Acciaierie d’Italiaha presentato nei giorni scorsi il proprio bilancio di sostenibilità 2022. Un report più robusto e completo rispetto a quello del 2021, che rappresenta la narrazione plastica, da parte aziendale, di quanto sta succedendo nel gruppo.

Nella lettera agli stakeholder allegata al bilancio dall’amministratore delegato Lucia Morselli si legge: “Abbiamo deciso di condividere le azioni nelle quali siamo impegnati e che testimoniano i nostri principi e di come queste azioni siano a supporto del ruolo sociale di generazione e distribuzione di valore. Queste azioni si traducono in progetti concreti che incidono in profondità sia sull’organizzazione sia sul contesto in cui operiamo: decarbonizzazione, transizione energetica e digitalizzazione sono processi che impattano sulla operatività di tutto il gruppo e che producono ricadute positive sull’ambiente in cui operiamo. Il raggiungimento di questi obiettivi richiede inclusività: per questo abbiamo creato una rete fatta di imprese e di conoscenze, realizzando collaborazioni strategiche con partner di livello internazionale, università e centri di ricerca e abbiamo istituito, proprio a Taranto, un nuovo Centro di ricerca e sviluppo. Abbiamo creato una Direzione sostenibilità per guidare l’azienda verso il cambiamento, per coordinare in maniera sinergica e interdisciplinare le attività per uno sviluppo sostenibile e stiamo investendo nel capitale umano attraverso nuovi percorsi formativi e l’inserimento di giovani talenti del territorio. La crescita nel ruolo di leader nel panorama siderurgico europeo e nazionale avverrà nel coordinamento delle esigenze aziendali con le aspettative sociali dei nostri stakeholder. Con questo documento redatto su base volontaria, il gruppo Acciaierie d’Italia intende rendicontare in maniera trasparente le proprie performance ambientali, sociali, economiche e di governance e fornire, in un’ottica di miglioramento continuo, un sistema di misura del livello di sostenibilità che vogliamo raggiungere”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/29/acciaierie-ditalia-dri-ditalia-scontro-totale4/)

Il lungo rapporto, di cui abbiamo preso visione e letto, è stato sintetizzato nei suo apsetti principali dal sito specailizzato Siderweb.

A fronte di un valore economico generato di 3,887 miliardi di euro, ADI nel 2022 ha distribuito valore per 3,708 miliardi di euro, in leggera crescita rispetto all’anno precedente che si era assestato a 3,381 miliardi. Di questi, oltre 357 milioni di euro sono rappresentati dai salari per i dipendenti, 6 milioni in più rispetto al 2021. Il valore economico trattenuto infine è stato di poco superiore ai 179 milioni di euro, in discesa rispetto ai 267,7 milioni di un anno fa.

Presente nel report la voce “costi”, che mostra come la spesa totale del gruppo ammonti a 4,309 miliardi di euro, di cui 3,706 miliardi assorbiti dal solo sito di Taranto. Cifre importanti, di cui 1,243 miliardi sono rappresentate dagli ordini verso i fornitori. Le principali voci di spesa sono i servizi, i ricambi e gli appalti, rispettivamente al 30%, 27% e 25% del totale. Il 9% della spesa è dedicato ai trasporti, mentre il restante 9% si divide tra: energia (2%), materie prime (5%) e refrattari (2%).

L’output in termini di volumi è stato di 3,17 milioni di tonnellate nel 2022 con un fatturato che per il 98,6% è stato realizzato in Europa e per l’1,4% in Paesi terzi. Guardando all’’Europa, il 76,4% della produzione ha come destinazione l’Italia, con ben 2,42 milioni di tonnellate che restano nel nostro Paese. Le altre mete principali sono la penisola iberica (8,5%), la Germania (4,6%) e la Francia (2,3%).

Tra i finiti il prodotto più commercializzato sono i coils e derivati, 2,6 milioni di tonnellate, pari all’82,7% della produzione. Seguono le lamiere da treno con il 7,7% dell’output, le bramme con il 5,5%, i tubiforma con il 3,6% e i tubi con lo 0,6%. La verticalizzazione dei coils prevede 1,4 milioni di tonnellate di freddo, 1,1 milioni di tonnellate di caldo e decapato e 98mila tonnellate di banda stagnata. Le regioni italiane più fornite dall’ex Ilva sono: l’Emilia Romagna 29,2%, la Lombardia 23,8% e il Veneto 18,5%.

Guardando all’impatto ambientale, Acciaierie d’Italia ha evidenziato in prima battuta come l’entità degli investimenti green abbia raggiunto gli 1,88 miliardi di euro, con il contributo di Ilva in AS fermo a 570 milioni di euro, mentre la holding di ADI ha destinato 1,31 miliari di euro al miglioramento delle performance dello stabilimento.  Rispetto al 2021, la differenza è di 110 milioni di euro. Le emissioni di CO2 dirette dello stabilimento (Scope 1) sono scese da 9,65 a 8,66 milioni tonnellate. Se si aggiunge la quota di Scope 2 secondo la metodologia market based si arriva a 8,94 milioni di tonnellate. Un numero positivo, dal momento che lo scorso anno si sfioravano i 10 milioni di tonnellate di CO2. Anche per il 2022, con i dati forniti dalla rete aziendale, migliorano significativamente le emissioni di polveri (praticamente dimezzate), dello zolfo (più che dimezzato), dell’azoto (in sensibile calo) e delle diossine (scese da 0,063 a 0,054). Per quanto riguarda i rifiuti, ADI ha ridotto la produzione a 1,3 miliardi di tonnellate contro gli 1,8 del 2021. Un aspetto su cui lavorare invece è il consumo di acqua, salito tra il 2021 e il 2022 da 782mila a 806mila megalitri.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/25/ilva-rinnovo-dellaia-e-tutela-della-salute/)

Chiudendo sui lavoratori, si nota che c’è ampio spazio per un ulteriore miglioramento nella differenza di genere: le 148 donne in organico nel 2021 sono salite a 159, ma rappresentano soltanto l’1,5% del totale (cioè 10.544 persone). Il turnover è sostanzialmente stabile: 226 lavoratori in uscita a fronte dei 229 in entrata.

Infine, Vincenzo Dimastromatteo torna a guidare lo stabilimento siderurgico di Taranto nel ruolo di direttore. La notizia si è diffusa nella serata di ieri. Sostituirà Salvatore Del Vecchio, che avrebbe lasciato volontariamente il suo ruolo, dopo essersi insediato il 1° febbraio scorso. Del Vecchio, già a Taranto con la gestione Riva, aveva preso il posto di Alessandro Labile, che, nominato direttore di stabilimento ad agosto 2022, che è poi tornato a dirigere l’area Ambiente e Sicurezza della fabbrica. Labile, a sua volta, aveva sostituito al vertice Dimastromatteo, arrivato in Acciaierie d’Italia ad aprile 2021. In precedenza, sempre Dimastromatteo era stato col gruppo Arvedi e prima ancora all’Ilva con la gestione Riva. Dimastromatteo, tarantino e ‘altifornista’, già ieri avrebbe incontrato i capi aree e i capi reparti dello stabilimento.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/25/acciaierie-ditalia-chiede-cassa-in-deroga/)

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