A cura del Dott Alessandro Stasi (specialista ortopedico e dirigente medico presso UO. ortopedia Ss annunziata di Taranto) –
Osteoporosi, quali sono le cause?
Per rispondere a questa domanda dovremmo anzitutto comprendere che l’osso non è come molti pensano qualcosa di inerte, bensì qualcosa di vivo che durante tutta la nostra esistenza modifica la sua struttura grazie a 2 tipi di cellule specializzate che appongono calcio per rinforzarlo insieme ad altre che ” distruggono” per rimodellarlo. L’osteoporosi vede con l’avanzare dell’età e per vari fattori l’alterazione di questo meccanismo provocando una graduale perdita della normale struttura dell’osso che diventa più fragile. La gradualità è l’assenza di sintomatologia con il quale questo meccanismo si estrinseca fa sì che questa patologia venga definita ladra silenziosa.
Quali sono i sintomi?
Come già detto nelle prime fasi è praticamente sintomatica, con l’avanzare del tempo i sintomi sono connessi al graduale impoverimento strutturale dell’osso.
Nelle fasi conclamate della patologia è molto facile che si manifesti con mal di schiena e fratture dette da fragilità ossia frattura del femore, polso, caviglia e crolli vertebrali causanti deformità della schiena ed abbassamento progressivo dell’altezza.
Quando l’osteoporosi diventa pericolosa?
La pericolosità di questa patologia è strettamente connessa al fatto che provoca fratture con traumi estremamente lievi, a volte tali da richiedere anche trattamenti chirurgici, questo sommato all’età dei pazienti e ed alle loro comorbidità rende molto pericolosa questa condizione che lavora senza che il pz se ne accorga. Per calcolare il rischio fratturativo in base forza strutturale Dell osso è bene che il pz sia sottoposto ad un semplice esame ossia la MOC (mineralografia ossea computerizzata) che misura il grado di mineralizzazione dell’osso in base al quale il paziente andrà meno ad essere inserito in un percorso terapeutico.
Come si fa a curare l’osteoporosi?
Purtroppo l’osteoporosi è una patologia dalla quale non si può guarire, i trattamenti disponibili permettono però di rallentare o arrestarne la progressione o comunque di invertire la tendenza alla demineralizzazione della massa ossea.
Ormai al fianco dei classici farmaci antirissorbitivi ormai in uso da molto tempo come di bifosfonati. Esistono i farmaci biologici ossia anticorpi strutturati chimicamente per impedire l’assorbimento osseo, con la giusta indicazione anche i modulator selettivi estrogenici possono essere utilizzati per lo scopo, come anche alcuni ormoni come la teriparatide. Ovviamente sarà l’ortopedico o il medico di famiglia in base agli esami eseguiti dal paziente sia ematochimici che strumentali a stabilire la terapia più corretta da seguire.
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