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Favole “Pe ciuccione granne”

È stato presentato presso la Biblioteca comunale di Statte “Matteo Mastromarino” il libro “Favulette pe ciuccione granne”.

Abbiamo chiesto all’autrice Gabriella Gemmino quanta Taranto e quanta tarantinità è presente in questi racconti.

“Direi che c’è più tarantinità che Taranto. Ho pensato dopo di poter inserire determinate location perché la mia è stata una scrittura di getto ed emozionale. Il dialetto utilizzato e le espressioni utilizzate sono quelle che fanno parte del repertorio di famiglia, dalla battuta della nonna, alla citazione della zia”.

Si è lasciata ispirare da contesti prettamente familiari?

“No perché io adoro quando vado in giro, specialmente quando sono a mare sotto l’ombrellone perché origlio. Non mi interessa ascoltare i fatti altrui ma come vengono raccontati infatti ho il block-notes del telefono pieno di espressioni e frasi da cui mi lascio ispirare quindi ho una raccolta sia di repertorio famigliare che di quel che ascolto in giro”.

 

 

Perché hai scelto il dialetto tarantino per rivisitare le favole classiche?

“Ho scelto il diletto perché, secondo me, è il mezzo migliore per ridere e per far ridere anche se scrivo ovviamente in italiano utilizzando uno stile totalmente diverso da questo. Il dialetto l’ho applicato alle favole perché la sera ho l’esigenza di raccontare la favoletta della buonanotte ai miei figli. Un giorno una mia amica mi ha detto che ai suoi nipoti le raccontava in dialetto per renderle più divertenti. Al che le ho risposto che mi aveva dato un’ideona e così ho iniziato. Mio figlio è uno molto creativo e fantasioso e ogni sera mi chiedeva di raccontargli le favole in maniera diversa quindi alcune le rielaboravo, altre sono rimaste fedeli alla storia, il dialetto si prestava benissimo per le battute e le prese in giro. Quando ho finito di scrivere il libro mi sembrava, rileggendolo, l’avesse scritto mia nonna dunque, da questo punto di vista, sono riuscita nell’intento. Ognuno di noi si potrà ritrovare a prescindere da mia nonna perché sono frasi popolari”.

Ha rivisitato solo il linguaggio delle favole tradizionali?

“No, ho anche introdotto espressioni ed elementi in chiave moderna come la principessa che fa un incidente con la carrozza perché il GPS non prende o il vestito nuovo dell’imperatore che lo acquista visualizzando gli hashtag di Instagram”.

Durante la presentazione del libro l’autrice ha dialogato con l’educatrice Luana Spadaro la quale le ha chiesto se avesse riscontrato difficoltà a trascrivere le favole in dialetto tarantino. Gabriella Gemmino ha ammesso di aver riscontrato diverse difficoltà perché il dialetto scritto è diverso da quello parlato. Nonostante si sia affidata al dizionario Gigante, ha trovato la casa editrice Scorpione che le ha consigliato di non riportare ossessivamente ogni accento in modo da non rendere ostica la lettura. “Questo è stato il motivo per cui alcuni editori mi hanno scartata dicendomi – ha concluso l’autrice – che era scritto male. Il mio editore invece ha creduto in questo progetto perché ritiene che il dialetto sia in continua evoluzione e si parli diversamente a seconda dei punti di Taranto in cui ci spostiamo quindi per renderlo più fruibile abbiamo ovviato in questa maniera”.

 * Il libro si può acquistare dalla pagina facebook “Favulette pe ciuccione granne”.

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