“Ciliegie, Ciliegie, accattàteve le ceràse, so’ belle le ceràse!” – gridano dalle bancarelle. Saranno pure belle le ciliegie, ma a sette euro al chilo (quattordicimila delle vecchie lire) non saranno roba da gioielleria? “In effetti lo sono, negli anni scorsi il prodotto non era mai arrivate a questi prezzi – ci viene spiegato – Ma d’altronde, ci riferiscono i grossisti, il raccolto è stato messo in ginocchio dal maltempo che ha imperversato in queste ultime settimane e quel poco che è stato salvato, e di buona qualità, viene venduto ‘carestuse’”. Ma per chi si accontenta di una qualità inferiore, la scelta non manca: girando un po’ fra le bancarelle se ne possono acquistare anche a due-tre euro al chilo, sempre provenienti dai frutteti di Turi, patria delle ciliegie: sperando sempre che nell’”imbustata” fornita dal rivenditore non ne capitino troppe di quelle ammaccate dalla grandine.
Bisogna saper acquistare quando si va a piazza Fadini, un trionfo di voci e colori, dove i posti vendita vanno sempre più diminuendo. “Il nostro è un lavoro faticoso dove ci si alza all’alba, ma anche prima, per recarsi al mercato all’ingrosso e trovare la frutta buona. E ai nostri giovani, purtroppo, ‘‘a fatije no l’ngodde’” – ci viene riferito.
I prodotti in vendita sono per tutte le tasche. Certo, quelli migliori sono notoriamente posti alle prime bancarelle, fra fagiolini e percoche a quattro euro e pesche a tre euro. I prezzi delle mele sono generalmente nella media: due euro al chilo per molti posti vendita. C’è spazio anche per la frutta esotica, ma non per tutti.
Chi vuol risparmiare sa già che deve acquistare nelle zone più arretrate, verso la zona delle pescherie, dove per esempio le pesche (ma di piccole dimensioni) vengono svendute a un euro, un euro e cinquanta le mele, le pagnottelle a settanta centesimi e i pomodori da un euro e ottanta a un euro (sessanta centesimi per quelli più grossi e maturi da passata). Resistono ancora le fave novelle, da un euro a un euro e cinquanta (ma solo per essere cucinate) e i piselli, a due euro. Non c’è che da scegliere per i carciofi: a mazzi da dieci o da dodici, sempre a due euro. Le zucchine invece vanno da un euro a uno e cinquanta, dipende dalle dimensioni (le più piccole sono le più ricercate).
“Poca roba proviene dalle nostre campagne, ormai in abbandono – spiega un rivenditore – Tolte le ciliegie di Turi e la verdura da Fasano, il resto generalmente è da fuori regione, dalla Sicilia in particolare. Ed è tutto in continuo aumento. Cresce l’importazione della frutta dai paesi nordafricani, Algeria e Marocco soprattutto: lì stanno maturando delle albicocche che sono veramente uno spettacolo. Presto le metteremo in vendita!” .
Verso le dodici, come a segnale convenuto, i prezzi scendono. “’U zi’, prenditi tutte queste pesche, te le faccio a settanta centesimi. So’ buène!.
“Cetrioli, cetrioli: sono gli ultimi, li vuoi a un euro, così ce ne andiamo tutti a casa?”.
Si cerca così di recuperare qualcosa da quello che rimane della giornata. Certo, la qualità non è sempre ottimale, ma basta un po’ di attenzione nella scelta. Ma c’è chi non va troppo per il sottile, visto quel che si risparmia.
Più tardi passeranno gli incaricati per ritirare l’invenduto destinato alle mense dei poveri. E c’è anche chi, purtroppo, rovisterà fra le cassette del prodotto destinato ai cassonetti, pur di portare qualcosa a tavola.

