A cura di Roberto Orlando – C’è una Taranto prima e una Taranto dopo l’Arsenale. La costruzione del regio stabilimento trasformò completamente la città, la stravolse da tutti i punti di vista: sociale, economico, orografico, urbanistico. Se noi immaginiamo Taranto circoscritta sull’isola e quei pochi palazzi costruiti dall’Unità d’Italia in poi, vedremmo il palazzo della Direzione dell’Arsenale in piena campagna. Non esisteva davvero nulla.
Taranto diventò un laboratorio di urbanistica di fine ‘800, presentando soluzioni tipiche delle città dove era arrivata la rivoluzione industriale. Si diede forma alla città partendo dalla linea retta che unisce l’Arsenale e il Castello Aragonese per creare la direttrice principale, Via Di Palma e via D’Aquino, disegnando gli isolati delle dimensioni (o in rapporto) al Palazzo Archita (o Palazzo degli Uffici). Il borgo umbertino si appropria, così, del suo volto, quello che conosciamo tutti. Una variante molto forte al piano urbanistico Conversano (del 1862) tant’è che gli storici sono concordi che l’urbanistica di Taranto si fece “plasmare” dalle forze industriali e politiche.
Ma le varianti portarono gli ingegneri e gli architetti del tempo a sbizzarrirsi con i richiami all’urbanistica rinascimentale e neoclassica romana. Per dare maggior valore al Palazzo della Direzione, il centro del potere militare, si pensò di realizzare un tracciato stradale che formasse un “tridente”, che puntassero proprio alla Direzione. Potremmo fare un parallelismo nemmeno tanto azzardato e pensare al tridente di Piazza del Popolo a Roma, dalla quale partono via Ripetta, via del Corso e via del Babuino. O come i viali che portano alla Reggia di Versailles. Il progetto del tridente di Taranto avrebbe dovuto avere lo stesso effetto, completato da due file di edifici a schiera a “L”, dei giardini e due grandi fontane proprio davanti l’ingresso dell’arsenale.
Per costruire tale ardita opera architettonica, si espropriarono i terreni dei fratelli Lupolli, dei fratelli Scialpi e la proprietà Sebastio Cosimo, ovvero un quadrato che ha i lati su via Temenide, via Principe Amedeo, via Regina Elena e Corso Umberto. E poi? Esigenze diverse portarono a cambiamenti in corso d’opera, e quel tridente rimase… spuntato. Osservando la città dal satellite possiamo notare come due dei tre rebbi esistono, e sono via Di Palma e via Ammiraglio Saint Bon. La terza “punta” del tridente, però si percepisce: è formata dai capannoni appartenenti alla caserma Mezzacapo, proprio al confine con i baraccamenti Cattolica. Nessuna traccia delle fontane. Come sarebbe apparsa oggi la nostra città se si fosse realizzato questo tridente?
* foto tratte dal libro “Taranto e il suo arsenale”

