A San Catavete passe ‘u fridde e avène u cavete”, recitavano i nostri avi, quando le stagioni avevano ancora un significato. E d’altronde non è mica passato tanto tempo da quando durante i festeggiamenti patronali c’era chi azzardava il primo bagno. In ogni caso, il calore durante la “tre giorni” di onoranze sarà assicurato dalle migliaia di cuori palpitanti d’affetto verso il Patrono. Soprattutto la sera di lunedì 8 maggio quando l’argentea immagine, in una suggestiva scenografia di luci e colori, sarà portata in processione per i due mari. L’allora presidente del comitato festeggiamenti, mons. Nicola Di Comite, sosteneva che quella di San Cataldo fosse la processione a mare più grande di Puglia. Sarà come sempre una giornata da ricordare, come sempre accade quando la fede e la tradizione si mescolano assieme a quel sentimento di appartenenza ai propri colori, per il quale alcuni parlano anche di una giornata dell’orgoglio della tarantinità. E San Cataldo non potrà che rimanerne commosso, osservando dall’alto dei Cieli la folla che per qualche tempo metterà da parte ogni amarezza per rendergli grandi manifestazioni d’affetto. Sì, tranquilli, farà la grazia di aiutarci a risalire la china, benedirà gli sforzi tesi a ridare dignità alla sua città. Anzi, lo immaginiamo già da subito intento, presso le Alte Sfere, a implorare un ulteriore aiuto straordinario. Quanto ne abbiamo bisogno!
Alla processione a mare farà da prologo il Palio di Taranto, ormai da anni manifestazione di spicco del programma dei festeggiamenti. Si tratta di una regata che si svolge attorno all’Isola, quasi in un tifo da stadio. Vi si misurano gli equipaggi di dieci gozzi (barche a remi) rappresentanti i quartieri cittadini, regalando così alla città un evento imperniato sulla bellezza dei due mari, stimolando nel contempo nei cittadini il senso di sportività e recuperando antiche tradizioni ormai andate perse. Gli atleti muoveranno alle ore 17.30 circa da palazzo di città (col bandierone del Palio in testa) assieme alle autorità cittadine verso l’arcivescovado. Questo, attraversando l’antica Via Maggiore, (una volta tanto liberata dalla piaga dei motorini) fra le musiche delle bande cittadine “Lemma” e “Santa Cecilia”, con un profumo di fiori in sottofondo e in cielo volteggi di rondini. E’ la Taranto vecchia che amiamo e che vorremmo tornasse a vivere, non solo in tali circostanze. Dopo la benedizione, gli equipaggi raggiungeranno lo specchio d’acqua antistante il castello aragonese per la gara che prevede il periplo dell’Isola.
Questo, mentre l’arcivescovo, il Capitolo Metropolitano e tutte le autorità si dirigeranno nella basilica cattedrale dove il simulacro del Santo, nel Cappellone, verrà portato dai confratelli sotto un artistico baldacchino approntato a lato del presbiterio. Dopo il Vangelo del giorno e il saluto all’assemblea, l’arcivescovo darà lettura del tradizionale discorso, in cui non mancheranno i riferimenti all’attualità, soprattutto locale. Quindi, la cerimonia de “’u pregge”, cioè la consegna della statua alle autorità cittadine per la durata dei festeggiamenti. Si tratta di un termine dialettale con cui si indica una manifestazione di riguardo nei confronti di una personalità. E da qui, il popolare modo di dire “Vole ‘u pregge come a San Catavete”, nei confronti di chi “vuol essere pregato” per fare ciò che in fondo è il suo dovere. Anticamente per questo atto della tradizione (scrive Cosimo Acquaviva in “Taranto…tarantina”) si faceva ricorso a un notaio il quale, in un documento redatto alla presenza di testimoni, fissava i termini e le condizioni della consegna del simulacro. Attualmente il tutto si risolve in un verbale in carta semplice, sottoscritto dalle parti interessate.
Il simulacro sarà poi portato in piazza e issato su un carro riccamente addobbato. Con la partecipazione dei confratelli di San Cataldo (nella caratteristica mozzetta rossa) il corteo percorrerà corso Vittorio Emanuele diretto al molto turistico Sant’Eligio per l’imbarco sulla motonave “Cheradi”, concessa dalla Marina Militare. E il momento sarà veramente commovente, con il sole che si tuffa all’orizzonte tra il volo festoso delle rondini e le sirene delle navi alla fonda. Il mezzo navale si porrà alla testa delle numerosissime imbarcazioni in attesa al largo, dando inizio alla processione a mare. Dopo il giro per Mar Grande, con la benedizione alle navi e alle barche dei pescatori, il colorito corteo si dirigerà per il canale navigabile; l’attesa della folla su Corso ai Due Mari sarà scandita dalle allegre marcette della fanfara della Marina Militare, schierata davanti all’Ammiragliato. Quindi, fra i fuochi pirotecnici con la suggestiva fiaccolata a pioggia d’argento dagli spalti del castello aragonese, la “Cheradi” con il suo festoso seguito attraverserà il canale navigabile (il ponte girevole sarà aperto in segno di saluto) diretto a Mar Piccolo. A causa dei lavori sul waterfront di Mar Piccolo, lo sbarco non avverrà più alla discesa Vasto ma alla banchina del castello aragonese, da dove la processione ritornerà in basilica percorrendo via Duomo. Mercoledì sera, 10 maggio, San Cataldo tornerà in strada a ricevere l’omaggio dei tarantini.
Il mercatino
Una novità quest’anno per il tradizionale mercatino che, sempre a causa dell’indisponibilità di via Garibaldi, si svolgerà al lungomare, nel tratto tra corso Ai Due Mari e via Giovinazzi, mentre le giostrine saranno allestite sulla rotonda.
Le mostre
L’associazione culturale “Vito Forleo” ha in corso nei locali di via Duomo 247 la mostra fotografica sulla Taranto scomparsa e sulla basilica cattedrale di San Cataldo.
“Fotografando San Cataldo” s’intitola invece la collettiva fotografica a cura di “Fotografi per passione”, in collaborazione con l’associazione “YouthAlive Italia” di Vincent Borromeo che si tiene fino il 9 e10 maggio in via Duomo 206, con visite dalle ore 18. Espongono: Elvira Autiero, Loredana Calò, Marcello Dalla Rena, Silvano Martinelli, Anna Mele, Pasquale Reo e Donato Vantaggiato.
*foto Paolo Occhinegro

