei lavoratori dell’ex Gkn di Firenze a cui abbiamo chiesto se c’è un nesso tra le loro lotte e quelle dei lavoratori e delle lavoratrici di Taranto. Dario Salvetti del Collettivo di Fabbrica ex Gkn Firenze: «La nostra azienda è stata chiusa per delocalizzazione, da 21 mesi siamo in assemblea permanente e da 7 mesi lottiamo senza stipendio nell’immobilità del governo e della stragrande maggioranza delle forze politiche. Abbiamo elaborato un piano per ripartire che è ecologicamente sostenibile ed avanzato senza alcuna contrapposizione tra lavoro ed ambiente anzi, Gkn è arruolata alle lotte ambientali quindi questo è il nesso con Taranto perché abbiamo scongiurato che ci fosse un ricatto tra ambiente e lavoro».

