L’era della globalizzazione ha permesso la fluidità tra le comunità diffondendo e mischiando usi, costumi e tradizioni di popoli che si sono creati nei diversi secoli.

Questo fenomeno di unificazione ha incluso anche i mercati a livello mondiale ed ha consentito la conoscenza delle innovazioni tecnologiche e gastronomiche che hanno portato modelli di consumo e di produzione più uniformi e convergenti.

Da un lato, si assiste, ad una progressiva e irreversibile omogeneità nei bisogni e ad una conseguente scomparsa delle tradizionali differenze tra i gusti dei consumatori a livello nazionale, regionale o locale; dall’altro, le imprese sono maggiormente in grado di sfruttare le economie nella produzione, distribuzione e merketing dei prodotti.
Questo progresso e cambiamento lo possiamo toccare con mano negli ultimi dieci anni dove in particolar modo, la cultura gastronomica, ha subito questa liberalizzazione.

In particolar modo, la cultura giapponese è esplosa come una vera e propria moda culinaria, facendosi strada in quella occidentale, aprendo i nostri orizzonti verso sapori differenti a quelli classici mediterranei, che una volta provati non si riescono più a lasciare andare.

Il consumo di sushi – i bocconcini a base di riso a grani piccoli e corti conditi con aceto di riso, zucchero e sale e combinato con diversi tipi di pesce, alghe, vegetali e uova – è diventato oggi quasi una consuetudine, da gustare almeno una volta al mese.

Questo piatto, in origine, indicava un modo per conservare il pesce, infatti, per evitarne il deterioramento, il pesce fresco si avvolgeva nel riso fermentato. In Giappone la parola sushi si riferisce, proprio, ad una vasta gamma di cibi preparati con riso.

La varietà del piatto nasce dalla scelta dei ripieni e guarnizioni, nella scelta degli altri condimenti e nella maniera in cui vengono combinati. Gli stessi ingredienti possono essere assemblati in maniere completamente differenti per ottenere effetti e sapori differenti.
Il sushi ha conquistato gli italiani per il gusto (59%), per la sua varietà e forma (42%) e perché adorano che sia esotico (23%). Per il 76% è desiderabile tutto l’anno. L’Istat a partire dal 2020 ha aggiornato il paniere, una lista dei beni e servizi che rappresentano quelli prevalentemente acquistati dalle famiglie italiane, introducendo tra i nuovi consumi il sushi.

Troppo accecati da queste tipiche prelibatezze, che sono ormai entrate nel nostro mondo culinario, ci dimentichiamo di quello che possediamo o comunque tendiamo a metterlo in secondo piano. Questi dati trovano conferma nelle realtà locali, che a periodi alterni hanno dovuto adattarsi all’andamento della richiesta e del consumo di questo pitto tipico giapponese.

Taranto, nonostante la sua naturale predisposizione alla cucina di pesce e molluschi con le sue tante varietà di piatti, non è riuscita a sfuggire alle tendenze culinarie degli ultimi anni.

Infatti, di tutte le pescherie che troviamo nel territorio l’80%, la città bimare ha dovuto seguire l’elevata richiesta della clientela di poter acquistare le vaschette di sushi direttamente in negozio. Questa richiesta è aumentata, principalmente, nel periodo della pandemia quando i ristoranti erano chiusi, ma la voglia di sushi era irrefrenabile.

Così sul banco di queste pescherie oltre ad esserci il pesce fresco, si sono aggiunte le vaschette di sushi, acquistate dal mercato galleggiante di Taranto Vecchia oppure dai rivenditori che rifornivano i Supermercati. Il prodotto aveva le certificazioni e le etichette necessarie per poter essere acquistato e consumato dalla clientela.

Questo tipo di prodotto è rimasto accessibile per più di un anno, con una buona affluenza, costante che ha permesso la giusta attività all’interno delle pescherie. Successivamente a causa delle riaperture dei ristoranti, la domanda è lentamente calata e di conseguenza c’è stato il ritorno alle origini.

La restante parte delle pescherie (20%) del territorio nonostante la richiesta da parte della clientela non hanno accettato di portare un prodotto industriale e non lavorato sul proprio banco, ma hanno semplicemente aspettato che la moda passasse.

La nuova modalità d’acquisto e di consumo che si è diffusa e che sicuramente cambierà in base alle tendenze che si svilupperanno negli anni a venire, ha fatto produrre questa capacità di adattamento al cambiamento che ci permette di trarre beneficio anche a costo di “tradire” la natura e la prelibatezza dei nostri prodotti.

 

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