Durante l’ultima riunione dell’Osservatorio Ilva dello scorso 29 marzo, si è fatto il punto sul Programma Organico Rimozione Amianto (PORA), argomento tra i più delicati in relazione all’ambiente e alla salute in particolar modo dei lavoratori. Ricordiamo che il PORA fu presentato dal gestore del siderurgico ex Ilva, all’epoca ArcelorMittal Italia, il 30 aprile 2019 (che fotografava una situazione aggiornata alla data di emissione del documento stesso e superava la mappatura dei Commissari del 2016), e che lo stesso poggia su tre diverse direttrici: il cronoprogramma BLUE (che riguarda interventi su componentistiche elettriche di vecchia generazione), il GREY (che prevede interventi su impianti la cui bonifica è possibile solo alla fine della vita tecnica degli stessi e/o alla loro fermata) e il RED (in merito ad interventi su impianti o locali dismessi o non in marcia). 
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/10/ex-ilva-piano-ambientale-servira-verifica/)
L’aggiornamento in merito ai quantitativi di amianto (in kg) già smaltiti dall’inizio dell’attuazione del PORA, ossia dal 1° maggio 2019, suddivisi per matrice compatta e friabile al 31/01/2023, parla di c.a. 21.850 kg di amianto in matrice compatta e di c.a. 3.610.541 kg di materiale in matrice friabile non più presenti nel siderurgico.
Una prima stima dei quantitativi di amianto presenti in stabilimento alla data del 23/08/2023 prevede un quantitativo totale stimato pari a 2.140 tonnellate: durante la riunione Acciaierie d’Italia ha precisato che tali stime sono valutazioni di massima che tengono conto della tipologia dei manufatti contenenti amianto accertati o presunti all’interno delle installazioni, dei pesi presumibili e delle bonifiche già completate. Le stime hanno quindi valore esclusivamente indicativo anche e soprattutto per quelle installazioni inaccessibili per le quali è difficile fare delle valutazioni puntuali che invece potranno essere condotte in fase di cantierizzazione.
Il dott. Fardelli della Commissione AIA, non considerando gli interventi di cui al cronoprogramma GREY (relativi a impianti la cui bonifica è possibile solo alla fine della vita tecnica degli stessi e/o alla loro fermata), ha chiesto chiarimenti al Gestore in merito ai cronoprogrammi BLUE e RED, da cui emergono ritardi rispetto al termine del 23/08/2023. In particolare, nel cronoprogramma BLUE sono previsti interventi fino a novembre 2028 mentre nel cronoprogramma RED un intervento si concluderà a dicembre 2025 e la maggior parte sarà conclusa entro il 2024.
A tal proposito, il rappresentante dell’azienda ing. Labile, ha chiarito che per quanto concerne gli interventi di cui al cronoprogramma BLUE sono emerse oggettive difficoltà di effettuare interventi sulle sottostazioni elettriche che potrebbero compromettere l’operatività degli impianti; ciò ha determinato la necessità di rimodulare il cronoprogramma. Evidenziando tuttavia che l’amianto attualmente presente in stabilimento è tutto amianto entro-contenuto e ciò garantisce l’assenza di dispersione di fibre di amianto, che è l’obiettivo della prescrizione, come dimostrato anche dai monitoraggi effettuati.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/08/ex-ilva-il-ministero-della-salute-latita/)
Il dott. Fardelli a tal proposito ha poi precisato che, fermo restando il rispetto della normativa di settore, gli interventi di rimozione dell’amianto (aspetto che esula dalla normativa in materia di AIA) previsti in attuazione della prescrizione del DPCM 2017, sono da inquadrare nell’ambito sistema di gestione ambientale volto ad un generale miglioramento ambientale che continuerà ad essere attuato anche dopo il termine del 23/08/2023. Pertanto, dai chiarimenti forniti dal Gestore, alcuni degli interventi riportati nei cronoprogrammi BLUE e RED sembrano rientrare più nella fattispecie di interventi riportati nel cronoprogramma GREY ossia legati alla fermata degli impianti. Anche in questo caso, quindi, è necessario comprendere con ISPRA e i Commissari straordinari il percorso da intraprendere per meglio esaminare lo stato di avanzamento dell’obiettivo ambientale della prescrizione, tenendo presente che il DPCM non poteva prevedere la rimozione totale dell’amianto proprio in virtù del fatto che ci sono interventi che si possono realizzare solo alla fine della vita tecnica degli impianti e/o in occasione della fermata degli stessi.
Sul punto è quindi intervenuta ISPRA per illustrare gli esiti delle attività di verifica svolte, attraverso l’ing. Ferranti. Il quale ha dichiarato che durante le attività di vigilanza ISPRA ha potuto prendere atto che la stima complessiva di amianto residuo presente in stabilimento al 23/08/2023 è pari a 2140 tonnellate considerando gli interventi di bonifica già completati. Mentre rispetto al quantitativo complessivo di amianto presente in stabilimento alla data del 1° maggio 2019 paria di 5.772.391 Kg, alla data del 27/03/2023 la percentuale di attuazione degli interventi di rimozione è pari al 63% (in questa stima non vengono considerati gli interventi previsti nel periodo 1 febbraio 2023 – 23 agosto 2023). E che i recenti cronoprogrammi trasmessi dal Gestore riportano in alcuni casi una data di conclusione dei lavori successiva alla data indicata dalla prescrizione di cui all’articolo n. 13, comma 2, del DPCM del 29/9/2017 prevedendo un arco temporale per gli interventi fino al 2028.
Anche in questo caso l’azienda ha informato i presenti che anche per tale prescrizione si sta predisponendo la documentazione necessaria atta a richiedere l’attivazione dello strumento della Conferenza di Servizi speciale, dettagliando le motivazioni alla base della rimodulazione dei cronoprogrammi. Il Commissario straordinario di Ilva in AS, avv. Lupo, ha condiviso anche in questo caso l’impostazione prospettata e quindi la necessità di focalizzare meglio lo stato di attuazione degli interventi al fine di verificare il raggiungimento dell’obiettivo ambientale della prescrizione del DPCM, distinguendo comunque quelli pertinenti all’AIA. L’ing. Quaranta della struttura Commissariale ha inoltre chiaro che, da quanto riportato da ISPRA, la percentuale di amianto ad oggi rimossa è pari al 64% rispetto alla quantità inizialmente stimata dal Gestore nel PORA e quindi il quantitativo di amianto da rimuovere è pari al 36%.
L’ing. Campanaro di ARPA Puglia ha infine sottolineato che, indipendentemente dalle valutazioni del Gestore, si constata che gli interventi di rimozione previsti termineranno oltre il termine del 23/08/2023. Ribadendo la richiesta, già espressa nell’ambito della riunione di luglio 2022, di conoscere se le attività di rimozione effettuate sono state svolte in aree confinate e di fornire i rapporti di prova relativi ai controlli in aria ambiente all’esterno dei cantieri.
Dunque, come ampiamente previsto, lo smaltimento dell’amianto all’interno del siderurgico sarà completato tra diversi anni. E oggettivamente sarebbe stato quasi impossibile concludere queste operazioni entro l’agosto 2023. E non solo perché ArcelorMittal ha preso il controllo della fabbrica nel novembre 2018, o a causa dello stop ai cantieri e del loro rallentamento durante il periodo della pandemia. Parliamo di operazioni complesse da svolgere con precisione e attenzione, in un ambienta grande due volte e mezzo la città di Taranto. Certo, se si trovasse il mondo di accelerare e ridurre i tempi, sarebbero tutti contenti. Lavoratori in primis.
(leggi tutti gli articoli sull’amianto https://www.corriereditaranto.it/?s=amianto&submit=Go)
e cosa dobbiamo tutte le scuole ospedali ed edifice pubblici con tutti in amianto in Italia e chissamai anche a Taranto?
sostituisce e precisa mio precedente messaggio:
fonte governativa ed ADM KRONOS E LEGA AMBIENTE
In Italia esistono 370.000 edifice con amianto di cui 50.000 statali. si intende scuole ospedali e così via.
A vostro avviso e secondo I periti citati cosa bisognerebbe fare con questi edifici che magari possiamo trovare anche a Taranto? io ad esempio trovo esiziale chiudere scuole ed ospedali per l incolumita pubblica.