Il superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC) per il parametro “triclorometano” nella falda, al di sotto delle aree di proprietà dell’Italcave S.p.A., impianto complesso di discarica per rifiuti non pericolosi in contrada la riccia-Giardinello e proveniente, come dichiarò la stessa azienda anni addietro, da sorgenti a monte idrogeologico del sito, resterà probabilmente un piccolo mistero ambientale. Per dirla meglio, non è possibile rinvenire un inequivocabile nesso causale fra l’evento di superamento delle CSC e le molteplici sorgenti presenti nell’intorno dell’area in questione.

E’ questa la conclusione a cui è giunta il procedimento volto all’individuazione dell’eventuale responsabile della contaminazione, coordinato dalla Provincia di Taranto, che ha visto protagonisti in questi anni l’Italcave, l’attuale gestore del siderurgico di Taranto (prima ArcelorMittal Italia ora Acciaierie d’Italia), Ilva in Amministrazione Straordinaria e il comune di Statte. Con il supporto tecnico di ARPA Puglia, della Divisione III – Bonifica dei siti di interesse nazionale del ministero dell’Ambiente, della Sogesid, dell’Asl di Taranto e dell’INAIL.

Del caso in questione ce ne siamo occupati nel corso di questi anni: tutto ebbe inizio il 27/07/2018 quando Italcave S.p.A. trasmise la notifica, in qualità di “soggetto non responsabile della potenziale contaminazione, dell’avvenuto superamento in data 24/07/2018 della CSC del parametro Triclorometano in due piezometri (P5 e P6) a monte idrogeologico delle proprie attività, potenzialmente in grado di contaminare le matrici ambientali nelle proprie aree in Taranto”. Superamento che venne registrato anche l’anno succesivo, nel 2019. A quel punto furono insediati due tavoli tecnici, uno presso la Provincia e l’altro presso il ministero dell’Ambiente, con l’obiettivo specifico di realizzare un piano di monitoraggio del soil gas, per la verifica nel tempo delle condizioni di assenza di rischio per inalazione outdoor di Triclorometano e di tutti i composti Alifatici Cancerogeni e non e Alogenati Cancerogeni per i lavoratori della Italcave S.p.A.

Per il parametro “triclorometano” (TMC), il limite è di 0,15 (µg/L) stabilito dal D.lgs.152/2006 per la soglia di contaminazione nelle acque sotterranee. Meglio conosciuto come cloroformio, che lo IARC considera un “possibile cancerogeno” per l’uomo e sostanza tossica per gli organismi acquatici. Utilizzato in passato come solvente in particolari processi chimici o industriali, ha visto un massiccio impiego nei decenni precedenti per la produzione di freon R-22 usato come fluido refrigerante (messo al bando, per via dell’effetto distruttivo sullo strato di ozono dell’alta atmosfera). Nella letteratura scientifica, valori fuori norma per il cloroformio sono imputabili ad altri fattori antropici: ad esempio clorurazione (immissioni di cloro nell’acqua per purificarla) oppure sversamenti di rifiuti a monte della falda. Tra le attività d’impiego del Cloroformio (Triclorometano, Metano tricloruro) troviamo tra le altre, le attività di raffinerie di petrolio e gas; fonderie di metalli ferrosi; produzione di clinker e calce viva; incenerimento rifiuti urbani; eliminazione rifiuti pericolosi; discariche etc.

La questione si rivelò da subito molto complessa. Visto che nell’area in questione esiste una contaminazione sia a monte idrogeologico che nella zona laterale vicino ad Acciaierie d’Italia (da dove deriva la contaminazione maggiore: in passato il triclorometano è stato rinvenuto nella analisi riportare nella Relazione di Riferimento relativa allo stabilimento ILVA S.p.a. in Amministrazione Straordinaria, in merito allo stato di contaminazione del suolo e delle acque sotterranee del dicembre 2015), è molto vicina alla Gravina Leucaspide (che rientra nell’area vasta del comune di Statte) che ha subito un forte inquinamento negli scorsi decenni, insiste nella zona PIP di Statte (a tutt’oggi interessata da un intervento di bonifica), rientra anche l’ex cava Briotti, oltre al passaggio nel sottosuolo della falda profonda di Statte e della falda superficiale e profonda che si trova all’interno dello stabilimento siderurgico.

La raccolta della mole di dati necessari per fare chiarezza sulla vicenda, terminò tra l’agosto e il settembre del 2021. ARPA Puglia però, proprio il 12 agosto 2021, in una nota inviata alla Provincia di Taranto nella quale sosteneva che “data la ragguardevole mole di dati, ARPA Puglia precisa che le valutazioni tecniche propedeutiche all’individuazione del responsabile della contaminazione, che si aggiungono alle numerose attività che ordinariamente la scrivente Agenzia deve svolgere sul territorio ai fini della verifica delle condizioni ambientali, non potranno essere restituite a codesta spettabile Provincia, come richiesto, entro venti giorni dal ricevimento della documentazione inviata; la tempistica indicata peraltro non trova riscontro nell’art. 245 del D. Lgs. 152/06, che non indica alcun limite temporale per l’individuazione del responsabile della contaminazione. Inoltre, non è detto che il quadro conoscitivo che emergerà dai dati acquisiti sia sufficiente a individuare il responsabile della contaminazione…”.

Per tutto quanto esposto e sulla scorta delle competenze e conoscenze del settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto, “stante le molteplici e potenziali sorgenti presenti nell’intorno dell’area investigata non è stato possibile addivenire all’univoca individuazione del responsabile della contaminazione medesima, non riuscendo a riscontrare un inequivocabile nesso causale fra le predette sorgenti e l’evento di superamento delle CSC”, ritenendo pertanto “concluso il procedimento di che trattasi volto all’individuazione dell’eventuale responsabile della contaminazione relativa al superamento della concentrazione soglia di contaminazione per il parametro “Triclorometano” (TCM) in località La Riccia- Giardinello”.  

Secondo la documentazione pubblicata dalla Provincia di Taranto però, ad ulteriori sollecitazioni prodotte non sarebbe arrivato il parere definitivo di ARPA Puglia contenente le valutazioni tecniche propedeutiche all’individuazione del responsabile della contaminazione. In che lascia francamente un pò perplessi in merito alla decisione di concludere il procedimento prima di aver ottenuto la valutazione finale della stessa agenzia, anche se quest’ultimo molto probabilmente non avrebbe sbrogliato del tutto l’intricata matassa relativa al caso della presenza del “triclorometano” nella falda.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/03/2italcave-triclorometano-in-falda-sindaga-sulla-fonte2/)

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