L’inconfondibile calore e l’altruismo tarantino hanno raggiunto anche l’Emilia-Romagna. E si annusa nel profumo del pane appena sfornato, da donare a chi purtroppo non ha più nulla e non sa cosa gli riservi il futuro. Il “Panificio mobile”, balzato alle cronache nazionali nelle ultime settimane, è un’iniziativa ideata dall’animo sensibile di un tarantino per gli sfollati della tragedia alluvionale che ha colpito oltre quaranta comuni nel centro e nel nord Italia. L’idea rientra nell’ambito dell’iniziativa umanitaria “Emergenza Emilia Romagna” ed è stata organizzata dal team di emergenze Koor Società Benefit, Creative Knowledge Foundation e il cui partner è la Fondazione Francesca Rava.
Come nasce questa iniziativa
È una settimana come le altre mentre A., un tarantino trapiantato a Roma, si dirige a lavoro. Lui e tutto il resto d’Italia sono non possono lontanamente immaginare la tragedia che, da lì a qualche settimana, sconvolgerà l’Emilia Romagna. In televisione passano in rassegna servizi inverosimili sulla moltitudine di acqua che spazza via case, sogni e sacrifici di una vita. C’è chi scappa e chi, purtroppo, ancora incredulo non vuole lasciare la propria abitazione, perché tanto prima o poi tutto finirà. Anche se, per ora, quella speranza rimarrà solo un miraggio, perché l’acqua continua a inondare e a seppellire ogni speranza. L’Italia è sconvolta, così inizia subito ad attivarsi: sono tanti i civili che, insieme ai militari, alla Protezione Civile e alla Croce Rossa, prestano il proprio aiuto. La generazione più giovane, con i secchi colmi tra le mani e tanto altruismo da vendere, inizia a spalare per dare un grosso contributo agli sfollati. In tutto ciò, A. sente l’esigenza di contribuire: così nasce l’idea del “Panificio mobile”, che nel giro di 5 giorni diventa realtà. Parte anche lui e inizia la sua avventura. Tuttavia, quando si reca sul posto, viene a contatto con qualcosa che, difficilmente chi segue la vicenda dallo schermo, può constatare: l’ottimismo. In mezzo a tutta quella devastazione, si respira tanta voglia di rinascita e di fiducia, verso un futuro di rinascita e normalità. Insieme a lui, Marco, Roberto, Mirko, Mario, Viola, Emma, Elisabetta, Sofia, Nicola e i “tre moschiettieri”, il soprannome di tre pensionati che hanno messo da parte la propria quotidianità per dormire nei sacchi a pelo e impastare, sfornare e garantire del cibo caldo agli sfollati. Il lavoro è duro, ma il tempo speso in compagnia scorre velocemente. Si instaurano legami, più forti della mancata tenuta degli argini. La catena d’amore si allunga, per cui sono tanti i volontari che sposano questa proposta di un nuovo inizio e difatti sono attesi da Taranto altri panettieri.
La forza dell’amore
Ieri mattina, la squadra ha preparato le teglie di focaccia tricolore, che ha donato ai militari. Ma nulla è paragonabile ai sorrisi dei bambini, che nonostante tutto, sono riusciti ad adattarsi alla tragica situazione, senza pretese. È come se quest’anno il campo estivo fosse iniziato con qualche settimana di anticipo. A. purtroppo, deve tornare a casa. Lungo il viaggio di ritorno, pensa e ripensa alla gioia della piccola Francesca, ai suoi occhietti vispi e felici, mentre assapora la focaccia. È stanco, ma ha lo stomaco ancora in subbuglio per l’adrenalina e il susseguirsi di emozioni, che inevitabilmente, si trasformano in lacrime di commozione. Non è un addio, ma un arrivederci che lo tiene ancorato a una terra così provata. L’ha promesso alla piccola Francesca.


