Lo spettacolo “il nodo”, che ha concluso gli eventi della stagione teatrale del Fusco, ha ospitato sul palco le attrici Ambra Angiolini e Arianna Scommegna, che attraverso la loro toccante interpretazione, sono riuscite a trasmettere lo straziante dolore che il fenomeno del bullismo provoca attorno a sé.

Il testo, della drammaturga statunitense Johnna Adams, si concentra sulle emozioni ed i sentimenti di chi, indirettamente, subisce il bullismo. È il caso di Corryn madre di Gidion, interpretata dalla Angiolini, che si è suicidato per via dei soprusi subiti e di Heather la sua insegnante interpretata dalla Scommegna.

La scena, curata dalla regista Serena Sinigaglia, è ambientata all’interno dell’aula di Gidion, con i banchi disposti a scacchiera, situati su un pavimento altalenante, con lo scopo di tramettere allo spettatore il difficile percorso che i bambini affrontano nella scuola.

Il colloquio, ricco di alti e bassi, parte con un tono pacato, quasi piatto come a rappresentare lo shock iniziale dovuto dal suicidio di Gidion, per poi aumentare d’intensità, arrivando a ribaltare i banchi, a urlarsi addosso a piangere e persino a ridere in maniera isterica, cercando in questo modo di abbandonare la consapevolezza e i sensi di colpa della realtà. Entrambe le donne, si sentono impotenti di fronte a essa.

Tra le varie crisi, che spingono Corryn a scaraventare i banchi creando stupore, meraviglia e disorientamento in sala come un pugno inaspettato nello stomaco, c’è un elemento che in maniera sottile scandisce il tempo, il ticchettio del metronomo che ininterrottamente continua a oscillare per poi spezzarsi nel momento in cui si parla di Gidion.

Questa impercettibile sensazione, quasi infastidita dal suono del metronomo, fa capire come la vita delle due donne continua ad andare avanti, mentre quella di Gidion è ormai finita. Durante il colloquio, Corryn vuole capire il motivo della sospensione che il figlio aveva ricevuto dalla sua insegnante e di cui lei non era a conoscenza.

Nella disperazione più totale entrambe colpevolizzano l’altra per la mancanza di attenzione, e sporadicamente pronunciano frasi standardizzate come “se mi avesse parlato prima”, “se lo avesse seguito meglio” oppure “lui non avrebbe mai fatto un’azione del genere”. Molti degli interrogativi che si ponevano Heather e Corryn sorgevano perché non capivano se Gidian fosse la vittima o il carnefice, se avesse subito o inflitto determinate azioni e cercano insieme le ragioni che hanno spinto il bambino a suicidarsi.

In queste domande è completamente assente la voglia di giudicare i mancati interventi da parte dell’insegnante e della madre.

Infatti l’ascolto reciproco, durante il colloquio, ha fatto emergere verità scomode su Gidion e inconsciamente ha mostrato l’assenza di attenzione nei confronti del bambino. Sia Corryn sia Heather in alcuni momenti si sovrastavano con le voci, la loro comunicazione non era funzionale e tutto questo ha influito sulle azioni e sugli atteggiamenti di Gidion all’interno della classe.

Si sono trovate di fronte ad un nodo impossibile da sciogliere se non con un taglio netto, un vero e proprio “nodo gordiano” un’espressione legata alle gesta di Alessandro Magno, che mostra la difficoltà nel risolvere un conflitto, se non attraverso il coraggio di affrontare il problema con un taglio netto.

Lo spettacolo termina con la consapevolezza di non avere né vinti né vincitori. Non si riescono a prendere le parti di una o dell’altra, si assume una sorta di apatia che lentamente si trasforma in dispiacere per gli sbagli, che sono stati commessi e che hanno portato a delle conseguenze irrimediabili. Mostrando questa parte di emozioni tanto forti quanto fragili, vissute da due figure che sono marginali nel fenomeno del bullismo, si lascia allo spettatore la possibilità di riflettere sulle azioni che all’apparenza possono sembrare giuste, che invece nascondono diverse insidie.

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