Largo Pittarella (originariamente largo Chiappino), agli inizi di via Di Mezzo, nei pressi del pendio La Riccia. L’immagine custodita dagli anni dell’infanzia è quella dei pescatori che riparano le reti tutt’attorno alla fontanella, ancor oggi esistente, la cui acqua veniva attinta per le necessità del vicino mercato del pesce. E poi, l’odore particolarmente insistente della salsedine proveniente dal vicino Mar Piccolo, l’incessante andirivieni dei compratori proveniente da tutta la città, ancor più numerosi nell’approssimarsi delle festività natalizie. “Le cozze, le cozze d’u mare nuèstre, iavatùne e cozze pelòse” – gridavano i venditori. E ancora: “Lutrìne, so’ bedde le lutrìne. Accattàtevele, accattàtevele!”.
Oggi, invece, c’è il silenzio, triste, dopo lo sgombero di quella file di umili palazzetti alla fine degli anni anno ottanta, sia per le condizioni di particolare fatiscenza sia perchè si temeva scarsa tenuta del banco roccioso (il salto di quota) che separa la parte alta da quella bassa della Città vecchia. E quell’anno, per la prima volta, la processione di San Giuseppe sfilò nel deserto di via Di Mezzo. Da allora, a parte il recupero degli edifici sottostanti l’università, poco si è fatto per rivitalizzare questa strada, un tempo fra le più animate.
Negli anni si sono succedute iniziative di sensibilizzazione a tal fine, fra cui gli happening artistico-musicali per la riapertura di scaletta Calò assieme a mostre pittoriche, animazione teatrale, ripulitura periodica delle chianche e posizionamento di vasi di fiori in largo Pittarella. Ma tutto finiva lì. Perciò non si può descrivere l’emozione nel vedere innalzare impalcature proprio in quel largo, e non per il solo consolidamento statico per evitare crolli, com’è avvenuto di frequente proprio in quella strada. Il cantiere infatti è stato aperto per recuperare un edificio di congrue dimensioni che si sviluppa all’angolo con via Di Mezzo.
Tutto questo avviene grazie a Pierpaolo Lupo, tecnico elettronico con la passione per la Città vecchia, che destinerà l’immobile in parte a propria abitazione e in parte a struttura ricettiva per la quale ha già scelto il nome: “La locanda del Turripenne”, dal nome di uno dei quattro pittaggi in cui era suddiviso il centro storico (gli altri si chiamavano San Pietro, Baglio e Ponte). I locali a pianterreno potrebbero ospitare un locale per i giovani (bar-piccola gastronomia). I lavori sono in fase di avanzamento e potrebbero essere ultimati già entro quest’anno.
Pierpaolo Lupo spiega che l’immobile era di proprietà sin dai primi del 1900 dei coniugi Giuseppe Murianni e Rosa Peluso che vi abitavano assieme ai cinque figli: Rosa, Cosimo, Cataldo, Egidia e Antonio). Giuseppe Murianni, soprannominato “Chiappine”, era un noto mitilicoltore e possedeva un vasto “giardino” di cozze a Mar Piccolo, ancor oggi esistente. La palazzina fu poi ereditata dal figlio Cataldo (“zie Alducce”) e nel tempo vide succedersi molti inquilini fino allo sgombero di fine anni ottanta.
Nel 2015 Pierpaolo Lupo ne effettuò l’acquisto da un familiare, avviando le opportune pratiche burocratiche per la ristrutturazione che finalmente, dopo diversi intoppi e le pause per il covid, hanno recentemente avuto buon fine. L’edificio confina, nella medesima piazzetta, con un immobile in condizioni alquanto fatiscenti: Pierpaolo Lupo spiega che è stato acquistato di recente da un conoscente con le medesime prospettive di ristrutturazione. La speranza è che un altro cantiere possa presto aprirsi, e poi tanti, tanti altri ancora fino a rivitalizzare l’intera via Di Mezzo, come una volta. Un sogno?