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La prigione del corpo diventa dorata

A cura di Alessandro Epifani – L’Italia è il quarto paese al mondo per interventi di chirurgia estetica, preceduta da Giappone, Brasile e Stati Uniti.  Si stima che il volume d’affari di questo comparto coinvolga oltre 30 milioni di persone nel mondo: siamo nel tempo sì della disintermediazione e del virtuale, ma è anche il tempo per cui quella che nel “Fedone” per Platone era una prigione di carne, oggi è diventata la nostra unica forma non solo espressiva, ma di autoaffermazione. Al corpo, alla sua cura maniacale e alle sue protesi, si deve un pullulare di nuove forme patologiche ove alle nevrosi della post modernità come la nomofobia (paura di essere disconnessi) si affianca la ortoressia, ovvero una immagine dismorfica del proprio corpo che- di conseguenza- deve essere corretto e riparato senza soluzione di continuità, in una ciclica coazione a ripetere che mira ad un ideale sempre più lontano e sfidante.

La giovane scrittrice statunitense Allie Rowbottom ha di recente presentato a New York il suo romanzo d’esordio offrendo provocatoriamente mini iniezioni di botox ai partecipanti. Di corpo, ma soprattutto di psiche labile si occupa il suo “Aesthetica”, ambientato nella cittadina californiana di Burbank, nome che rimanda non a caso al protagonista del film “Truman show” del 1998. Il testo racconta di una giovane influencer da 100.000 followers di nome Anna che nel 2017, ancora ventenne, fa da pendolare tra Huston e Los Angeles per assistere la madre malata. Lo stress e una certa familiarità con i camici bianchi attrarrà la ragazza in un gorgo compulsivo di reiterati interventi chirurgici in ogni parte del suo corpo. Anna non sarà più lei, trasformata in un corpo diverso cui non corrisponde una diversa personalità. A questo punto la Rowbottom sposta l’asse diacronico ad un futuro prossimo perché proietta il lettore nel 2030, quando ritroviamo Anna in un sudicio motel mentre attende di essere convocata per sottoporsi ad “aesthetica”, innovativo insieme di procedure chirurgiche per annullare tutti i precedenti interventi.

Il romanzo spinge inevitabilmente a letture plurime perché è un ritratto feroce di questo nostro tempo dannato e senza speranza, è una severa critica all’arrendevolezza deresponsabilizzata dei nostri giovani, ma offre anche chiavi di lettura insolite intorno al dilagante fenomeno del ritorno tribale alla comunicazione mediata non più (non solo) dalle griffes del proprio “outfit” ma addirittura- come nelle civiltà precolombiane- affidata al corpo attraverso tatuaggi, piercing, make up, trattamenti estetici, annessi cutanei e tricologici che- in fondo- riducono l’uomo da essere pensante e parlante a creatura infantilizzata e tenuta dai media e dai brand in un costante stato di delirio paranoide o, meglio, di narcosi inconsapevole.

“Aesthetica” – Allie Rowbottom

Soho Press Edizioni, 2023

Pp. 264- Euro 33,00

Giudizio 4 stelle su 5

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